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Il videogioco è arte, mostra alla Reggia di Venaria

Storia, politica e intrattenimento, globalizzazione felicità

(ANSA) - TORINO, 02 AGO - Il videogioco non è solo mondo di evasione ludica, ma è anche arte. Copia di capolavori e, a sua volta, fonte di creatività. Non solo: è spazio politico, luogo dove nascono idee e visioni, convivono architettura, pittura, musica, poesia, cinema e fumetto. Non solo un gioco, insomma.
    Tutto questo emerge in modo evidente dalla bella mostra, inedita, Play. Videogame, arte e oltre, curata dal direttore Guido Curto e da Fabio Viola, fondatore del collettivo artistico TuoMuseo e tra i massimi esperti internazionali del settore. La rassegna, che si potrà visitare alla Reggia di Venaria fino al 15 gennaio 2023, rientra nel palinsesto annuale di mostre e attività al tema del "gioco". Ognuna delle dodici sale del percorso espositivo ha al centro una domanda sul ruolo del videogioco, riconosciuto come 'decima forma d'arte' e praticato da 3 miliardi di persone nel mondo.
    Non ci sono risposte, ogni visitatore troverà le sue. Il punto di partenza è un antico vaso ellenistico a poca distanza da uno schermo su cui scorrono le immagini di un videogioco, Apotheon, titolo indie sviluppato da Alientrap e ispirato proprio all'antica Grecia. Il videogioco Ico della Sony accanto ai quadri di De Chirico, Okami di Capcom del 2006 a fianco della grande onda di Kanagawa di Okusai. Poi i riferimenti a Kandinsky, Calder, Andy Warhol, le installazioni di artisti moderni come Tabor Robak e Bill Viola. Ci sono video, dipinti, stampe, sculture, videointerviste. Videogiochi che fanno riflettere su temi come la guerra e l'immigrazione. Le musiche di Assassin's Creed, Infine una parte interattiva.
    In una sala videogiochi degli anni '80 si può fare una partita a Pac Man e Space Invaders, o rivivere i tempi della prima Playstation o della console Xbox. "I videogiochi sono le forme più attuali e più praticate di divertimento, che coinvolgono giovani e adulti, di tutte le classi sociali, di tutti i livelli intellettuali e di tutte le nazioni, senza quasi soluzione di continuità, in una sorta di 'globalizzazione della felicità'.
    Solo in alcune efferate dittature contemporanee e nelle sacche di estrema povertà i videogiochi non trovano alcun spazio. E questo è un segnale da cogliere" spiega Curto.. (ANSA).
   

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