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Responsabilità editoriale di ADVISOR, testata edita da Open Financial Communication

Anche le small cap possono essere “sostenibili”

Le small cap globali raramente dispongono di rating ESG, il che impedisce ai gestori che si affidano esclusivamente a rating di terzi di creare fondi dedicati. Un’ulteriore difficoltà è rappresentata dall’uniformità dei dati. La carenza di dati e le ampie variazioni a livello metodologico tra i maggiori fornitori di rating ESG comportano ridotte correlazioni tra i rispettivi rating, e rendono complicato per i gestori adottare un approccio coerente. Questo vale soprattutto per i titoli small cap, dove le correlazioni tra i rating sono meno della metà rispetto ai mercati large cap.

Di conseguenza, le strategie small cap globali sostenibili sono molto rare, in netto contrasto rispetto alla popolarità dei fondi sostenibili focalizzati sui mercati large cap.

 

Come si potrebbe invertire il corso di tutto ciò? Secondo i gestori di AllianceBernstein (AB) “queste difficoltà non dovrebbero precludere agli investitori orientati alla sostenibilità di puntare ai titoli a capitalizzazione inferiore. Molti dei fornitori più innovativi di beni e servizi che si occupano di questioni legate alla sostenibilità come il cambiamento climatico e la salute sono infatti small cap. E spesso i titoli small cap offrono un potenziale di rendimento interessante, anche perché la mancanza di copertura degli analisti consente di sfruttare le anomalie di prezzo”.

“I gestori dovrebbero elaborare valutazioni indipendenti per determinare le credenziali di sostenibilità di un’azienda e il relativo potenziale di utile” sottolineano gli esperti di AB. “Questo richiede un processo chiaro, che a nostro avviso deve includere le seguenti componenti: un approccio di mappatura orientato verso obiettivi di sostenibilità chiaramente definiti, un punteggio ESG proprietario sulle questioni di maggior rilievo basato sulla ricerca fondamentale in-house e un engagement con i team manageriali per comprendere meglio le strategie di riduzione del rischio ESG”.

 

 

Per ovviare a queste problematiche un’altra soluzione potrebbe essere quella di fare riferimento agli SDG dell’ONU. Gli SDG forniscono un quadro di riferimento solido per individuare le aziende i cui prodotti e servizi contribuiscono allo sviluppo sostenibile.

“Abbiamo creato una lista di prodotti e servizi che a nostro avviso sono rilevanti per raggiungere gli obiettivi SDG. Utilizzando le tecniche di analisi dei dati, la lista viene poi impiegata per individuare le aziende i cui prodotti e servizi contribuiscono al raggiungimento degli SDG, andando a costituire un universo di investimento – raccontano da AB -. Dopo aver creato un universo di investimento definito, è possibile utilizzare la ricerca indipendente sui fondamentali per costruire un quadro completo del profilo ESG di un’azienda, compresi i rischi sostanziali e le iniziative atte a mitigarli”.

 

Ma questo approccio è solo un punto di partenza per AB. “Interagendo con il management, i team di portafoglio possono desumere informazioni utili sulle strategie future dell’azienda, che possono aiutarli a prendere decisioni migliori basate sulla ricerca” sottolineano gli esperti della casa di gestione.


Ponendo le giuste domande, i gestori di portafoglio e gli analisti possono superare i problemi legati alla scarsità di dati ESG nei mercati delle small cap. Ma nella pratica, limitarsi ad applicare una formula non sortirà gli effetti sperati. “Sono necessari un forte impegno per individuare i collegamenti con gli SDG e integrare i fattori ESG nel processo di ricerca, e un’interazione attiva per individuare il focus sull’ESG e scoprire le small cap orientate alla sostenibilità che vantano un potenziale di rendimento a lungo termine più interessante” concludono gli esperti di AB.

 

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