Ritrovati 200 kg di sabbia rubata

Recuperati in aeroporto, provengono da litorale Oristanese

di Fabrizio Fois

In Sardegna è guerra aperta ai ladri di sabbia. I granelli di quarzo che rendono i litorali sardi i Caraibi del Mediterraneo vengono costantemente rubati dai turisti, soprattutto stranieri, che cercando di portarsi via un ricordo delle bellezze naturali dell'Isola. Solo nelle ultime settimane gli agenti della security dell'aeroporto di Cagliari ne hanno sequestrati 200 chili racchiusi in 135 bottiglie, tutti provenienti dalla spiaggia di Is Arutas, nell'Oristanese. I controlli non bastano più, ma si moltiplicano le segnalazioni di cittadini che 'scovano' i bagnanti a riempire bottiglie e buste di plastica con sabbia, conchiglie, sassi e sassolini.

Dai litorali al profondi blu: c'è anche chi si spinge a prelevare dal mare esemplari tutelati come la Pinna Nobilis (comunemente chiamate nacchere di mare) o addirittura teschi di delfino, in barba alle normative e alle campagne di sensibilizzazione che vedono in prima fila l'associazione Sardegna rubata e depredata: "quella di oggi è solo una minima parte di quello che in realtà sparisce per sempre dalle nostre spiagge, portata via con i traghetti", dicono i volontari che ora, dopo l'ultima ruberia, chiedono il numero chiuso a Is Arutas.

Ma poi dove finisce tutto questo materiale trafugato? Per gli ambientalisti del Gruppo di Intervento Giuridico Onlus (Grig), la sabbia andrebbe ad alimentare il mercato sul web. "Si tratta di un vero e proprio fenomeno organizzato per vendere la rena e lucrarci sopra", dice il presidente Stefano Deliperi, sollecitando più controlli e pene più severe. "Non basta la semplice multa, serve un vero e proprio Daspo: hai rubato la sabbia? Per 10 anni non puoi tornare in Sardegna. Non abbiamo bisogno di queste persone nella nostra Isola", ammonisce l'ambientalista. Un appello che non è caduto nel voto.

Il Corpo Forestale regionale sta valutando le ganasce fiscali, per colpire in particolare i turisti stranieri che una volta tornati in patria si guardano bene dal pagare una sanzione che va dai 500 ai 3mila euro: "già una decina quelle elevate quest'anno", dice il comandante del Corpo Antonio Casula. E anche la Regione è mobilitata contro i moderni predoni: "La Sardegna non si smembra come se fosse un cadavere da cui togliere i gioielli da vendere poi al miglior offerente", avverte l'assessore dell'Ambiente Gianni Lampis.

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