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Droga e paternità tra turchi tedeschi

Ozdogan scrive un realistico, duro noir di delicata umanità

(di Paolo Petroni) (ANSA) - ROMA, 10 LUG - SELIM OZDOGAN, ''I SOGNI DEGLI ALTRI'' (EMOS, pp. 270 - 15,00 euro - Traduzione di Monica Pesetti). Un storia avvincente da leggere scorrendo una vera colonna sonora rap, che va dagli anni '90 a oggi, dai Geto Boys a Eminem, i cui brani sono elencati in appendice e possono essere ascoltati cercando Emos Edizioni su Spotify. Un romanzo sulla droga oggi e il desiderio e la fatica del ricatto sociale per chi è nato in una povera comunità di immigrati turchi in Germania, a Colonia, che anche così acquista ritmo facendoci cogliere l'eco di ciò che ama e stordisce e eccita quei giovani dalla vita non facile, tra cui è ambientata la vicenda, che prende le mosse dalla morte di Fynn, ragazzo di buona famiglia che avrebbe comprato droga sul dark web, il cui padre vuole trovare chi gliela ha venduta. La polizia gli dice che è cosa praticamente impossibile e allora lui si rivolge a un detective specializzato in cyberbullismo, Nizar Benali.
    Anche Benali sa che non sarà facile, forse appunto impossibile, ma il cliente può spendere e lui ha bisogno di soldi, essendo stato appena scioccato dalla scoperta di avere un figlio di 17 anni, Lesane, di cui non sapeva nulla e che, oltre a non voler avere molti rapporti con lui, fa il bullo, ama apparire e si è messo in brutti guai, cercando di diventare un pusher, e deve un sacco di soldi a gente che su queste cose ci va giù pesante e senza scrupoli. Così, dopo tanti anni ed essere riuscito a cambiare vita, il padre si ritrova a indagare proprio nel mondo povero e criminale di Westmarkt, il quartiere di immigrati emarginati dove ha passato la sua adolescenza e dove lui stesso non aveva avuto proprio una vita specchiata per colpa di una ragazzata, che a quelli come lui veniva però fatta pagare pesantemente.
    E' lui l'io narrante, con una scrittura che colpisce in modo diretto, forte proprio come le canzoni rap, che sono all'inizio il vero punto d'unione con suo figlio Lesane. Così racconta senza farsi molti problemi, in modo secco e duro per rendere la vita di strada con le sue impellenti necessità e il bisogno di riuscire a non farsi mettere i piedi in testa dagli altri, tutti disperati che cercano di non annegare e di farsi notare.
    Con questo c'è accanto, assieme, un racconto delicato e con una sua intensità, che dà un po' di spessore a questa storia noir, perché quest'uomo quarantenne, che era riuscito a crearsi una vita tranquilla, è invece costretto a imparare a fare il padre in una situazione non delle più semplici. Pian piano viene anche fuori tutta la vita precedente di Benali, le persone che lo hanno cresciuto come un padre e una madre in una situazione in cui ognuno cerca di avere un pezzetto di quel benessere che lo circonda e sembra a portata di mano, e invece nulla ''Tutto inutile''; un fratello pieno di problemi, e poi anche una storia d'amore con una bella tedesca benestante che, secondo una moda di quegli anni, lo trascina fino in India e poi lo pianta sui due piedi, perché ha scoperto di volere un figlio a tutti i costi, ma allora da un tedesco come lei.
    Tutto è bene quel che finisce bene, ed è in questo versante di rapporti famigliari che Ozdogan, cinquantenne nato a Colonia, autore di libri per grandi e per bambini, amante della musica e del cinema, ci sorprende, dopo averci coinvolto in una storia nerissima. (ANSA).
   

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