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Omaggio alla memoria nel primo romanzo di Mario Rosso

Il racconto di una vita in "Sembrava ancora di giocare"

Ci sono le estati assolate nella piana di Oschiri, i tuffi azzardati nel lago Coghinas, l'osservazione di una natura magnifica ma implacabile, anche agli occhi di un bambino. C'è il ricordo dei nonni, della famiglia, di un'infanzia oschirese e di un'educazione granitica plasmata dalla severità paterna e addolcita dalla gentilezza materna.

"Sembrava ancora di giocare", primo romanzo di Mario Rosso, edito da Clichy, è un'autobiografia che sconfina nel racconto di una vita, quella del dopoguerra italiano, che non esiste più ma che è memoria storica del Paese. Quasi una cronistoria dove gli affetti e le emozioni si fondono con i fatti, con il procedere di un'Italia che rinasce, con l'incedere del progresso, della modernità e di una nuova società. Tutto questo scandito dai passaggi fondamentali del percorso formativo dell'autore, nato a Roma nel 1947 da genitori sardi, cresciuto a Torino e poi affermatosi professionalmente in tutto il mondo, come manager di grandi compagnie nazionali e internazionali: dalla Fiat alla Rinascente, da New Holland a Telecom, Tiscali, Ansa e Almaviva.

"Sembrava ancora di giocare" è un omaggio alla memoria degli affetti, alle radici di un uomo che ha fatto delle sue origini isolane una risorsa, uno scudo per superare i momenti difficili. Il romanzo sarà presentato venerdì 18 novembre al Teatro Civico di Oschiri alle ore 18.30, in un appuntamento organizzato dalla Fondazione Giovanna Sanna e con il patrocinio del Comune di Oschiri. Dialogheranno con l'autore il sindaco Roberto Carta, docente dell'Università di Siena, e Fulvio Dettori, giurista dell'Ateneo di Sassari. 

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