A Mystic in mostra Sargent, Whistler e i vetri di Venezia

Museo del mare in Connecticut ospita mostra dello Smithsonian

di Alessandra Baldini NEW YORK

NEW YORK - Le scintillanti trasparenze dei vetri di Murano accostate alle opere di artisti come James Whistler e John Singer Sargent nei loro soggiorni a Venezia. Al Seaport Museum di Mystic in Connecticut, il piu' grande museo del mare negli Stati Uniti, una mostra punta i riflettori sul dialogo artistico attraverso l'Atlantico tra la giovane nazione americana e l'Italia da poco unificata.
    Viaggiatori e artisti americani a Venezia in questo periodo non incontrarono solo una città galleggiante di palazzi, musei, chiese, ma anche innumerevoli vetrine di negozi piene di esempi dell'arte vetraria veneziana. La produttività di Murano, nata nel tredicesimo secolo, esplose tra 1860 e 1915. Questo rinascimento - affermano gli organizzatori della mostra organizzata dallo Smithsonian - coincise con la popolarità di Venezia come fondamentale tappa del Grand Tour in anni in cui il gusto dei clienti americani cambiò da una relativa ambivalenza verso quelli che prima venivano giudicati dei souvenir esotici al loro apprezzamento come simbolo di creativita' e modernita'.

    Sargent, che era nato a Firenze, arrivo' a Venezia nel 1880 e creo' in quegli anni alcuni dei suoi quadri piu' significativi tra cui una monumentale "Venetian Woman" (oggi al Cincinnati Art Museum) che raffigura una delle manufattrici delle "perle di vetro". Per Whistler, arrivato nel 1879 dopo aver lasciato Londra in polemica con John Ruskin, Venezia era un luogo di grande bellezza dove "qrandi quadri ti guardano in faccia fissandoti negli occhi" ma anche dove, dietro le quinte, umili lavoratori veneziani popolavano la citta': gondolieri, portatori d'acqua ma anche soffiatori di vetro e impiraresse, le infilatrici di perline. Molti visitatori stranieri completavano l'itinerario veneziano con il tour delle vetrerie. La mostra si concentra su vetri creati quando turisti e artisti americani cominciarono ad accorgersi delle novità che uscivano dalle fornaci prima che lo scoppio della prima guerra mondiale fermasse il commercio e il turismo. Molte delle forme e dei motivi di vasi acquistati allora da collezionisti come Isabella Stewart Gardner di Boston e l'uomo d'affari - farmaceutici e poi assicurazioni e immobiliare - John Gellatly, che nel 1929 dono' la sua collezione allo Smithsonian, restano in produzione con dinastie di vetrai come i Seguso, i Barovier e i Moretti che continuano ad oggi a produrre oggetti e generazioni di artisti. La mostra presenta, oltre ai Sargent e ai Whistler, anche i lavori di altri contemporanei attivi a Venezia come Thomas Moran, Robert Frederick Blum, Maurice Prendergast e Maxfield Parrish.

Uno spaccato, sul fronte dei collezionisti, e' quello sulla famiglia Stanford, Leland magnate delle ferrovie, e la moglie Jane collezionista di vetri e mosaici. Il figlio, Leland Jr. mori' di tifo a Firenze nel 1884, e i genitori in lutto si consolarono fondando in sua memoria la Stanford University sul sito di una fattoria di cavalli a Palo Alto. Al centro del campus, una cappella decorata con mosaici creati dall'atelier dei Salviati, fini' in macerie nel terremoto di San Francisco del 1906 assieme alla raccolta di vetri della signora Stanford. Prontamente rimpiazzati dal vetrai veneziani: oggi la collezione di vetri di Stanford e' forse la maggiore negli Usa ma e' sotto chiave, in un bunker a prova di sisma. 

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