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Vita a Marrakech, tra incantatori di serpenti e hammam, cosa vedere / AS A LOCAL

Indirizzi giusti e curiosità fuori dalla folla dei turisti

MARRAKECH foto di Alessandra Magliaro - nella piazza di Jemaa el Fna al tramonto © ANSA
  • Testo e foto di Alessandra Magliaro
  • 09 dicembre 2022
  • 19:54

Si potrebbe stare tutto il giorno sulla terrazza al primo piano dello storico caffè ristorante Argana  (fu luogo di attentato terroristico il 18 aprile 2011 con 17 morti, tra cui tre italiani) e godere dell'immensa emozione di un luogo magico, ancestrale come la piazza Jemaa El Fnaa perchè si vedrebbero cose diverse lungo il susseguirsi delle ore. E' un luogo che ipnotizza questa piazza, tra le 10 più grandi del mondo,  patrimonio dell'Unesco. E' certamente una località turistica nota in tutto il mondo ma il brulicare di persone non è solo di viaggiatori alla ricerca di luoghi esotici. Gli incantatori di serpenti suonano incessantemente un flauto e scandiscono un suono tribale. Ci sono le scimmie ammaestrate, i suonatori di tamburi vestiti di rosso e una distesa immensa di venditori di ogni mercanzia possibile, molto spesso artigianale. C'è chi passa la canna da zucchero sotto una pressa e vende il succo, chi spreme il melograno, chi ha un carretto di fichi d'india da sbucciare al momento, ci sono i manufatti di terracotte con le pentole tajine e i vasi smaltati e decorati, le venditrici di olio di argan (quelli più puri sono da acquistare certificati dalle cooperative di donne), i venditori di tappeti dai mille colori e le babbucce, la scarpa tradizionale ormai di moda anche in Europa qui realizzata in mille colori e decorazioni. Le donne, velate, ti aspettano per i tatuaggi all'hennè.
Gli odori si mescolano si va dall'incenso bruciato al mix di 35 spezie tipico dei piatti di carne marocchini, ci sono le braci ardenti dove arrostiscono le teste di pecora e montone e gli spiedini, questo soprattutto di sera quando la piazza diventa un gigantesco festival dello street food locale con lunghi tavoli dove sedersi in famiglia o accanto a sconosciuti e farsi prendere dagli odori forti di carne arrosto e spezie, pesce da friggere e spiedini da cucinare. Alcol bandito (tranne in alcuni ristoranti autorizzati).
Lo spettacolo dalla mattina dove si va a fare compere è cambiato ancora e la piazza è una distesa di lucine in contenitori di ottone (in vendita naturalmente e a poco) per lanterne per serate da Mille e una notte, restano gli incantatori di serpenti e accanto giovani coraggiosi che si esibiscono in spettacoli come camminare sul fuoco o sui vetri rotti. Dall'Argana, gustando magnifica pasticceria alle mandorle e classiche tajine, la scena è impressionante, da storidimento per l'energia che emana.



