Pratt, la mia Lisinga guerriera al Rof

Il soprano debutta in Demetrio e Polibio il 12 agosto a Pesaro

PESARO - "La mia Lisinga sarà una donna guerriera che affronta il nemico con la spada, decisa a riprendersi il marito a tutti i costi". Così il soprano Jessica Pratt in un' intervista all'ANSA, a pochi giorni dal suo debutto pesarese nel ruolo al Rossini Opera Festival in Demetrio e Polibio, opera giovanile del compositore pesarese datata al 1806, quando Gioacchino aveva 14 anni, ma secondo gli ultimi studi scritta nel 1810.

"A dare a Lisinga uno spessore psicologico che l'avvicina a quello di una donna contemporanea - continua - non è la lettura registica di Davide Livermore, ma la partitura che vede la giovane nell'aria finale del secondo atto scagliarsi contro Eumene cantando 'Si sveni il traditor'. Di più, nonostante si pensi che i personaggi del primo Rossini siano quasi sempre più votati alle acrobazie belcantistiche piuttosto che all'interpretazione drammaturgica, devo dire che non è così perché anche nell'aria cosiddetta 'del sonno' al termine del primo atto ('Mi scende sull'alma un dolce sopore'), dopo la sua prima notte di nozze, Lisinga è turbata e non riesce a dormire. Nel primo atto è semplicemente una donna felice che ama il suo sposo. Nel secondo, dopo essere stata rapita, diventa una giovane battagliera e risoluta". Ma le difficoltà dell'esecuzione non sono certo nella parte drammaturgica, piuttosto in quella canora. "Ho l'impressione - prosegue Pratt - che essendo la prima opera di Rossini, il compositore non conosca ancora la voce umana e abbia scritto dei passaggi così veloci e in crescendo come se fossero quelli di un pianoforte che non consentono ai cantanti di respirare. Per questo bisogna provare moltissimo". E di prove Pratt ne fa tantissime da sempre, studiando e allenando la voce molte ore al giorno, cosa che l'ha fatta diventare uno dei soprani più richiesti del mondo per il repertorio barocco e belcantistico, quello Rossiniano in primis.

"Quando studiavo con Renata Scotto - racconta - mi diceva sempre che cantavo Rossini molto meglio di Donizetti o Bellini, perché essendo più difficile mi concentravo di più. Tra l'altro trovo i ruoli femminili del compositore pesarese più appaganti perché consentono di sfogare i sentimenti, mentre le donne di Bellini e Donizetti sino più compresse, soffrono di più, se non diventano addirittura pazze come Lucia di Lammermoor. Rossini - continua - è la mia casa, non solo perché l'ho interpretato al Rof molte volte (nelle vesti di Adelaide di Borgogna, Amira in Ciro in Babilonia e Zenobia in Aureliano in Palmira ndr), ma anche perché è una sfida, un allenamento quotidiano, e tra le otto-nove produzioni che presento ogni anno in giro per i mondo, cerco sempre di mettere un titolo rossiniano. Ma oggi - conclude - i cantanti non sono più trattati come una volta perché si pensa che tutti possano fare tutto col ricatto di dover lavorare. Ci si dimentica che per arrivare ad eseguire un 'trillo' servono almeno due anni di lavoro. Spesso, anche se questo al Rof non succede, non possiamo disporre neppure di un camerino per allenare la voce prima di provare. La colpa è nostra, dobbiamo farci sentire di più". In attesa della prima, la bella cantante anglo-australiana che ha appena compito 40 anni, si gode una pausa dalle prove in una casa a Pesaro in riva al mare assieme al marito informatico, da lei definito "di nazionalità napoletana", e a tre gatti e tre cani, tutti trovatelli. Con la sua figura statuaria, la sua simpatia, e la sua grande versatilità, è la gioia di tutte le truccatrici del Rof che riescono a trasformarla alla perfezione nel personaggio da interpretare.

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