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Pechino: 'In Ucraina serve una de-escalation, non le armi'

Parla l'ambasciatore Li: 'Sanzioni? Roba da guerra fredda'

La priorità per far cessare in conflitto in Ucraina è una de-escalation che porti a una soluzione politica attraverso negoziati che la Cina sostiene nell'ambito della comunità internazionale e nel rispetto dell'integrità territoriale, ma anche della sicurezza di tutti i Paesi. In un'intervista all'ANSA, l'ambasciatore cinese a Roma Li Junhua, che apprezza l'impegno dell'Italia per una soluzione diplomatica, fa il punto sulla posizione di Pechino che resta fermamente contraria alle sanzioni e al rafforzamento o all'espansione dei blocchi militari.

ANSA - Una delle priorità del governo cinese è la stabilità globale, base indispensabile per la salvaguardia degli interessi commerciali di Pechino. L'invasione dell'Ucraina da parte della Russia ha provocato sobbalzi nei mercati finanziari, tensioni nella catena di approvvigionamenti energetici, gravissimi rischi per la sicurezza. La Cina ha le carte in regola per tentare una mediazione e avrebbe tutto da guadagnarci in tema di stabilità e prestigio. Perché non si è proposta come mediatore?

LI - "Sicurezza e stabilità sono presupposti di primaria importanza per lo sviluppo di ogni Paese e riguardano il benessere comune di tutti i popoli. Di recente, durante il Boao Forum, il presidente Xi Jinping ha proposto l’Iniziativa di Sicurezza Globale che, di fronte alle sfide e ai problemi di sicurezza che la società umana deve affrontare, è la più recente presa di posizione cinese per mantenere la pace e 'fondere le spade per farne degli aratri'. La Cina sostiene chiaramente che soltanto mantenendo razionalità e calma e attuando il concetto di sicurezza comune, globale, cooperativa e sostenibile, tutti i Paesi potranno intraprendere un’ampia strada di pace duratura e sicurezza universale.

La Cina è profondamente addolorata dal protrarsi del conflitto tra Russia e Ucraina. Noi ci basiamo sempre sul merito della questione stessa, sosteniamo e incoraggiamo tutti gli sforzi diplomatici che contribuiscono alla risoluzione pacifica del conflitto, svolgendo un ruolo costruttivo per ridurre la crisi e alleviare la tensione con atteggiamento responsabile. Qualche giorno fa, anche il ministro degli Esteri ucraino Kuleba ha dichiarato pubblicamente che la Cina 'non persegue fini geopolitici e non getta benzina sul fuoco, questa è una posizione responsabile'. La Cina intende continuare a lavorare con la comunità internazionale, chiedendo a Russia e Ucraina di cessare il fuoco al più presto e trovare una buona soluzione politica attraverso i negoziati.

La priorità è di fare tutto ciò possibile per un progresso attraverso i negoziati tra Russia e Ucraina. Ma vale la pena riflettere: il continuo invio di una grande quantità di armi pesanti dagli Stati Uniti all'Ucraina favorirebbe il cessate il fuoco, oppure si rischia di prolungare lo spargimento di sangue? Chi sta piangendo e chi sta ridendo sotto i baffi?"

ANSA - L'Ucraina e la Cina sono legate da rapporti economici e diplomatici fin dall'indipendenza del Paese e Kiev è un partner chiave di Pechino nella Belt and Road Initiative. La Russia sta mettendo in serio pericolo la Nuova Via della Seta. Il 30 aprile l'Ucraina ha chiesto alla Cina di far parte del gruppo di Paesi che dovrebbero fare da garanti per la sicurezza del Paese. Che cosa avete intenzione di fare?

LI - "Gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite portano il peso delle profonde riflessioni dei popoli del mondo sulle dolorose lezioni storiche delle due guerre mondiali e condensano i progetti istituzionali volti a raggiungere la sicurezza collettiva e la pace duratura dell’umanità. La Cina sostiene l’attuazione del vero multilateralismo, tutela fermamente le norme fondamentali delle relazioni internazionali basate su scopi e principi della Carta delle Nazioni Unite e si oppone a tutte le 'norme della cricca' non autorizzate dall’Onu e in contraddizione con lo spirito della Carta. Russia e Ucraina sono Paesi amici della Cina e partner importanti della costruzione congiunta della 'Belt and Road', quindi la Cina continuerà a sostenere tutti gli sforzi che agevolino la realizzazione di un meccanismo di sicurezza europeo equilibrato, efficace e sostenibile, a promuovere con i propri metodi una de-escalation e a svolgere un ruolo costruttivo".

ANSA - Durante le Olimpiadi invernali di Pechino il presidente cinese Xi Jinping ha incontrato il presidente russo Vladimir Putin, primo leader straniero in presenza dall'inizio della pandemia. Si è parlato di un 'partenariato strategico' divenuto sempre più forte e di relazioni 'senza precedenti'. I due leader hanno detto che si oppongono all'ulteriore allargamento della Nato ed invitano l'Alleanza atlantica a 'rispettare la sovranità, la sicurezza e gli interessi degli altri Paesi'. La Cina ha sempre sostenuto il principio di non interferenza negli affari interni di un Paese. Quindi l'Ucraina, come Paese sovrano, ha tutto il diritto di scegliere con chi allearsi. La Russia ha risposto invadendo il Paese con i carri armati e lo sta radendo al suolo. La Cina condivide questo modo di procedere?

