Iran - Superati i 100 mila casi, la fase 2 rilancia i contagi

6 maggio

di Cristoforo Spinella ISTANBUL

 "Negli ultimi tre o quattro giorni abbiamo assistito a un trend in crescita significativo" dei contagi di Covid-19. Mentre supera la soglia dei centomila casi registrati, e restano forti i sospetti che il numero reale sia ben più alto, l'Iran fa i conti con i primi preoccupanti effetti della sua fase 2. A circa tre settimane dagli allentamenti delle restrizioni in molte città, i nuovi malati di coronavirus tornano ad aumentare. Rispetto a sabato, quando si era registrato il dato più basso da 50 giorni, i casi annunciati oggi sono il doppio. Un aumento "dovuto ai nostri comportamenti, specialmente nelle ultime due settimane, considerando che una parte della società ha apparentemente cambiato atteggiamento", aumentando gli spostamenti non necessari, ha avvertito il portavoce del ministero della Salute, Kianoush Jahanpour. Nella Repubblica islamica, dove il primo caso è stato confermato il 19 febbraio nella città santa sciita di Qom, la fase 2 è partita con riaperture progressive su base territoriale, con una divisione in zone bianche, gialle e rosse.
    Lo scorso 11 aprile è arrivato il via libera per le attività commerciali "a basso rischio" nelle province meno colpite. Una settimana dopo, anche a Teheran le restrizioni si sono ridotte.
    Fino alla riapertura in questi giorni delle moschee in 132 città, anche per le pressioni dei conservatori in pieno Ramadan.
    Ora toccherà ai parrucchieri, mentre il 16 maggio potrebbero riaprire le scuole nelle province meno colpite. Secondo il bollettino odierno, i contagi nel Paese più colpito in Medio Oriente sono arrivati a 101.650, 1.680 solo nelle ultime 24 ore. Le nuove vittime sono 78, per un totale di 6.418 decessi confermati. I malati in terapia intensiva sono 2.735, mentre i pazienti guariti ammontano a 81.587. Gli attuali positivi sono quindi poco più di 13 mila, su una popolazione di 82 milioni di abitanti. Ma le cifre fornite dalle autorità restano poco credibili, anzitutto per il numero molto basso di test effettuati, poco più di mezzo milione in 80 giorni (531.275). Del resto, il rischio di una seconda ondata era stato evidenziato anche in un rapporto parlamentare del mese scorso, secondo cui il bilancio reale di vittime potrebbe essere superiore anche dell'80% rispetto a quello ufficiale, mentre i casi registrati riguardano solo "i pazienti ricoverati con sintomi gravi".

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