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Governance: ecco come hanno funzionato le assemblee nel 2020

Il Covid-19 ha obbligato a prendere decisioni rapide e improvvise. Le aziende si sono trovate davanti a un bivio: rinviare l’assemblea generale o organizzarne una virtuale.

“L’Assemblea generale degli azionisti è uno degli eventi più importanti del calendario annuale societario. Nel nostro ruolo di investitori responsabili, ci dà l'opportunità di rappresentare efficacemente i nostri clienti. Votiamo nel maggior numero possibile di assemblee degli azionisti in tutto il mondo. In circostanze normali, partecipiamo a molte assemblee di persona, poiché questo ci consente di porre domande direttamente ai membri del consiglio di amministrazione e di valutare la loro risposta e quella degli altri azionisti. Quando non ci è fisicamente possibile, ci affidiamo anche ai servizi della piattaforma di voto elettronico del proxy advisor Glass Lewis” – ha dichiarato Faryda Lindeman, senior responsible investment specialist di NN Investment Partners (NN IP).

 

Durante quest’anno l’esperienza di NN IP con le assemblee non è stata univoca. La mancanza d’interazione che solo un evento dal vivo può garantire, con il dibattito che ne consegue è stato un elemento che ha pesato non poco.

Insomma la mancanza di dialogo vis a vis è stata un’esperienza significativa per molti settori. Ascoltare il parere degli altri in occasione delle assemblee dà la possibilità di cambiare idea nella propria votazione.

Ci sono però anche dei benefici nell’organizzare assemblee virtuali come quella di abbattere i costi della sede e delle persone che viaggiano per partecipare e riduce l'impatto ambientale. Infine, rende più facile partecipare a un maggior numero di riunioni.

 

Nel primo semestre di quest’anno, NN IP come investitore responsabile ha votato in 2.143 AgM (annual general meeting) in tutto il mondo (22.102 proposte in totale). Nonostante le circostanze inconsuete, le attività di voto dell’asset manager olandese sono rimaste incentrate su tre temi principali: le elezioni del consiglio di amministrazione, le delibere degli azionisti in materia di sostenibilità e l'allineamento delle retribuzioni del top management alla strategia aziendale.

Il fattore G di ESG, ossia la governance, durante la pandemia ha guadagnato importanza e spazio. La nomina di amministratori capaci che possano impegnarsi in ogni aspetto delle operazioni di una società è importante per tutti gli stakeholder.

Se in genere NN IP tende a riconfermare la nomina dei candidati proposti dalla società, può capitare a volte che si è costretti a non allinearsi a tale indicazione. Nella prima metà del 2020, NN IP ha respinto 1.590 punti all'ordine del giorno per la nomina del Consiglio di Amministrazione su un totale di 12.183 proposte. Le ragioni, spiegano gli esperti, variavano da una mancanza di membri indipendenti del consiglio di amministrazione a una scarsa diversity, sino all’assenza di una supervisione proattiva e completa del board sui rischi ambientali e sociali.

La nuova politica adottata dalla società olandese circa il voto per delega comprende diversi elementi per la nomina dei consiglieri. La maggior parte riguarda lo stimolo della responsabilità ESG a livello di cda e la garanzia che le società partecipate agiscano in modo responsabile nei confronti di tutti gli stakeholder. Fattori chiave sono anche il riconoscimento dell'impatto delle decisioni aziendali sull'ambiente, sulle questioni sociali e sui diritti umani nelle regioni in cui opera l’azienda. Questi punti sono in linea con gli impegni assunti dall’asset manager a livello globale (es. campagna Climate Action 100+).

 

Un esempio per tutti. Per la prima volta nella storia di NN IP la società ha supportato una risoluzione presentata dagli azionisti di minoranza nel caso di Enel Spa.

La lista dei consiglieri presentata da un pool di asset manager e investitori istituzionali, e supportata convintamente da NN IP, ha infine ottenuto il voto dell’Assemblea. Questo ha consentito l’ingresso nel board di Enel del consigliere indipendente Samuel Leupold, già CEO di Ørsted Wind Power, multinazionale danese attiva nell’eolico offshore, garantendo al board importanti expertise in tema di transizione energetica.

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