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Teatro: la verità sulla strage Borsellino ridotta in Cenere

Al Massimo di Palermo testo di Gery Palazzotto chiude trilogia

Redazione ANSA PALERMO

(ANSA) - PALERMO, 14 MAG - Gli appuntamenti del Teatro Massimo per ricordare i 30 anni dalle stragi mafiose del 1992 sono entrati nel vivo e ieri sera è andato in scena "Cenere" di Gery Palazzotto. "Storia lunga e contorta", storia di omissioni, parole non dette, tradimenti istituzionali. Il racconto del più grande depistaggio della storia giudiziaria italiana e di quel che resta di un rogo.
    L'incendio è nella strage di Capaci, nella stanza del giudice Falcone svuotata appena 7 giorni dopo la morte, tolti i sigilli. L'incendio è in via D'Amelio con la sparizione dell'agenda rossa. L'incendio è nelle menti di chi vorrebbe la verità e non può ottenerla. Palazzotto suggerisce che a bruciare è stata la verità. Il senso del fallimento giudiziario morde, fa male, ancora oggi. La sofferenza è generata dalla morte della logica, in una storia in cui due più due non fa mai quattro. Lo spettacolo non concede nulla alla spettacolarizzazione dei fatti, tanto enormi da invitare all'iperbole. E, invece, non troviamo rabbia, solo una disperata ricerca di riflessione seria su quanto è accaduto dopo le stragi. "Cenere" chiude la trilogia che Gery Palazzotto ha dedicato al Teatro d'inchiesta, con "Le parole rubate" e poi "Traditori", sempre prodotti dal Teatro Massimo di Palermo. Le musiche sono firmate da Marco Betta, impegnato qui come musicista e come soprintendente, Fabio Lannino e Diego Spitaleri. Nel finale la linea armonica continua di Betta è abbastanza riconoscibile e ancora una volta le melodie non esprimono rabbia, solo rimpianto, solo il tragico nascondimento della verità. Paolo Borsellino chiede di essere ascoltato a Caltanissetta, il giudice Tinebra non lo chiama. Il pentito Scarantino dice la sua versione ma viene sconfessato da più collaboratori che non verranno presi in considerazione. Anzi le indagini verranno affidate ai Servizi segreti.
    Siamo molto lontani dalla verità, condannati alla nebbia insopportabile e sono passati 30 anni. Sullo sfondo vengono proiettati i bellissimi artworks di Francesco De Grandi, poche linee, molti teschi, una clessidra che misura il tempo con la morte, molto efficaci. Lo spettacolo meriterebbe di andare in tournée, non solo per il suo valore civile, ma anche per la straordinaria bravura di Gigi Borruso che si sdoppia in due personaggi contrapposti, uno ha fiducia nella Giustizia e vuole la verità, l'altro che invece si sente infastidito da "tale ossessione per il complotto".
    Segue il ritmo del racconto, ma anche della musica, in perfetta sincronia. Unica nota che potrebbe invitare alla speranza: quando si alza lo schermo, mentre Antonino Saladino è ancora al violoncello, compare la Massimo Youth Orchestra, tutti giovanissimi, diretti dal maestro Michele De Luca. E poi i due solisti del Massimo, Yuriko Nishihara e Alessandro Cascioli, intensi, bravi, sono le due schegge delle drammatiche esplosioni. (ANSA).
   

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