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Nemirovsky, versione inedita della Suite

Scrittrice rivide a fondo tutta prima parte:'Tempesta di giugno'

"Sarà dura, pensavano i parigini. Aria di primavera. Una notte di guerra l'allarme. Ma la notte svanisce, La guerra è lontana", così inizia la versione che conoscevamo di 'Temporale di giugno', prima parte di quella 'Suite francese' che fece scoprire al mondo Irene Nemirovsky nel 2004 in Francia, dove visse e nella cui lingua scriveva, e l'anno dopo in Italia. La nuova versione, revisione e riscrittura della prima parte di quella cronaca pulita e struggente sulla Francia occupata, che oggi ci viene proposta in edizione critica col titolo 'Tempesta in giugno', ha questo inizio: "Al primo soffio delle sirene le luci di Parigi, rare e timorose, oscurate di blu, vacillavano e si spegnevano come candele al vento".
    Nel cuore della Nemirovsky e del suo racconto è subito chiaro che c'è Parigi, lì vivono i suoi personaggi che la città avranno sempre nel cuore durante la loro fuga guidata dalla paura verso il sud del paese dalla loro città occupata dai nazisti. Ci sono Péricand, ricca famiglia borghese, con al centro la signora Charlotte e la loro odissea, tra incontri imprevisti, difficoltà, incendi e bombardamenti, per arrivare a Nimes dove ha dei parenti. Il marito resta a Parigi a guardia del Museo Nazionale di cui è curatore, con lei c'è il vecchio suocero, che morirà durante il viaggio, e alcuni dei suoi cinque figli, due dei quali, non attenti solo a se stessi, Hubert e Philippe, alla fine saranno dati per dispersi. Il presuntuoso scrittore e accademico Gabriel Corte con la sua amante, che vorrebbe raggiungere il sud per mettersi al servizio del governo collaborazionista di Pétain, e si sente un naufrago in un mondo sconosciuto, persi i suoi privilegi e sicurezze. Maurice e Jeanne Michaud, due impiegati di banca che dovrebbero arrivare a Tours, dove il loro istituto dovrebbe continuare la sua attività, ma nessuno vi arriva, nemmeno il proprietario signor Corbin preda del panico e che li licenzia. Così, forti del loro sentirsi uniti, tornano a Parigi dove con gran fiducia trovano cercheranno di cominciare una nuova vita. Un gretto, ricco collezionista di porcellane che cerca di stare a galla senza rimorsi alle spalle degli altri, di poveri disgraziati.
    Della 'Suite francese', che doveva essere sviluppata in cinque parti, ne sono state composte solo due, questa prima di cui arriva ora la versione definitiva, con quattro inediti capitoli iniziali, una sorta di prequel, e la seconda 'Dolce' (pubblicata appunto nel 2005 in 'Suite francese') di cui qui invece vengono proposti gli appunti del progetto, assieme anche agli stessi per la terza parte 'Captivité', mai più scritta.
    Il titolo di questa parte, da 'Temporale' diventa un più generico e metaforico, riferito ai tempi e agli sconvolgimenti, 'Tempesta', e si nota subito che lo stile è più lavorato, la narrazione, con tagli e inserti nuovi, più curata, quasi più cronachistica e asciutta ma proprio per questo di più bella e intrinseca, struggente intensità (le piccole notazioni e riflessioni della scrittrice sono qui totalmente scomparse), meno sincopata nella scrittura, senza contare che alcune storie hanno diversi sviluppi. La scoperta e autenticazione del manoscritto, che la prima curatrice, la figlia Denise dell'autrice, non riteneva del tutto di mano della madre (era stata dattiloscritta dal marito), ora le è stato attribuito dopo studi calligrafici e di comparazione testuale dalla filologa Teresa Lussone, che ne firma note e postfazione, oltre alla traduzione in italiano con Laura Frausin, e risulta curatrice dell'edizione con Olivier Philiponnat. Detto questo, per chi non conoscesse la storia della Nemirovsky, sarà bene ricordare almeno che nacque nel 1903 a Kiev (famiglia ebrea originaria di Odessa) e presto si trasferì, visse e lavorò a Parigi. Pubblicò le sue prime cose a vent'anni e le diede notorietà a trenta il romanzo 'David Golder'. Nel 1940, a seguito delle leggi antisemite, il marito Michel Epstein fu licenziato dalla banca e lei non poté più pubblicare nulla.
    Decisero così di trasferirsi a Issy-l'Évêque, nel Morvan, dove erano già state mandate le figlie e dove, costretti a portare la stella gialla in pubblico, Irene scrisse molto e tutta la 'Suite' che conosciamo, scrivendo al suo editore Albin Michel: "Amico caro non mi dimentichi. Ho scritto tanto. Saranno opere postume, temo, ma scrivere fa passare il tempo". Venne arrestata il 13 luglio 1942 e deportata a Auschwitz, dove morì un mese più tardi di tifo. Completamente dimenticata fu riscoperta cinquanta anni dopo, divenendo un caso letterario, grazie all'impegno delle figlie Elisabeth e Denise che ritrovarono i suoi manoscritti e li ricopiarono. (ANSA).
   

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