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COVID, il punto in Valle d'Aosta

Riprende attività chirurgica. Polemiche su reparto Beauregard

La Valle d'Aosta comincia a rivedere la luce in fondo al tunnel dell'emergenza Covid. "Potremmo essere nella fase finale dell'ondata, sicuramente sul plateau se non in un momento di curva in discesa. Al momento, possiamo scongiurare l'eventuale ricaduta dei contagi causata dalle festività natalizie" spiega il direttore sanitario dell'Usl della valle d'Aosta, Guido Giardini. "Da lunedì abbiamo riattivato qualche sala operatoria - prosegue - e si intravede una ripresa dell'attività chirurgica a maggior ritmo". Il prossimo passo "sarà tornare ad aprire letti di degenza e riconvertirne parte dei 30 in Chirurgia ora destinati a pazienti Covid".
    Il bollettino quotidiano segnala altri due decessi, due donne di 95 e 97 anni sul territorio (dall'inizio della pandemia le vittime sono 504). Nelle ultime 24 ore sono stati rilevati 326 nuovi casi positivi e le guarigioni sono state 664. Il numero di attuali contagiati scende a 5.008, di cui 79 ricoverati all'ospedale Parini (sette in terapia intensiva).
    La situazione della Valle d'Aosta è certificata anche dalla Fondazione Gimbe: nella settimana dal 19 al 25 gennaio "si registra una performance in miglioramento per i casi attualmente positivi per 100.000 abitanti (4.353)" e "si evidenzia una diminuzione dei nuovi casi (-15,2%) rispetto alla settimana precedente". Restano comunque sopra soglia di saturazione i posti letto in area medica (53,1%) e in terapia intensiva (19,4%) occupati da pazienti Covid-19. I nuovi casi positivi per 100.000 abitanti sono stati 2.222. Sul fronte delle vaccinazioni il 75,7% ha completato il ciclo vaccinale per Covid-19 (media nazionale 80,1%) e il tasso di copertura vaccinale con terza dose è del 86,7% (78,8%).
    Infine una polemica è scoppiata tra Usl e sindacati riguardo all'allestimento di un reparto Covid all'ospedale Beauregard, vicino alla Geriatria. Secondo i sindacati, "non è sensata la decisione di creare un'area Covid vicino a reparti in cui sono ricoverati pazienti altamente vulnerabili". "La preoccupazione - replica l'Usl - è comprensibile ma una malaugurata diffusione intraospedaliera avrebbe conseguenze decisamente più critiche al Parini che al Beauregard perché al Parini sono trattati pazienti più gravi". 
   

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