Al Prado in mostra l'opera degli spagnoli a Napoli nel '500

L'esposizione aperta fino al 29 gennaio, poi andrà in Italia

di Francesco Rodella MADRID

MADRID - Fu quel "gran porto dove tutto arriva e può essere rielaborato" rappresentato dalla Napoli di inizio '500 lo scenario di uno dei capitoli "più fecondi" del Rinascimento europeo: e cioè l'esperienza di pittori e scultori spagnoli attratti nella città italiana appena diventata dominio della corona d'Aragona, ansiosi di impregnare la propria opera con gli insegnamenti dei grandi maestri di quell'epoca. Una tappa considerata altamente rilevante per i successivi sviluppi della cultura artistica iberica di quel periodo e ora raccontata in una nuova mostra temporanea del Museo del Prado, 'Un altro rinascimento'. Realizzata in collaborazione con il Museo e Real Bosco di Capodimonte, rimarrà aperta a Madrid fino al 29 gennaio 2023, per poi essere riallestita proprio a Napoli. L'esposizione — curata da Andrea Zezza dell'Università degli Studi della Campania e Riccardo Naldi dell'Università degli Studi Napoli L'Orientale, coadiuvati da Manuel Arias del Prado — raccoglie 75 opere (principalmente dipinti) provenienti da collezioni pubbliche e private di diversi Paesi, compreso il Fondo degli edifici di culto del ministero dell'Interno italiano. Pedro Fernández, Bartolomé Ordóñez, Diego de Siloe, Pedro Machuca e Alonso Berruguete sono i principali artisti spagnoli che vi trovano spazio, anche se un posto speciale è riservato alla Madonna del Pesce di Raffaello, dipinto custodito proprio al Prado e che "fece scuola" tra gli artisti del tempo a Napoli. Come illustrato da Zezza nella presentazione della mostra, proprio studiare i migliori dell'epoca era il motivo principale per cui gli artisti iberici si spostavano in Italia. "Si può dire che venivano a fare il loro Erasmus", è l'accostamento utilizzato dal docente, il quale ha aggiunto che Napoli appariva agli spagnoli come un luogo più "accogliente" rispetto a Firenze o Roma, anche per il fatto che lì trovavano meno "concorrenza". In seguito, buona parte di questi pittori o scultori fece ritorno in Spagna, dove continuarono con la loro opera: il percorso dell'esposizione — patrocinata dalla Fondazione Bbva — si completa con parte di questa produzione. A detta di Miguel Falomir, direttore del prestigioso museo madrileno, la stagione napoletana fu un momento di grande "importanza", benché "non sufficientemente messo in rilievo", per il Rinascimento spagnolo. "La storia di questo periodo sarebbe semplicemente incomprensibile senza tenere conto di questo soggiorno a Napoli", ha affermato, sottolineando anche che per il Prado quest'esposizione è "una delle più importanti degli ultimi anni". Da parte sua, Naldi ha spiegato che il contributo di questa esperienza non è stato unidirezionale. "La presenza spagnola a Napoli ha elevato enormemente la qualità" dell'ambiente artistico locale, ha affermato. Nella città campana, ha aggiunto Zezza, la mostra — per la quale ha lavorato almeno dal 2017 — verrà allestita al Museo di San Martino.

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