Covid: sempre più giovani pazienti in policlinico Palermo

Posti letto tutti occupati, si abbassa età media ricoverati

(ANSA) - PALERMO, 21 APR - Sono operativi da lunedì e sono già tutti occupati i 7 posti letto aggiuntivi attivati nel reparto pneumologia Covid del policlinico 'Paolo Giaccone' di Palermo. "L'azienda - si legge in una nota - sta fronteggiando anche questa fase della pandemia con un totale di 88 posti letto covid di degenza ordinaria e 8 di terapia intensiva.Sono 4 le strutture in prima linea nella gestione dei pazienti colpiti dal virus: medicina, malattie infettive e pneumologia con unità di terapia sub-intensiva respiratoria". Per i pazienti affetti da polmonite, con grave insufficienza respiratoria sono disponibili 27 posti di pneumologia con unità di terapia intensiva respiratoria, con età media dei pazienti ricoverati che si attesta sui 53 anni e senza particolari fattori di rischio o patologie pregresse. "I sanitari - prosegue la nota - stanno riscontrando alcune differenze significative tra l'ultimo trimestre 2020 e questi primi mesi del 2021. Se tra ottobre e dicembre 2020 in totale sono stati 97 i pazienti ricoverati per grave insufficienza respiratoria da polmonite Covid, tra gennaio e marzo il numero si è innalzato a 184. In ospedale i pazienti sono più giovani, ma si registra anche un tasso di guarigione maggiore rispetto al passato: il 56% torna a casa, mentre nella fase precedente la percentuale era del 36%. Si è abbassata anche la mortalità, dal 26% al 21% e si è dimezzata la necessità di ricorrere a manovre invasive di tipo rianimatorio.
    "L'esperienza ha permesso con il tempo di affinare sempre più il nostro approccio clinico introducendo le terapie più idonee- spiega il professore Nicola Scichilone, direttore dell'unità di pneumologia - Oggi, la tecnica di ventilazione non invasiva, con supporto alla meccanica respiratoria, e l'erogazione di aria e ossigeno ad alti flussi, si stanno rivelando più efficaci di altri trattamenti precedenti. Se negli ultimi mesi del 2020 abbiamo visto pazienti che in media avevano 68 anni, oggi la riduzione dell'età media si può motivare anche con l'avvio della campagna vaccinale in cui è stata coinvolta la popolazione più anziana e fragile. A favorire il contagio tra i più giovani - sottolinea Scichilone - sembra essere stata la prevalenza delle varianti, tra cui quella inglese, risultata tra le più diffusive. La vaccinazione resta un'arma essenziale per contrastare i contagi". (ANSA).
   

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