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Berlino: il mito di Edipo è sulle strade del festival

In cartellone Grand Jeté e Good Luck To You, Leo Grande

Per la serie gli archetipi sono il fondamento di gran parte della creatività, quello di Edipo Re, raccontato da Sofocle nel quarto secolo a.c., mostra ancora oggi tutta la sua vitalità e anima le strade di questa 72/a edizione della Berlinale. E questo almeno in due film totalmente diversi, ma diretti entrambi da registe donne. Nel primo, le GRAND JETÉ di Isabelle Stever, il complesso Edipo si mostra in maniera diretta mentre in forma più indiretta e strumentale in GOOD LUCK TO YOU, LEO GRANDE di Sophie Hyde. Quest'ultimo con una straordinaria Emma Thompson che si mostra nuda davanti a uno specchio a 62 anni. Intanto le GRAND JETÉ, sesto lungometraggio di Isabelle Stever, presentato in anteprima nella sezione Panorama. Sarah Nevada Grether (attrice, ballerina e coreografa americana che vive a Berlino) è Nadja, una donna che si è allontanata dal figlio Mario (Emil von Schönfels), affidandolo per molti anni a sua madre, per potersi concentrare sulla sua carriera di ballerina. Quando lo rincontra, dopo molto tempo, sviluppa verso di lui un affetto che ha ben poco dell'amore materno. Insomma nel film si va oltre ogni tabù, mettendo alla fine in campo solo una madre e un figlio che gradualmente si avvicinano fisicamente. La sceneggiatura è di Anna Melikova ed è ispirata al romanzo 'Fürsorge' di Anke Stelling. "È stata una grande sfida adattare il romanzo al film - spiega la regista -. Mi ci sono voluti dieci anni per trovare la persona giusta per scrivere la sceneggiatura che poi ho affidato ad Anna Melikova. Mario nel film - aggiunge - è come uno specchio e anche quello che Nadja sta cercando. Le etichette madre e figlio a un certo punto della storia non hanno alcun significato per loro. Non credo comunque - dice la Stever - che il film voglia scusare o giustificare il comportamento di Nadja, ma al contrario creare solo uno spazio per guardare questa relazione in maniera non giudicante". GOOD LUCK TO YOU, LEO GRANDE della Hyde, già al Sundance, mette sempre a confronto una donna non più giovane e un ragazzo, ma per motivi del tutto diversi, si potrebbe dire pragmatici. Lei è una vedova che ha conosciuto nella vita solo una vita sessuale a dir poco minimalista: la posizione della missionaria. Nessun orgasmo e nessuna pratica sessuale anche minimamente stravagante. Ora che il tempo gli è addosso vuol provare tutto e farlo subito. Così Nancy (Thompson) affitta per qualche incontro sessuale il professionista del sesso a pagamento di nome Leo Grande (Daryl McCormack). Per loro una stanza d'albergo, con ricco minibar, e tanto imbarazzo. Nancy, che si presenta con una lista sessuale di cose che vuole provare, non è affatto poi capace di metterle in pratica. Tra i due così lunghe conversazioni in attesa di essere pronti. Insomma fanno amicizia, anche se nessuno può giurare che si dicano davvero la verità, e ridono tanto. Tra loro lunghi dialoghi, fitti fitti, e anche troppo perfetti e carini. Che scatti in lei più di un pizzico di maternità verso Leo lo si capisce dai sorrisi e da alcune materne domande come quando gli chiede se per caso è vittima di una tratta di esseri umani. Chiacchierare con il suo sex worker alla fine non fa mancare alla donna il sospirato atteso orgasmo, uno dei più belli visti sul grande schermo. Ma il raggiunto piacere di Mary alla fine non cambia le cose. È quello che suggerisce forse l'ultima scena: quella di Mary nuda davanti allo specchio con un corpo ormai troppo in disarmo.

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