Governo: Zingaretti si convince su Conte e riflette su suo ruolo

Renziani dentro per garanzia tenuta. Si punta alle Regioni

Piu' che aver ceduto all'idea di un Conte bis, alla fine Nicola Zingaretti si è convinto che un governo giallo-rosso con la guida del premier uscente potrebbe aprire nel lungo periodo uno scenario interessante per il Pd, anche se nell'immediato la sua immagine personale potrebbe uscirne indebolita. Conte infatti potrebbe imporsi come leader di M5s, rendendo più plausibile la scommessa dei Dem, cioè quella di "costituzionalizzare" il Movimento ed aprire una stagione di alleanze con M5s anche nelle Regioni. Per sollecitare una risposta ufficiale di M5s, in mattinata Zingaretti, ha fatto una nuova dichiarazione in cui sollecitava la nascita di un governo "di svolta" sui contenuti e nella squadra; un modo per intendere che si poteva cedere sul nome di Conte a Palazzo Chigi, in caso di netta discontinuità sul resto come la politica anti Ong dell'esecutivo giallo-verde.

Un passo che è costato a Zingaretti, visto che in casa c'era chi lo spingeva a non cedere. Dopo un conclave con gli altri dirigenti Dem, come i vicesegretari Paola De Micheli e Andrea Orlando e i capigruppo Graziano Delrio e Andrea Marcucci, il segretario ha sancito la linea di cui si è fatto interprete con i cronisti Marcucci: "Non ci sono veti (su Conte ndr), vogliamo parlare di contenuti". La proposta a M5s era dunque: permanenza dell'attuale premier a Palazzo Chigi, ma struttura di governo diversa, con un vicepremier unico del Pd, e ministeri pesanti ai Dem, per avere garanzie su una agenda completamente diversa da quella dei 15 mesi precedenti. Certo, il passaggio da un niet a Conte al sì all'"avvocato del popolo", comporterà per Zingaretti dare l'immagine del leader che cede. Ma alla fine la permanenza di Conte a Palazzo Chigi lo lancerebbe come leader di M5s, e potrebbe rendere plausibile la tesi su cui Dario Franceschini insiste dal 22 luglio, da prima della crisi: una alleanza Pd-M5s cambierebbe la natura del Movimento, favorendone la costituzionalizzazione e la nascita magari di un rapporto da estendere anche nelle Regioni.

Non a caso chi nel Pd ha chiesto a Zingaretti di entrare nel governo lasciando la Presidenza della Regione Lazio, gli ha fatto notare che con una alleanza con M5s la guida della terza Regione d'Italia verrebbe conservata dal Pd. Zingaretti deve decidere su questa scelta, dopo aver incassato la presenza in un futuro governo di personalità vicine a Renzi (es. Lorenzo Guerini, Ettore Rosato o Andrea Marcucci, Luigi Marattin), assieme a personalità a lui vicine (es. De Micheli, Orlando, Roberto Morassut). L'ex segretario Renzi assicura all'attuale leader pieno appoggio, ma si attribuisce la regia dell' operazione, e usa l'immagine calcistica del numero 10 che smarca tutti gli avversari compreso il portiere e giunto davanti alla porta vuota fa fare goal al numero 9. Da non sottovalutare che l'entrata di ministri renziani nell'esecutivo potrebbe essere una garanzia di tenuta del governo nel lungo periodo.

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