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In Valle d'Aosta nuova disciplina servizio idrico integrato

Disegno legge approvato con 18 voti a favore e 17 astensioni

Il Consiglio Valle ha approvato, con 18 voti a favore e 17 astensioni, il disegno di legge riguardante la nuova disciplina dell'organizzazione del servizio idrico integrato. Il testo si compone di quindici articoli. "Ad oggi la Valle d'Aosta è l'unica Regione - ha detto Albert Chatrian (Av-VdaUnie) - a non aver dato attuazione al servizio idrico integrato con l'attuazione di un Piano d'ambito: situazione che può comportare l'avvio di procedure d'infrazione europee e l'impossibilità di accedere ai finanziamenti statali ed europei". Tra le finalità ci sono: assicurare un'azione generale di tutela e di corretta utilizzazione della risorsa idrica, secondo criteri di solidarietà, salvaguardia dei diritti delle generazioni future, di rinnovo, riutilizzo e risparmio delle risorse, la cui pianificazione spetta alla Regione anche attraverso l'istituzione dell'Osservatorio regionale sul servizio idrico integrato; individuare un unico ambito territoriale ottimale (Ato) per la gestione del servizio idrico integrato, confermando il Consorzio dei Comuni della Valle d'Aosta ricadenti nel Bacino imbrifero della Dora Baltea quale ente di governo dell'ambito; garantire la separazione delle funzioni amministrative di organizzazione e di controllo da quelle di erogazione dei servizi nel rispetto dei principi di efficienza, economicità e sostenibilità; conseguire adeguati livelli tariffari, uguali per tutti i cittadini, nel rispetto dei principi di gradualità, responsabilizzazione, equità e perequazione a livello di Ato. "E' necessario uno straordinario sforzo di programmazione e di investimenti - ha aggiunto Chatrian - per recuperare l'assenza di una strutturata pianificazione degli interventi in materia di servizio idrico integrato registrata negli ultimi anni, per la quale il provvedimento mette in campo risorse adeguate alle sfide da affrontare e che sono integrative rispetto agli accantonamenti in tariffa".
    Chiara Minelli (Pcp) ha evidenziato che "la risorsa acqua non è infinita e anche se in Valle è relativamente abbondante, va gestita bene, soprattutto in ragione dei cambiamenti climatici in atto che stanno modificando i regimi idrogeologici. Condivido la scelta dell'Ato unico, anche se la pianificazione è in ritardo di 15 anni, tuttavia ci sono alcuni punti deboli, a partire dall'Osservatorio sulla risorsa idrica che si configura piuttosto come una conferenza dei servizi". Luca Distort (Lega Vda) ha evidenziato "due lacune presenti nel documento che vanno colmate affinché questo possa essere uno strumento legislativo valido: in primo luogo vi è la necessità di compiere ulteriori approfondimenti per individuare le migliori forme di disciplina di questa materia così determinate, anche in considerazione del parere negativo espresso da Bim e Celva; la seconda condizione è quella di poter seguire correttamente il percorso di attuazione del testo normativo". Per Corrado Jordan (Av-Vdaunie) "dopo quasi due decenni di attuazione del servizio idrico integrato e dopo i grandi interventi di miglioramento gestionale sulla rete effettuati dai Comuni, si può dire che in Valle si è lavorato in modo efficace, anche se sul fronte degli investimenti c'è ancora parecchio da fare, pianificando meglio gli investimenti, considerando la rete come un'unica grande rete, favorendo, così come ha fatto anche il Bim, lo sviluppo di azioni collettive e condivise tra i Comuni". Secondo Renzo Testolin (UV), si tratta di "un provvedimento molto importante per la sua trasversalità e che tocca tutta la popolazione, bisogna considerare questa legge non come un punto di arrivo ma di partenza che condurrà a una svolta importante per il contenimento e l'omogeneizzazione dei servizi e dei costi per gli utenti, un percorso che dovrà essere di stimolo anche per tutti gli amministratori locali oltre che per l'amministrazione regionale per lavorare assieme e per migliorare sempre di più la gestione del servizio". Augusto Rollandin (PlA) ha parlato di "punti delicati con particolare riguardo alle competenze della Regione, che non sono tenute nella dovuta considerazione: nel testo di legge si parla di seguire la metodologia statale, ma non si sa come e quando questa sarà adottata, ma che sarà determinante per il futuro". .
    Paolo Cretier (Fp-Pd) ha sottolineato che "l'innovazione della norma consiste nell'affidare ad un unico ente la gestione del sistema idrico, della fatturazione dei costi e della riscossione, omogeneizzando le procedure e arrivando alla definizione di una tariffa unica, tema scottante per i cittadini: la creazione di un ente di governo unico, a cui parteciperanno tutti i Comuni, consentirà una visione corale del sistema, superando i precedenti 74 punti di vista".
    Secondo l'assessore alle opere pubbliche, Carlo Marzi, "questo disegno di legge che non è un punto di arrivo, bensì un punto di partenza, che dà assoluta centralità all'acqua come bene fondamentale, a maggior ragione in Valle d'Aosta dove questa risorsa, essendo fondamentale e abbondante, ha sempre avuto un ruolo centrale nella storia della regione". Inoltre "porta con sé un concetto prospettico, frutto di precise scelte politiche che, grazie alle azioni che si stanno conducendo, potrà essere concretamente applicato e dare concretezza ad un piano di interventi e investimenti sull'acqua potabile da quasi 450 milioni in un trentennio". Infine il Presidente della Regione, Erik Lavevaz, ha aggiunto: "Questo disegno di legge è frutto di un lavoro prezioso e fatto in condivisione con gli enti locali, i quali hanno sottolineato in maniera chiara l'importanza di questo provvedimento, con una sola nota critica sugli aspetti finanziari, che ancora non erano stati risolti nella forma ma solo attraverso un impegno politico per coprire i 4 milioni di euro di sovracanoni che oggi il Bim ancora trasferisce alla Regione. In prospettiva, si sta lavorando affinché questi 4 milioni rimangano strutturalmente al Bim: la novità di quest'anno, ha specificato il Presidente, è che abbiamo invertito una rotta che esisteva dal 2012 e che prevedeva che l'extra-gettito rispetto al gettito 2009 dei sovracanoni venisse riversato alla Regione, mentre con la legge di stabilità 2022-2024 è stato introitato nel bilancio solo circa la metà".

   

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