Oltretevere

Betlemme piegata dal Covid, ritorno pellegrini dà speranza

Francescani, un laboratorio artigianale per ricostruire futuro

    "Betlemme è la città che più ha sofferto il Covid in Terra Santa. Il 90 per cento delle famiglie lavora nel turismo religioso e dal 16 marzo 2020 qui era tutto fermo". Lo dice padre Ibrahim Faltas, francescano della Custodia di Terrasanta, responsabile delle scuole ma anche della struttura di accoglienza dei francescani 'Casanova' a Gerusalemme.

    "La maggior parte delle famiglie di Betlemme non ha potuto pagare la retta in quest'ultimo anno ma i bisogni sono molti altri" e i francescani hanno provveduto ad aiutare più persone possibili, dai pacchi alimentari agli aiuti per sostenere le spese della casa. All'inizio infatti le persone hanno dato fondo ai risparmi, poi sono arrivati alcuni aiuti, ma ora l'unico modo per dare speranza a questa terra è la ripresa del turismo religioso. Per questo l'arrivo del primo gruppo di italiani, accompagnati dall'Opera Romana Pellegrinaggi della diocesi di Roma, è un segnale di speranza per una popolazione che la sta perdendo; al problema del Covid si è aggiunta poi anche la guerra e le nuove tensioni tra israeliani e palestinesi.

    Pellegrinaggi vogliono dire riapertura delle case di accoglienza, dei centri di ristoro ma anche delle botteghe artigianali che vendono, nella città dove è nato Gesù, soprattutto presepi e bambinelli di legno d'ulivo. E' in quest'ottica che i francescani hanno aperto un laboratorio artigianale dove si fa soprattutto formazione ma che dà anche una chance di lavoro a chi non ne avrebbe, disabili e persone che vivono ai margini della società. E' il "Piccirillo Handicraf Center", dove si lavra il legno ma anche la madreperla e la ceramica. Dai rosari ai calici per la Messa, dalle decorazioni per l'albero di Natale alle croci di ogni forma e dimensione: sono i prodotti realizzati in due piani del convento dei francescani a Betlemme che sono stati adibiti a questo scopo.

    Ogni anno maestri artigiani formano decine di persone che possono poi mettere a frutto le loro competenze. Il laboratorio poi dà lavoro a circa 25 famiglie in maniera stabile e ad un'altra quarantina che fa piccole parti della lavorazione dalla propria casa.

    "C'è una interazione con gli artigiani locali - spiega il direttore del centro Samer Barboun - perché non vogliamo fare concorrenza a loro ma fare in modo che questa rete rafforzi i prodotti locali". Con i pellegrinaggi fermi, le vendite sono state realizzate soprattutto attraverso commissioni dall'estero.

    Non mancano poi gli sponsor che sostengono questo progetto. Passare dall'assistenza al lavoro: è questa la sfida che si gioca a Betlemme che spera di rivedere piazza della Mangiatoia piena come lo era fino a un anno e mezzo fa. E già confida nel Natale di quest'anno, dopo quello del 2020, che ha visto la Basilica della Natività totalmente spoglia di presenze straniere.

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