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Paul B. Preciado, il mondo binario sta esplodendo

A Più libri parla con l'ANSA di Dysphoria Mundi da noi nel 2023

(di Mauretta Capuano) (ANSA) - ROMA, 07 DIC - "Stiamo vivendo un momento in cui tutto smette di avere senso. Il ventunesimo secolo sarà disforico". Ci scommette il filosofo e curatore d'arte spagnolo Paul B. Preciado, l'autore di 'Manifesto controsessuale' che si considera una persona non binaria, un dissidente del sistema sesso-genere. E non a caso il suo prossimo libro, da poco uscito in Spagna e Francia, si chiama 'Dysphoria Mundi' e sarà pubblicato in Italia da Fandango nell'aprile 2023, come tutte le altre sue opere.
    "Il libro parte da un'analisi di come tutto il binarismo della modernità: maschile-femminile, eterosessuale-omosessuale, animale-umano, organico-inorganico, vivo-morto stia esplodendo.
    Dysphoria mundi è il momento in cui questa articolazione binaria smette di avere senso" dice all'ANSA Preciado al suo arrivo a 'Più libri più liberi', la fiera della piccola e media editoria alla Nuvola a Roma di cui è atteso protagonista la sera del giorno d'inaugurazione. Sicuramente succede a tutti di dire varie volte al giorno 'questo non ha senso', 'la famiglia non ha senso', 'il mio lavoro non ha senso', 'la sicurezza sociale non ha senso', 'l'ospedale non funziona'. La reazione può essere il rifugiarsi nelle passioni tristi o aggrapparsi a un regime patriarcale coloniale esasperato: più mascolinità, più famiglia, che è quello che fa l'estrema destra. Collettivamente dovremmo renderci conto che stiamo attraversando una rivoluzione e possiamo cambiare questi binari che hanno prodotto violenza e dolore" sottolinea Preciado che attualmente è filosofo associato al Centre Georges Pompidou a Parigi. Ed ecco allora che "il migrante è disforico perchè attraversa la frontiera, le donne anziane che non possono riprodurre diventano disforiche perchè sono fuori dal mercato eterosessuale. "Le nozioni come omosessualità sono obsolete, sono del XIX secolo" spiega. Ma cos'è la disforia? "I filosofi Deleuze e Guatari dicevano che il XIX secolo era isterico. Tutti sappiamo ora che l'isteria non esiste, ma all'epoca è stata cruciale per costruire una forma di soggettività basata sul controllo del corpo delle donne come luogo di riproduzione sessuale. E la schizofrenia nel secolo XX secolo, allo stesso modo è stata usata per costruire un nuovo tipo di soggettività su un corpo che rifiutava la socialità normale. La disforia va a toccare le questioni della frontiera, l'identità nazionale, il corpo delle donne come corpo riproduttivo, la sovranità della mascolanità.
    La disforia è la psichiatrizzazione della critica a questo sistema binario" dice il filosofo, esperto di teroria queer e studi di genere. La disforia è dunque una forma di dolore psicologico.
    "Cosa facciamo con il dolore che il patriarcato coloniale ha creato? Da qui viene la disforia. Con la trasformazione della psichiatria e l'ingresso della farmacologia come possibile terapia, il trattamento del dolore psichico e tutte le vecchie infermità mentali diventano disforia" spiega. Nel primo capitolo del nuovo libro, Preciado pubblica la diagnosi di disforia di genere che gli è stata fatta da un dottore. "In un sistema in cui ci sono due generi, due sessi, se ne lasci uno devi avere l'altro se no non puoi avere un passaporto. La disforia di genere riguarda quelle persone a cui viene assegnato un sesso alla nascita che però si sentono di un sesso diverso. La disforia è la resistenza alla normalizzazione del genere della sessualità. La mia ipotesi come filosofo è che la disforia non esiste come infermità mentale, ma come condizione politica ed epistemica" incalza. Da una parte dunque ci dovremmo quasi adeguare al discorso apocalittico che si sta facendo, siamo in una delle fasi terminali del capitalismo cibernetico, dell'antropocene, ma avverte il filosofo "il discorso dominante cattura la forza del desiderio e la trasforma in passione triste attraverso il patriarcato. E quindi appare questa soggettività depressiva nella quale tutte le delusioni politiche sono diventate deprimenti e psicologizzate, ridotte a un problema individuale o alla logica identitaria. Siamo difronte a un processo di cambio epistemologico importantissimo, come non accadeva dagli ultimi 5 secoli, di una profondità e radicalità incredibile" dice Preciado che non si fa mai fotografare e sta lontano dai social. (ANSA).
   

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