Dalla mattina fino alla sera tardi si entra nella Medina, un dedalo infinito in cui è praticamente impossibile orientarsi nonostante ci si sforzi di tenere dei punti fermi come la piazza delle spezie (Places des Espices) o il campanile da cui rimbalza la preghiera del muezzin. Ma il bello è proprio perdersi nel suq, gustarsi lo spettacolo delle pile ordinate di olive condite e le piramidi di spezie. Non è raro che il venditore offra the alla menta fresca, la più tradizinale bevanda del Marocco (ora aggiornata agli usi occidentali con la variante sans sucre, senza zucchero). Il suq è turistico, c'è poco da dire, ci passeggiano visitatori in massa ma quando tra la folla si vede passare il carretto con un anziano che trascina pelli da conciare capisci che queste botteghe sono vive, oltre il turismo. Le sirene dello shopping sono irresistibili: dai 'veri falsi' di scarpe sportive, abbiagliamento e borse con Dior in testa, ai caftani bellissimi e di tutte le fogge. Lavori di ebanisteria con le scatole in cedro profumato, di pelle con borse di fattura artigianale, puf e scarpe a punta e poi ancora i tradizionali bicchieri in vetro, orecchini, collane e anelli tra cui ritrovare lo stile più autentico quello dei gioielli tradizionali delle donne berbere. E poi i profumi di spezie e fragranze che si insinuano nelle narici. La domanda del turista 'quanto costa'? è il segno di scarsa conoscenza del modo di vivere qui, bisogna piuttosto dire: 'se ti do x dirham me lo vendi?'' E poi trattare fino alla morte, l'usanza è quella e non solo per i turisti. Affari da queste parti? Tantissimi, per quanto caro sembrerà un oggetto strappato in centinaia di dirham sappiamo che in Italia in euro, specie se di ottima fattura come con un po' di occhio si riesce a trovare, lo pagheremmo almeno il doppio se non il triplo. Vale per tutto, incluso olio di argan , spezie e ogni altro tipo di oggetto. Ideale nella Medina è perderci tempo, non andare di fretta o magari tornare più volte, si scopriranno nuovi vicoli e altri visi. Un salto nel forno dove stanno cuocendo le pagnottine di pane dà la dimensione arcaica di tutto questo: è un forno a legna, niente di elettrico nè tanto meno di impastato. Chiedere sempre con gentilezza il permesso di fare le foto è una buona regola: la risposta non è scontata, nè è sempre si, soprattutto se si vogliono fotografare persone umili intente a lavorare.
Andarci e ritornare per affinare gli occhi, capire la qualità, apprezzare quello che nella quasi totalità delle volte è artigianale a mano, dalla cucitura in poi. Nella Medina si trovano anche negozi all'europea , lo si capisce subito dalla bottega più riservata, curata, sono indirizzi che bisogna conoscere o farcisi portare, molto spesso gestiti da francesi. I prezzi sono decisamente più elevati rispetto al resto del suq e gli oggetti di gusto più vicino al nostro. Nel pieno della Medina merita una sosta food, con vista emozionante il caffè ristorante des Espices, un indirizzo classico sulla piazza che pullula di mercanzie. Ci si può sedere solo per un the alla menta o per un favoloso pollo al limone e olive verdi, un superclassico della cucina di queste parti e guardare di sotto, come fossimo sul palco di un teatro.
Tentando di uscire ma sempre rimanendo nella Medina si può visitare la Madrassa di Ben Youssef , la scuola coranica, mentre nella parte vecchia ci si può da lì addentrare nei vicoli stretti pieni di gatti e artigiani, luoghi di vita semplice e povera, dove spesso i turisti frettolosi non arrivano affatto. Un indirizzo da consigliare da queste parti è Herboristerie Des Gazelles in  Rue Tihzrit, dove Hicham un signore gentile e preparato,  spiega caratteristiche dei prodotti tipici di loro uso comune, a prezzi inferiori alle botteghe più turistiche del suq, pesandoli da giganteschi vasi in vetro. Tra i consigli, oltre ai saponi solidi multifunzione profumatissimi di gelsomino, ambra, muschio, sandalo, c'è l'olio di semi di fico d'india,  agente antiossidante e dunque anti-age, ricchissimo di vitamina C e A e di gran moda.

MARRAKECH foto di Alessandra Magliaro - i vasi di spezie e belletti alla Herboristerie des Gazelles

Tornando su Jamaa el Fnaa si percorre la rue Riad Zitoun el Jedid o la parallela el Kedim per andare a Mellah, antico quartiere ebaico, qui si trovano gioielli in argento di ottima fattura, bisogna essere pronti a trattare anche qui ma ne vale la pena. Altro consiglio local è andare da queste parti per comprare le spezie e acquistarle in radici, non polverizzate già, riportarle intere dal viaggio, pulirle con cura e tritarle nel mixer: radici di curcuma, zenzero, scorze di cannella e così via. Vicino a Mellah c'è il palazzo de la Bahia, con i suoi giardini e le sue piastrelle giallo verdi e poco distante subito dietro il palazzo el Badi con la moschea della Kasbah le Tombe dei Saaditi (con marmo di Carrara e stucchi di oro puro) Bisogna abituarsi più possibile lentamente a quel brulicare di gente e di vita, di donne e vecchi che chiedono l'elemosina, di piccoli venditori che improvvisano banchetti con sopra dolci cotti in casa. E' un incrocio ricco di emozioni. Visitare Marrakech significa anche andare a casa di Yves, il museo Saint Laurent e il giardino Majorelle , una delle meraviglie della città (se non badate alla mafia dei tassiti che sostano lì fuori. A questo proposito un consiglio che vale per tutto il resto della città e del soggiorno: mai salire senza contrattare prima il prezzo della tratta, si richieranno conti da rapina. Nessuno tranne rari casi di autisti onesti, accendono il tassametro: il motivo è semplice: il turista scoprirebbe che la corsa in realtà costerebbe l'equivalente di 1-2-3- eruo e non i 10, 20 che andrà a pagare).
Il giardino Majorelle è un luogo di pace, un giardino rigoglioso di palme, giganteschi bambù e cactacee, banani così ben tenuto da pensare che venga spolverato, cosa che in effetti capita perchè ogni giorno le lunghissime foglie delle piante grasse vengono pulite dagli addetti. E' uno dei posti più instagrammabili con quelle costruzioni in giallo accesso e blu indaco, anzi blu majorelle come viene chiamato nel mondo dell'arte quel blu intensissimo, denso ideato dal pittore francese  e noto orientalista Jacques Majorelle che qui si stabilì negli anni Venti costruzioni, ma una volta fatte le foto di rito vale davvero la pena entrare nel museo berbero dove si potranno vedere ad esempio gli oggetti tradizionali autentici delle donne berbere, gli stessi che riprodotti si comprano al suq. L'attiguo museo Yves Saint Laurent (con il giardino arriva a 600mila visitatori l'anno), inaugurato da una decina di anni ha mostre temporanee e collezione permanente che raccontano la storia dello stilista attraverso i suoi abiti iconici ma anche quanto debito c'è come fonte di'ispirazione dal Marocco per la scelta di colori e di fogge di questo immortale designer. Yves Saint Laurent e il compagno Pierre Bergè scoprirono il giardino a metà anni '60 (in stato di abbandono dopo la morte di Majorelle nel 1962) durante il loro primo soggiorno a Marrakech e se ne innamorarono. Nel 1980 comprarono il giardino e decisero di vivere nella casa dell'artista, Villa Oasis (oggi chiusa al pubblico).
Marrakech ha ora anche una zona nuova da visitare, si chiama M ed ha tra gli investitori anche Cristiano Ronaldo. Extralusso di abitazioni, boutique e ristoranti, destinati ai ricchi del luogo e a chi, specie americani, viene a svernare inquesta località in cui l'estate è quasi perenne. In zona anche il Palais de Congres, sede principale del festival di Marrakech tornato nel 2022 dopo gli anni di pandemia, richiamando oltre 150mila spettatori alcuni dei quali hanno apprezzato film ed ospiti dallo schermo gigantesco installato sulla piazza Jemaa el Fnaa. Anche il vicino quartiere di Menara ha costruzioni di livello, buoni ristoranti e tante seconde case. Dici Marrakech è pensi anche ad alberghi di lusso famosi in tutto il mondo, come il Royal Mansour e il Mamounia, dove marocchini in abiti tradizionali bianchi aprono le porte.

