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Con Sgarbi l'incontro tra Pasolini e Caravaggio

Al Teatro Olimpico 2-4/12, 'dentro' vita e opere dei due artisti

Si gioca tutto sul terreno della realtà, come elemento essenziale sia per l'arte che per la vita di entrambi, l'incontro tra Pier Paolo Pasolini e Michelangelo Merisi da Caravaggio che Vittorio Sgarbi 'celebrerà' sul palco del Teatro Olimpico di Roma dal 2 al 4 dicembre nello spettacolo da lui scritto e interpretato intitolato "Pasolini Caravaggio".
    La rappresentazione - un progetto artistico di DoppioSenso, prodotto da Corvino Produzioni con le musiche composte ed eseguite dal vivo da Valentino Corvino e la video scenografia di Tommaso Arosio - vuole condurre lo spettatore direttamente 'dentro' le vite di Caravaggio e Pasolini attraverso un'immersione nelle loro opere.
    Giocando con le parole, le immagini e la musica, come una autentica guida, il sottosegretario alla cultura e critico d'arte racconterà le analogie tra i due grandi personaggi. "Li vedo in continuità con la stessa faccia, la stessa vita, sul piano psicologico credo ci siano molte ragioni di consonanza tra Pasolini e Caravaggio", afferma Sgarbi presentando lo spettacolo al Teatro Olimpico, "il modo migliore di parlare di entrambi è focalizzarsi sulla realtà perché è lo scenario su cui entrambi si muovono. La contemporaneità di Caravaggio è ormai acclarata, il pensiero di Pasolini non si consuma, e continua a interrogarci. La sua capacità di dirci la verità lo rende attuale, profetico". Dopo i focus su Michelangelo, Raffaello, Dante, Giotto e Leonardo, a Roma Sgarbi porterà un aggiornamento in chiave pasoliniana, in occasione del centenario della nascita del poeta, del suo primo spettacolo realizzato anni fa, dedicato appunto a Caravaggio. "Nell'immaginario di Pasolini ci sono artisti come Giotto, Pontormo, Rosso Fiorentino e in Caravaggio egli trovò quel mondo che era già dentro di lui. Il critico d'arte Longhi all'università di Bologna consacrò Caravaggio come il pittore della realtà e Pasolini fu suo allievo. Sentendo parlare di Caravaggio ebbe una sorta di identificazione, sentendosi Caravaggio per tutta la vita", racconta ancora Sgarbi. (ANSA).
   

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