LI - "Il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale di ogni Paese è il principio fondamentale del diritto internazionale e la norma basilare delle relazioni internazionali, applicabile a tutti i Paesi e a tutte le situazioni, ed è soprattutto la posizione di principio a cui la diplomazia cinese ha sempre aderito. Allo stesso tempo, la Cina ritiene che la sicurezza di un Paese non possa andare a discapito della sicurezza di altri Paesi e che la sicurezza regionale non possa essere garantita rafforzando o addirittura ampliando i blocchi militari. Gli interessi di sicurezza di ogni Paese sono uguali e interdipendenti e le legittime e ragionevoli preoccupazioni relative alla sicurezza di qualsiasi Paese dovrebbero essere considerate attentamente e affrontate in maniera adeguata. Le coordinate storiche della questione ucraina sono complesse e particolari, soltanto affrontando i fatti, sostenendo il principio dell'indivisibilità della sicurezza e prendendo in considerazione con calma, razionalità e in modo adeguato le legittime preoccupazioni di sicurezza di tutte le parti coinvolte, è possibile tutelare concretamente la sovranità nazionale e l’inviolabilità territoriale, in modo da ottenere una svolta nel dialogo e nei negoziati, realizzare pace e stabilità a lungo termine nella regione sulla base della risoluzione della crisi attuale e costruire veramente un meccanismo di sicurezza europeo equilibrato, efficace e sostenibile. La Cina incoraggia Russia e Ucraina a fare trattative dirette e lancia un appello a Stati Uniti, Nato, Unione europea e Russia affinché promuovano dialoghi paritari, sciolgano i nodi della crisi e risolvano le preoccupazioni della sicurezza sia della Russia che dell’Ucraina. La comunità internazionale dovrebbe offrire al dialogo e ai negoziati tra i due Paesi la necessaria pazienza strategica e fornire un continuo supporto di cooperazione".

ANSA - Dal 2019, quando l'Italia (primo fra i paesi del G7) ha firmato con la Cina il Memorandum sulla Via della Seta, i rapporti tra i due Paesi si sono un po' raffreddati, complici la pandemia e ora l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia che vede Roma e Pechino su due sponde opposte. E' possibile, e come, superare questa fase?

LI - "Cina e Italia sono antiche civiltà situate alle estremità orientale e occidentale del continente eurasiatico e la Via della Seta è un legame storico unico per l’amicizia tra i due Paesi. In questi tre anni in cui ho ricoperto il ruolo di Ambasciatore cinese in Italia, ho sentito profondamente che le relazioni sino-italiane hanno fondamenta profonde e una forte tenacia. Che si tratti del concerto svoltosi al Quirinale per sostenere la lotta della Cina contro l’epidemia o della viaggiatrice italiana che di recente ha intrapreso il suo viaggio sull’antica Via della Seta, l’apprezzamento nei confronti dell’amicizia tra Cina e Italia riscontrato in tutte le parti italiane mi incoraggia. Nell’ambito della costruzione congiunta della 'Belt and Road', la cooperazione pragmatica tra le due parti non si è mai interrotta. Lo scorso anno il volume degli scambi sino-italiani ha segnato un nuovo record storico e nel primo trimestre di quest’anno il volume delle importazioni e delle esportazioni è stato di 19,59 miliardi di dollari, con un incremento del 17,5% su base annua. Anche la cooperazione nell’energia verde, come il progetto eolico a Taranto, nella tutela ambientale e in altri nuovi settori è promettente. In concomitanza con l’Anno della Cultura e del Turismo, i due Paesi stanno organizzando una serie di mostre e spettacoli online e offline e speriamo che, con il miglioramento della situazione epidemica, possano gradualmente riprendere gli scambi di personale tra i due Paesi.

Sul conflitto tra Russia e Ucraina, Cina e Italia non sono affatto su due sponde opposte. Russia e Ucraina sono 'vicini di casa' da cui Cina e Italia non possono allontanarsi, noi non abbiamo alcun motivo per lasciare che la guerra continui a intensificarsi nel continente eurasiatico. Ho notato che l’Italia non desidera che si verifichi una 'nuova guerra fredda' e intende promuovere attivamente una soluzione diplomatica. La Cina comprende le preoccupazioni per la sicurezza dell’Italia e dell'Europa, ma la prassi internazionale dimostra pienamente che le sanzioni non sono la via fondamentale per fermare la guerra e promuovere la pace. Soltanto il dialogo e le consultazioni sono efficaci per risolvere le divergenze. Aumentare le sanzioni in modo più estremo contro la Russia non farà che aggravare i danni alla ripresa economica mondiale e al benessere delle persone di ogni Paese durante l’epidemia, facendo proseguire lo spargimento di sangue in Europa. Temo che le conseguenze derivanti dal 'mettere all’angolo' una potenza nucleare e ritenere di non avere niente da perdere siano difficilmente sostenibili per l’Europa. Più la situazione è complessa e grave, più bisogna riflettere con calma: perché l’Europa è diventata ancora teatro di guerra? Chi è l’iniziatore e il maggiore beneficiario di questo stato di cose? L’Italia è un membro importante dell’Unione europea e la Cina intende mantenere la comunicazione con la parte italiana, impegnandosi a svolgere un ruolo più costruttivo nella promozione della pace a costi minori".