MARRAKECH foto di Alessandra Magliaro - l'ingresso dell'hotel Mamounia

Dentro ci sono saloni profumatissimi, fontane, salottini, tutto con in stile arabo e giardini grandi come un parco. Prendere il the del pomeriggio lì dentro è una esperienza, l'hammam è famoso. Si può fare questa esperienza anche in tanti hammam della Medina ma al Mamounia è speciale, si è accolti, accuditi, lavati in un ambiente da sogno. E' una pratica antica, ci si rilassa, si suda nel bagno turco, poi si viene massaggiati con il sapone nero marocchino a base di olio d'oliva dall'incredibile potere esfoliante delle cellule morte, così ben puliti sdraiati sul lettino si viene massaggiati con una guanto per completare il rito. Poi dopo la doccia si viene cosparsi di fango su tutto il corpo e dopo ancora lavati. L'azione rituale può terminare con il massaggio con olio di argan, dal cuoio capelluto ai piedi. Benefici immediati: relax, pelle liscia e capelli lucenti. Altro consiglio local: il sapone nero si può addizionare con altro, ad esempio semi di curcuma, si riceveranno altri nutrienti per la pelle e lo scrub sarà ancora più efficace.

MARRAKECH foto di Alessandra Magliaro - Maria, la cuoca di Dar Darma Riad, maestra di cucina marocchina healty

La medina e tutta Marrakech è piena di Riad, posti da scoprire, indirizzi nascosti da porte a volte anonime, ma una volta aperte c'è un mondo bellissimo e di relax che appare come per magia. Dar Darma è uno di questi, era una antica casa di famiglia marocchina del 18/o secolo e ora è un albergo pieno di suggestioni, la clientela è internazionale, la proprietà italiana , l'accoglienza marocchina. Gli spazi sono semplici, minimalisti molto curati, nulla è fuori posto in queste stanza di design che sembrano uscite da Domus, quattro suite, due appartamenti e saloni comuni, ci si può rilassare nella terrazze panoramiche sdraiati sui lettini, ascoltare i suoni che arrivano dalla medina, il cinguettio incessante e il muezzin che scandise l'ora della preghiera. Qui si può fare un incontro speciale: Maria, la cuoca disponibile a guidare tra i segreti della cucina che se con spezie ben dosate può essere non solo healty ma anche digeribile e facile da replicare. A Dar Darma si viene non solo per soggiornare ma da ospiti esterni per fare una autentica colazione marocchina (abbondante come un vero pasto) servita sui tetti o pranzo o cena (prenotando), certi di freschezza e qualità del prodotto cotto al momento e servito con grande cura su tavoli d'antiquariato.

  • Testo e foto di Alessandra Magliaro
  • 09 dicembre 2022
  • 19:54

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