Umbria

Sopravvissuti shoah 'cittadini' di Assisi

I messaggi di chi non era alla cerimonia, anche Liliana Segre

(ANSA) - ASSISI (PERUGIA), 17 GIU - "Ho sempre pensato che se fosse rimasto anche solo un seme di quanto raccontato a migliaia di giovani, ne sarebbe valsa la pena": è uno dei messaggi giunti in occasione della cerimonia per il conferimento della "Cittadinanza onoraria per la pace" ai sopravvissuti italiani alla Shoah, organizzata da Comune e Museo della memoria della diocesi di Assisi, e dall'Unione delle Comunità ebraiche italiane. Lo ha scritto Agata (Goti) Herskovits, nata nasce a Berehove in Cecoslovacchia il 29 luglio 1924. Con la famiglia fu deportata ad Auschwitz, poi a Wilischtahl e quindi al campo di concentramento di Theresienstadt, dove si trovava al momento della liberazione.
    Edith Steinschreiber, in arte Bruck, nacque a Tiszabercel, un piccolo villaggio ungherese ai confini della Slovacchia. Nella primavera del 1944, a 13 anni venne deportata ad Auschwitz e poi in altri campi e, infine, Bergen-Belsen, dove fu liberata, insieme alla sorella. Ha scritto, anche, nel suo messaggio, inviato, come altri sopravvissuti, per non avere potuto partecipare alla cerimonia ad Assisi: "Se mio marito fosse ancora con me, sarebbe anche lui orgoglioso di sapermi cittadina di una città che forse mi avrebbe salvato la vita, come fece per diversi ebrei nei tempi più bui con fratellanza e umanità francescana".
    E poi, fra gli altri, Virginia e Lea Gattegno, liberate nel gennaio del '45 con l'abbattimento dei cancelli di Auschwitz da parte dei russi, o Samuel Modiano, che sopravvisse all'orrore anche aggrappandosi alle ultime parole del padre: "Tu sei forte Sami, tu devi farcela". E Liliana Segre, che ha scritto: "Da oggi Assisi sarà ancora di più la città di noi tutti". (ANSA).
   

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