Al Ravenna Festival un Purgatorio per rinascere

Chiamata pubblica al secondo imperdibile appuntamento con Dante

 RAVENNA-  Salire sulla montagna del Purgatorio, lo sapeva bene Dante, è un atto di fatica e di liberazione, un'ascesa tra i mali del mondo di cui liberarsi e ai quali il sommo poeta non si era tirato indietro dando nome e cognome ai problemi da sconfiggere. Realizzare il secondo capitolo della Commedia era sicuramente l'impresa più ardua per il Teatro delle Albe che al Ravenna Festival ha inaugurato nel 2017 il progetto di mettere in scena il monumentale trittico, ovviamente con l'Inferno e che si concluderà nel 2021 con il Paradiso in occasione delle celebrazioni per il settimo centenario della morte di Dante a Ravenna. Chiamata pubblica per la "Divina Commedia" di Dante Alighieri (Coproduzione Ravenna Festival/Teatro Alighieri e Fondazione Matera-Basilicata 2019 in collaborazione con Teatro delle Albe/Ravenna Teatro) è ideata e diretta da Marco Martinelli e Ermanna Montanari, i due spiriti-guida biancovestiti che accolgono il pubblico davanti alla tomba di Dante (fino al 14 luglio, tutti i giorni tranne il lunedì, alle 20) e lo aiutano con celestiale passo ad attraversare la città deserta per entrare nel mondo del poeta. E ci riescono fino a rapirlo in una spirale di emozioni che è giorno e notte della mente come solo l'arte può fare.
Come sapeva bene Dante la poesia è strumento politico, e anche questo viaggio teatrale affonda le sue radici nell'attualità più stringente. Per questo la Chiamata pubblica per il Purgatorio sembra partire dal più politico dei presupposti, quello di tornare all'idea della collettività intesa come comune sentire, che sia l'idea stessa della rifondazione e della rinascita. Si spiega nelle note di regia che qui la Commedia viene ripensata ''in corto circuito tra sacra rappresentazione medievale e teatro di massa di Majakovskij'', e l'obiettivo è centrato nella sua declinazione più laica, mantenendo intatto lo spirito sacro del rito collettivo, cerimoniale a partire dalla 'processione' per le vie della città, dove non si distingue il teatro dal reale e gli spettatori sono momento stesso della messinscena. La città, la sua luce, i suoi silenzi, sono ancora una volta il palcoscenico catartico attraverso il quale lo spettatore si svuota della sua identità per entrare nell'universo dantesco .
Si varca soglia di un grande cancello, questa volta dei giardini del Teatro Rasi, e si entra in Purgatorio, quello di Dante certo ma anche quello di oggi, che tutti noi viviamo inesorabilmente. "Il Purgatorio è la cantica del ricominciare. Si può ricominciare? - si chiedono Marco Martinelli e Ermanna Montanari - Dopo un fallimento, una sconfitta, una delusione? Si può uscire da quell'inferno che è diventata l'esistenza? Certo che si può. È come ritornare sui banchi di scuola, in prima elementare, e apprendere una lingua nuova. Hai sfogliato il catalogo di tutte le violenze e di tutti gli orrori, hai scrutato nel buio di tutti quei volti malvagi che sono il tuo volto, ora apprendi l'alfabeto della compassione''. Perchè, come scriveva Majakovskij: ''Mamma / Vostro figlio ha un incendio nel cuore! / Dite ai pompieri / Che su un cuore in fiamme / Ci si arrampica con le carezze'', questa l'essenza del Purgatorio, solo una strada da salire verso l'amore.

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