Se l’IA si dà all’alcool

Si chiama Intelligens, nasce in Svezia ed è il primo Whisky creato anche grazie all’intelligenza artificiale

Di Alessio Jacona*

Quando l’intelligenza artificiale si dà all'alcool nasce Intelligens, il primo whisky creato grazie a un algoritmo. Tutto nasce dalla collaborazione tra la distilleria svedese Mackmyra e la tech company finlandese Fourkind: come racconta Bernard Marr su Forbes, le due aziende hanno lavorato insieme per sviluppare una IA capace di semplificare la creazione di nuove miscele per realizzare uno dei superalcolici più amati al mondo.

L’idea non era sostituire l’uomo, il cui gusto e la cui esperienza per ora restano impossibili da replicare con hardware e software, ma al contrario “aumentare” e automatizzare alcuni aspetti tipici del delicato lavoro compiuto in distilleria del mastro miscelatore, ovvero da colui che è responsabile del sapore del whisky e dello sviluppo del prodotto. Obiettivo finale: ridurre i tempi necessari a creare un nuovo distillato di successo.

Nel dettaglio, il progetto di Mackmyra e Fourkind è consistito nel dare in pasto al machine learning quanti più dati possibili sulla produzione del whisky, quindi nell’utilizzare l’IA per individuare rapidamente nuove possibili combinazioni di ingredienti.

La piattaforma utilizzata per sviluppare il sistema è Azure Machine Learning Studio di Microsoft, mentre i set di dati utilizzati per addestrare la macchina includono ricette di whisky di Mackmyra, informazioni sulle botti di legno e su come esse influiscano sul sapore del superalcolico, valutazioni dei consumatori e di esperti del settore, nonché dati sulle vendite.

In questo modo, l’IA ha analizzato circa 70 milioni di possibili combinazioni e definito un processo per la creazione di nuove miscele, quindi ne ha proposto una serie da sperimentare. Partendo proprio da quest’ultime Angela D’Orazio, maestro miscelatore di Macmyra, ha fornito vari feedback basati sulla sua sensibilità ed esperienza per insegnare all’IA come creare miscele di Whiskey più adatte a conquistare il palato e, di conseguenza, il mercato. Il processo è stato ripetuto varie volte, fino a selezionare la miscela da cui nasce il nuovo Intelligens.

Come è facile da immaginare, quella del distillato svedese non è certo la prima “ricetta” generata con l’aiuto dell’IA: senza dover andare troppo indietro nel tempo, già lo scorso gennaio il team di Google Cloud aveva usato modelli di machine learning addestrati in maniera molto simile a quella appena descritta per generare ricette di dolci del tutto nuove. E’ poi già da qualche tempo che gli ingegneri di Facebook lavorano a qualcosa di diverso e complementare alle tecnologie appena descritte, sviluppando un sistema AI-based che non crea ricette dal nulla, ma che è in grado di riconoscere l’immagine di una pietanza , identificare gli ingredienti e quindi ricostruirne - più o meno precisamente - la preparazione.

Nel caso del whisky Intelligens, al di là dell’interesse mediatico e della curiosità che un superalcolico creato con l’ausilio dell’intelligenza artificiale può destare tra il pubblico, l'esperimento è interessante per almeno due ragioni: in primo luogo, perché conferma la tendenza a utilizzare queste nuove tecnologie non per automatizzare processi cancellando posti di lavoro, ma per “aumentare” le persone che tale lavoro già svolgono; in secondo luogo, perché testimonia l’interesse crescere delle aziende, anche quelle che potremmo immaginare essere meno “tecnologiche”, per le possibili applicazioni dell’IA nel proprio settore.

*Giornalista esperto di innovazione e curatore dell’Osservatorio Intelligenza Artificiale ANSA.it

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