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La parola della settimana è Occidente

Il podcast di Massimo Sebastiani

Redazione ANSA

“L’obiettivo dell’Occidente è distruggerci”: lo ha detto Vladimir Putin nel discorso in cui ha annunciato la famigerata ‘mobilitazione parziale’. In parte serviva a giustificarla, evidentemente, ma allora viene da chiedersi: di che Occidente parla? (l’assonanza è voluta). Tra le prime definizioni di Occidente, secondo la Treccani, c’è uno dei quattro punti cardinali.

Ma, come insegnano i Village People con la loro ‘Go West’, ognuno ha il suo Ovest (loro, che per Putin sarebbero l’Occidente – oltre ad essere tutto quello che probabilmente lo zar disprezza – hanno come riferimento la California, in questo caso). L’Occidente dunque sembra essere (anche lui) plurale. L’Occidente era la Grecia (che per noi è già piuttosto orientale, figuriamoci per gli Stati Uniti) al tempo delle guerre Persiane, nel quinto secolo avanti Cristo, in quello che gli storici hanno definito il primo grande scontro tra Oriente e Occidente. Quello che, retrospettivamente, è stato interpretato come il momento cruciale in cui la democrazia, almeno quella delle piccole città stato greche, ebbe la meglio sulla tirannide di un vasto impero oppressore e colonizzatore e la cui battaglia-chiave fu quella delle Termopili, immortalata in un recente film di grande successo, 300, ispirato ai fumetti di Franck Miller e interpretato da Gerald Butler e Michael Fassbender. Insomma un Oriente aggressivo contro un giovane Occidente (che non sapeva ancora di chiamarsi così: bisognerà aspettare il 395 dopo Cristo perché l’imperatore Teodosio, per una questione di eredità per i due figli, divide l’impero romano in due: quello d’Occidente con capitale Milano e quello d’Oriente con capitale Costantinopoli) che stava mettendo le basi di quella civiltà che Putin sembra detestare così tanto. Occidente deriva da occidens, participio presente di occidere, tramontare. L’Occidente è la terra dell’occaso, cioè del tramonto, ne abbiamo già parlato a proposito della parola Europa quando ci siamo imbattuti nella radice semitica ‘ereb’, che significa Occidente, ci riporta al nome con cui i Fenici indicavano i paesi ad ovest delle terre da loro occupate: dove il sole va a dormire. La cosa curiosa è che l’Ovest, l’Occidente è sempre la terra della fuga, della migrazione e del ricovero quando non decisamente la terra della corsa all’oro, come l’ovest americano. Dai 20mila albanesi della nave Vlora che l’8 agosto approdarono a Bari ai russi che tentano la strada della Finlandia per sfuggire alle lettere di coscrizione che potrebbero raggiungerli costringendoli ad andare al fronte per una guerra che non vogliono combattere. Contro chi? Naturalmente contro l’Occidente, che Putin puntigliosamente definisce ‘collettivo’. 

Curioso no? Perché l’Occidente dovrebbe essere collettivo? Perché dietro quella espressione Putin ricomprende tutti coloro che non sono amici della Russia, certamente i 30 paesi membri della Nato, tra cui peraltro c’è la già sufficientemente orientale Turchia, ma anche, si immagina, il Giappone, cioè il paese del Sol Levante, opposto dunque alla terra dell’Occaso. La realtà come spiega Vera Zamagni, in un libro intitolato appunto Occidente, è che “la civiltà occidentale (di cui Occidente è un’abbreviazione) ha talmente intriso di sé il mondo che ha finito con l’assumere una multiforme caratterizzazione, difficile da definire”. La civiltà occidentale, dice Zamagni rivolgendosi soprattutto a chi la mette in dubbio, è “esistita anche troppo: i suoi confini sono incerti e permeabili; i suoi contenuti sono sfuggenti (per David Foster Wallace, lo scrittore americano morto suicida si poteva sintetizzare in: razzi, jeans e vaccini ndr) le sue origini sono miste; la sua evoluzione presenta molteplici contraddizioni. Tuttavia, la sua presenza ha fatto la differenza per il mondo intero, a tal punto che tutte le civiltà non occidentali hanno dovuto fare i conti con l’Occidente mentre il contrario non è vero”. L’espressione ‘Europa occidentale’, che pure è stata usata da Putin, uno che ha parlato al popolo moscovita in uno stadio 20 giorni dopo l’inizio della guerra indossando un parka di Loro Piana da 12mila euro, rimanda al periodo della Guerra Fredda. D’altra parte nella rappresentazione cartografica del globo terrestre in due emisferi, si chiama occidentale quello occupato dalle Americhe. Quello dei viaggiatori d’Occidente, che un po’ si illudono con sogni di terre lontane, cantato da Ivano Fossati.

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