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Antiochia, culla cristianesimo dove restano cento cattolici

Si celebra messa in casa-chiesa. 'Con islam dialogo e rispetto'

 (ANSA) - HATAY, 09 NOV - Il cartello stradale con l'indicazione 'katolik kilisesi', chiesa cattolica, porta in un vicolo stretto e anonimo. L'ingresso è sobrio come quello di una delle tante case basse nel borgo antico di Antiochia, oggi Hatay, nell'estremo sud-est della Turchia, al confine con la Siria. Aleppo dista appena un centinaio di chilometri quando invece Istanbul è altre 1.100 km lontana da qui.
    E' il convento dei cappuccini, dove vivono nove frati che arrivano da Italia, Romania, India e Pakistan. E uno dei saloni della casa è stato sistemato con icone e altare per poter celebrare la messa. E' intitolata ai santi Pietro e Paolo questa 'casa-chiesa', l'unico luogo di culto cattolico di questa città turca. Ad Antiochia, dove per la prima volta i discepoli di Cristo furono appunto chiamati 'cristiani', e dove vissero i due pilastri della storia della Chiesa, San Pietro, il primo Papa, e San Paolo, oggi i cattolici sono un centinaio, mentre complessivamente i cristiani sono poco più di un migliaio in città, il triplo se si considera tutta la provincia. Quattordici gli ebrei. Per il resto la cittadina di 1,2 milioni di abitanti è musulmana. "Ma tra le differenti fedi qui ad Antiochia c'è sempre stato dialogo e rispetto", dice padre Domenico Bertogli, 86 anni, nato a Modena, ma da 55 anni missionario in Turchia, che parla con gioia dei "ventisei battesimi" in famiglie non cristiane che negli ultimi 35 anni, quelli trascorsi appunto ad Antiochia, ha celebrato. "La convivenza qui c'è sempre stata, è importante però che il dialogo parta dalla propria identità. Io dico sempre: questa è la mia fede. Ma senza proporre e imporre nulla", racconta ai giornalisti al seguito di una missione dell'Opera Romana Pellegrinaggi, l'ente della diocesi di Roma che promuove viaggi di fede, che torna in questa zona della Turchia dopo il blocco degli anni del Covid. Padre Bertogli mostra con affetto anche un Corano che gli è stato regalato da una donna musulmana. Nelle messe e le lodi, che si celebrano in questa "domus ecclesiae", la casa-chiesa, come la chiamano i frati, i canti e le preghiere spesso si mescolano con l'invito alla preghiera islamica, cinque volte al giorno, del muezzin che arriva dal vicino minareto.
    D'altronde ad Hatay c'è una antichissima moschea, risalente al VII secolo, dedicata - forse unico caso al mondo - ad un 'santo' cristiano, Habib-i Nejjar, che secondo la tradizione fu punito e martirizzato perché cercò di proteggere e nascondere due discepoli di Cristo arrivati appunto ad Antiochia, Paolo e Barnaba. L'imam spiega che questo falegname, mestiere che è indicato nel suo nome turco, è venerato anche dai musulmani proprio per questo gesto di generosità. E nell'area della moschea c'è anche una tomba dove si indica che ci sono i resti di San Paolo e San Giovanni, due 'amici' del mondo dell'islam.
    Circostanza che appare però inverosimile e forse più legata ad una tradizione locale. Più legata alla voglia di mantenere Antiochia, a duemila anni di distanza, la città aperta a tutte le religioni. (ANSA).
   

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