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Il Papa: "In Ucraina tornati a Caino e Abele, violenza diabolica"

"Il cibo diminuisce e il fragore delle armi aumenta". E poi sulla mafia: "Una strada di schiavitù, vince se prevale la paura"

Parlando dell'"amata e martoriata Ucraina", papa Francesco ha detto oggi che "là si è tornati al dramma di Caino e Abele; è stata scatenata una violenza che distrugge la vita, una violenza luciferina, diabolica, alla quale noi credenti siamo chiamati a reagire con la forza della preghiera, con l'aiuto concreto della carità, con ogni mezzo cristiano perché le armi lascino il posto ai negoziati". Il Pontefice lo ha affermato ricevendo in udienza i partecipanti all'assemblea plenaria della Riunione delle Opere per l'Aiuto alle Chiese Orientali (Roaco).

"Vorremmo che si compia presto la profezia di pace di Isaia: che un popolo non alzi più la mano contro un altro popolo, che le spade diventino aratri e le lance falci". Lo ha detto papa Francesco nell'udienza ai partecipanti alla 95/a assemblea plenaria della Riunione delle Opere per l'Aiuto alle Chiese Orientali (Roaco). "Invece, tutto sembra andare nella direzione opposta: il cibo diminuisce e il fragore delle armi aumenta. È lo schema 'cainico' che regge oggi la storia - ha aggiunto -.Non smettiamo perciò di pregare, di digiunare, di soccorrere, di lavorare perché i sentieri della pace trovino spazio nella giungla dei conflitti".

"Le mafie vincono quando la paura si impadronisce della vita, ragion per cui si impadroniscono della mente e del cuore, spogliando dall'interno le persone della loro dignità e della loro libertà". Lo ha detto papa Francesco ricevendo in udienza i partecipanti all'Incontro promosso dalla Pontificia Accademia Mariana Internazionale in occasione del trentennale dell'istituzione della Direzione Investigativa Antimafia (Dia), e puntando il dito "nei confronti degli interessi di parte, della corruzione, dell'avidità, della violenza, che sono il Dna delle organizzazioni mafiose e criminali".
    Il Pontefice ha riconosciuto ai presenti di adoperarsi "affinché la paura non possa vincere: siete quindi un sostegno al cambiamento, uno spiraglio di luce in mezzo alle tenebre, una testimonianza di libertà. Vi incoraggio a proseguire in tale cammino: siate forti e portate speranza, soprattutto tra i più deboli". Secondo Francesco, "quando vengono a mancare la sicurezza e la legalità, i primi a essere danneggiati sono infatti i più fragili e tutti coloro che in vario modo possono dirsi 'ultimi'".

Tutti costoro, ha sottolineato, "sono i moderni schiavi su cui le economie mafiose si costruiscono; sono gli scarti di cui hanno bisogno per inquinare la vita sociale e lo stesso ambiente". "Vi esorto quindi a farvi prossimo a tutte queste persone, vittime della prepotenza, cercando di prevenire e di contrastare il crimine", ha aggiunto. "È importante anche opporre resistenza al colonialismo culturale mafioso, mediante la ricerca, lo studio e le attività formative, volte ad attestare che il progresso civile, sociale e ambientale scaturiscono non dalla corruzione e dal privilegio, ma piuttosto dalla giustizia, dalla libertà, dall'onestà e dalla solidarietà", ha proseguito. "Anche il pensiero mafioso - ha quindi osservato 'a braccio' - entra come facendo una colonizzazione culturale, tanto che diventare mafioso fa parte della cultura, della strada che si deve fare. No, questo non va, questa è una strada di schiavitù". Secondo il Papa, "il vostro lavoro, delicato e rischioso, merita di essere apprezzato e sostenuto. Da parte mia, vi incoraggio a proseguire con entusiasmo, nonostante la presenza nel tessuto sociale - e anche ecclesiale - di qualche zona d'ombra in cui si fatica a percepire la chiara presa di distanza da vecchi modi di agire, errati e perfino immorali".


    "È necessario che tutti, ad ogni livello imbocchino decisamente la strada della giustizia e dell'onestà - ha raccomandato Bergoglio -. E laddove ci sono state connivenze e opacità, occorre studiarne le cause, lasciando il giusto spazio ad una salutare 'vergogna', senza la quale il cambiamento non è possibile e la collaborazione reciproca per il bene comune rimane una chimera".


    "Cari fratelli e sorelle, vi ringrazio dunque per ciò che siete e per quello che fate - ha concluso -. Non stancatevi di porvi accanto alla gente con tenerezza e compassione; fatevi sempre più promotori di questo amore per il popolo, per la sua vita e per il suo futuro, che rappresenta la sintesi dei vostri stessi ideali, sapendo che questo amore è in grado di generare relazioni nuove e di dare vita a un ordine più giusto attraverso 'case' e 'famiglie' vivificate dal fermento dell'uguaglianza, della giustizia e della fraternità".

 

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