Tra nuraghi e guerrieri, Sardegna megalitica va in tour

Mostra evento a Berlino, San Pietroburgo, Salonicco, Napoli

di Daniela Giammusso ROMA

CAGLIARI - Le misteriose Dee madri, con quei tratti che ne farebbero opere iconiche ancora oggi. I monumentali Guerrieri di Mont'e Prama e tutto un esercito di bronzetti di donne, uomini, animali, spade votive, modellini di edifici, navi. Per la prima volta, ben quattromila anni dopo, le antichissime culture megalitiche della Sardegna conquistano la scena internazionale, portando in tour capolavori e tracce in quattro dei più importanti musei d'Europa. È il racconto di "Sardegna Isola Megalitica. Dai menhir ai nuraghi: storie di pietra nel cuore del Mediterraneo", mostra-evento promossa dalla Regione Sardegna con il Museo Archeologico Nazionale di Cagliari e la Direzione Regionale Musei della Sardegna, che dal 30 giugno 2021 a settembre 2022 farà tappa al Museo Nazionale per la Preistoria e Protostoria di Berlino, all'Ermitage di San Pietroburgo, al Museo Archeologico Nazionale di Salonicco per concludersi al MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli (dal 10 giugno all'11 settembre 2022). Una nuova tappa del progetto di Heritage Tourism partito nel 2017 e finanziato dall'Unione Europea sull'archeologia sarda nel contesto del Mediterraneo, che, spiegano il presidente della Regione Christian Solinas e il Ministro della cultura Dario Franceschini, anticipa la firma "l'1 luglio" per la nascita "di una fondazione apposita tra Regione Sardegna e Mic" per la valorizzazione del compendio del Sinis. Quel territorio, dice Solinas, "dove non ci sono solo i Giganti di Mont'e Prama ma anche altre emergenze come la città fenicia meglio conservata del Mediterraneo: Tharros". "Il patrimonio culturale sardo negli anni passati non è stato sufficientemente valorizzato e conosciuto", spiega Franceschini. E allora oggi, "una mostra che porti i nostri 'ambasciatori di pietra' nei principali musei del mondo - prosegue Solinas - apre un percorso di valorizzazione di una civiltà come quella nuragica, troppo spesso dimenticata. Quando invece, già 1500 anni prima di Roma, dal 2200 a.C. circa, in Sardegna esisteva un popolo in grado di edificare strutture architettoniche complesse come i nuraghi ma anche i pozzi sacri e gli stessi Giganti di Mont'e Prama". In campo c'è anche il progetto, annuncia, "della più grande campagna di scavi nel territorio regionale" con la speranza che diventi anche "un progetto di grande richiamo internazionale, per ricercatori e studiosi da tutto il mondo" ma anche per quel "turismo culturale che potrebbe costituire una grande alternativa nei periodi di 'spalla'" all'alta stagione. Insomma, "non solo mare - sintetizza l'Assessore al turismo della Regione, Giovanni Chessa - vogliamo ripartire da chi siamo e chi saremo" abbiando "tursimo, cultura, archeologia e anche enogastronomia". Intanto la mostra, realizzata con il Patrocinio del Maeci e del Mic, la collaborazione della Fondazione di Sardegna e il coordinamento generale di Villaggio Globale International, porterà in Europa oltre 200 reperti dai musei archeologici di Cagliari, Nuoro e Sassari, correndo sul filo rosso del megalitismo, presentando le scoperte più recenti e anche opere mai prestate prima d'ora. Piccola star, l'eccezionale Pugilatore di Mont'e Prama: vero gigante di forza e bellezza, ritrovato in frammenti tra 1975 e il 1979 e che oggi, dopo il restauro, con il suo piedistallo raggiunge quasi due metri di altezza, per 300 chili di peso. Il percorso va dal Neolitico delle domus de janas (le Case delle fate o delle streghe in lingua sarda) e della grande muraglia monumentale di Monte Baranta al cuore della civiltà nuragica (7 mila i nuraghi censiti a oggi), i santuari e poi il tramonto del megalitismo ma anche l'eredità lasciata nelle altre civiltà. Dal IX secolo a C. ad esempio i manufatti nuragici sono un vanto nei ricchi corredi funerari dell'Etruria, nell'Italia centrale. E ancora nel 594 Papa Gregorio Magno scrive a Hospitone, Dux Barbaricinorum, lamentandosi che le genti montane della Sardegna continuano ad adorare pietre e legni, ovvero menhir e betili. Al Mann di Napoli, anticipa il direttore Paolo Giulierini, "la mostra sarà ospitata nei 1.200 metri quadri del Salone della Meridiana. Nei tre grandi giardini ricostruiremo anche parte dell'habitat" delle civiltà raccontate

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