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Oscuri resti, tornano le indagini del detective Laidlaw

In uscita il giallo incompiuto di McIlvanney concluso da Rankin

WILLIAM MCILVANNEY/IAN RANKIN, OSCURI RESTI. LE INDAGINI DI LAIDLAW (Feltrinelli, pp.224, 17 euro. Traduzione di Alfredo Colitto). Segna un autentico passaggio di testimone il romanzo "Oscuri resti" (edito in Italia da Feltrinelli, in uscita il 5 luglio), noir appassionante lasciato incompiuto da William McIlvanney, scomparso nel 2015, e ora completato da Ian Rankin. Quest'ultimo, che proprio con "Oscuri resti" ha scalato le classifiche inglesi e ha appena vinto il British Book Award come miglior giallo dell'anno, può essere a buon diritto considerato "erede" di McIlvanney, tra i maggiori scrittori scozzesi contemporanei e ritenuto il padre del tartan noir, il giallo scozzese. A sancire questo incontro tra fuoriclasse non poteva che essere Jack Laidlaw, detective-filosofo nato dalla fervida immaginazione di McIlvanney e divenuto il personaggio cult di una serie che appassiona gli amanti del genere: "Oscuri resti" racconta proprio il primo caso dell'investigatore, chiamato a risolvere un omicidio non semplice. Siamo a Glasgow, nel 1972. L'avvocato Bobby Carter è appena morto e non per cause naturali né per un incidente: dietro di sé, oltre alla vedova e alla figlia, ha lasciato infatti una schiera di nemici. Il capo di Laidlaw è convinto che la morte di Carter sia dovuta a un regolamento di conti tra bande rivali, ma l'ispettore non ne è per niente convinto e ovviamente va per la sua strada. Del resto Laidlaw - oltre al carattere pessimo, che lo rende un battitore libero, incapace di fare gioco di squadra né di una qualsiasi forma di diplomazia - ha dalla sua un fiuto infallibile: proprio su questo talento baserà un'indagine necessaria non solo a trovare il colpevole, ma anche a evitare che Glasgow, in cui i due principali gangster della scena criminale cittadina si preparano a farsi guerra, diventi una pericolosa polveriera. Come in ogni giallo che si rispetti, le cose non sono necessariamente quello che sembrano e il ritmo è sostenuto e non perde un colpo, con il risultato che il lettore è continuamente spinto ad andare avanti, per risolvere "per primo" il caso, indizio dopo indizio. Ma in questa storia, costruita efficacemente a 4 mani da due autori che si fondono in modo perfetto (senza che si possa riconoscere l'intervento dell'uno o dell'altro), c'è molto al di là della trama: seguendo la tradizione di tutti i romanzi in cui Laidlaw è il protagonista, il racconto si sofferma da un lato sul personaggio, indagandone a fondo le dinamiche esistenziali e il carattere spigoloso, dall'altro restituisce al lettore l'immagine della società del tempo, filtrandola proprio attraverso l'enigmatico protagonista e attraverso la relazione, spesso conflittuale, che egli intrattiene con il mondo che lo circonda.

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