ANSA - E' di nuovo allarme Covid in Cina. Molti virologi sostengono che con la pandemia bisogna convivere con l'aiuto dei vaccini e dei nuovi farmaci e che la strategia zero contagi da Covid è impossibile da realizzare. La Cina sta tentando di perseguire esattamente questa strategia con il risultato che città come Shanghai sono finite in lockdown totale. Non si rischiano conseguenze economiche tali da indebolire seriamente le prospettive di crescita? E a questo si salda un altro tema. In caso di un conflitto militare regionale, per esempio con Taiwan, gli Usa potrebbero imporre sanzioni analoghe a quelle imposte alla Russia. La Cina si sta preparando a questa eventualità?

LI - "Le idee, le strategie e le misure contro l’epidemia messe in atto da ogni Paese variano in base alle condizioni locali e l'approccio 'dinamico azzeramento covid' è in linea con le attuali condizioni cinesi. Questa non è affatto la ricerca di un 'zero contagio assoluto', ma di un’eliminazione dell’epidemia nel più breve tempo possibile, realizzando la massima tutela della salute e della sicurezza delle persone, il generale sviluppo socioeconomico nazionale e il normale svolgimento della vita e del lavoro. Nel complesso l’andamento dell’economia cinese nel primo trimestre è stato buono, confermando anche che l’approccio 'dinamico azzeramento covid' è applicabile in Cina e responsabile per il mondo. L’importante è che nella lotta all'epidemia si riflette il fatto che la vita non ha prezzo. In Cina c’è quasi il 18% della popolazione mondiale fra cui 264 milioni sono sopra l’età di 60, e lo sviluppo regionale è insufficiente e squilibrato, i quali hanno provocato una certa scarsità di risorse mediche pro capite. Se la Cina scegliesse la coesistenza con il nuovo coronavirus, le risorse mediche e sanitarie di molte aree sottosviluppate sarebbero seriamente compromesse, la salute di decine di milioni di pazienti con patologie di base e di persone vulnerabili sarebbe minacciata e alla fine ci sarebbe un impatto ancor più grave sullo sviluppo sociale ed economico. La Cina sta accelerando il bilanciamento tra la lotta all’epidemia e lo sviluppo economico, il normale rapporto tra lavoro e vita, impegnandosi ad esaminare e richiedere ad ogni luogo di riassumere, sulla base dei cambiamenti dell’epidemia, esperienze e pratiche e ottimizzando e regolando costantemente le misure di controllo e prevenzione.

La questione di Taiwan è fondamentalmente diversa dalla questione ucraina, non c’è paragone. Innanzitutto, Taiwan è sempre stata una parte inalienabile del territorio cinese e la questione è completamente gli affari interni della Cina. Il principio di 'una sola Cina' è un principio fondamentale della risoluzione 2758 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite e ha anche il consenso generale della comunità internazionale. Sono 181 i Paesi del mondo che hanno stabilito e sviluppato relazioni diplomatiche con la Cina sulla base del principio di 'una sola Cina'. Sulla questione ucraina, gli Stati Uniti sottolineano il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale di un Paese, ma sulla questione di Taiwan hanno apertamente calpestato la linea rossa di 'una sola Cina': questo è palesemente un doppio standard. Alcuni Paesi non dovrebbero fantasticare sul fatto che, dopo aver soffiato sul fuoco della crisi ucraina, possano tentare di spingere Taiwan in una situazione pericolosa. La determinazione e la volontà del popolo cinese di difendere la sovranità e l’integrità territoriale sono irremovibili e chi scherzerà con il fuoco si scotterà. La Cina è contraria a sanzioni unilaterali non autorizzate dalle Nazioni Unite e si oppone all’abuso di sanzioni. Nel mondo oltre 140 Paesi non hanno partecipato alle sanzioni contro la Russia, gli Stati membri di Brics, Sco e Opec si oppongono chiaramente alle sanzioni contro la Russia lanciate dagli Stati Uniti e da alcuni Paesi della Nato e questo rappresenta anche il sentimento generale della comunità internazionale. Le sanzioni sono un prodotto della mentalità della guerra fredda. La Cina lancia un appello affinché più Paesi stiano dalla parte giusta della storia e facciano sforzi congiunti per promuovere lo sviluppo globale, mantenere la pace mondiale, colmare le divisioni nello sviluppo e ridurre il deficit di sicurezza".

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