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EuroScience 2020: Fantoni, scienza è a servizio cittadini

Intervento del presidente Fit, che organizza evento

08 giugno, 20:00
(ANSA) - TRIESTE, 8 GIU - Per decenni ultimo avamposto dell'Occidente e dell'Italia, Trieste è stata simbolo e metafora delle contraddizioni del Novecento europeo, ritagliandosi un ruolo importante di raccordo con il blocco Orientale già in piena Guerra fredda, grazie alla "diplomazia scientifica" sviluppata attraverso i suo prestigiosi centri di ricerca internazionali. In questo solco, fatto di dialogo e di individuazione di soluzioni comuni per il futuro, si inserisce l'edizione del 2020 dell'EuroScience Open Forum, non a caso fin dal principio concepito come un progetto rivolto a un'area molto ampia e parzialmente inesplorata dalle precedenti edizioni della manifestazione, uno spazio che va dal Mar Baltico ai Balcani. "Come città rappresentativa dell'Europa Centrale", recita una delle motivazioni del riconoscimento nei confronti di Trieste da parte di Euroscience, la città giuliana "opererà in modo che ESOF2020 possa costituire un esempio di forti ed efficaci legami con scienziati, imprenditori, politici e cittadini appartenenti ai Paesi del Centro-Est Europa". E se vorrà prendere sul serio il suo compito, la nostra manifestazione non potrà esimersi dal combattere e curare la tendenza negli ultimi anni di certi governi proprio di quell'area a prendere decisioni su questioni scientifiche. Ci sono ormai troppi esempi concreti dai quali emerge la volontà da parte di alcune nazioni orientali del vecchio continente di stabilire cosa sia importante scientificamente e cosa no sulla base di esigenze politiche.

Questa tendenza mette a rischio i presupposti della scienza basati sulla libera circolazione della conoscenza, principio a cui la scienza deve molto del suo grande sviluppo.

Ma oltre all'allargamento geografico, il successo dell'evento si misurerà nella capacità di articolare una discussione collettiva, forse un vero e proprio esercizio di autoanalisi dei rapporti tra scienza e società, che guardi allo sviluppo della vita in maniera davvero ambiziosa e lungimirante, in grado di inserire nell'agenda della discussione pubblica, con coraggio e senza paura del futuro, i temi dei prossimi decenni: il riscaldamento globale, il cibo, l'acqua, la salute, le migrazioni, la disgregazione del mondo del lavoro, le conseguenze sulla società e sulla vita quotidiana della diffusione apparentemente incontrastata di algoritmi non coscienti ma dotati di grande intelligenza. Senza mai trascurare il ruolo cruciale della ricerca scientifica e dell'innovazione nello sviluppo economico e sociale. Per questo, l'EuroScience Open Forum del 2020 a Trieste non potrà permettersi di essere una vetrina delle meraviglie della scienza a disposizione di ammiratori e ammiratrici della ricerca per soli cinque giorni. L'obiettivo è piuttosto quello di realizzare la migliore piattaforma possibile per la costruzione di un senso nuovo attorno a problemi che riguardano sia le dinamiche interne della scienza - dalla mobilità delle carriere all'editoria scientifica, ai finanziamenti alla ricerca - sia i rapporti tra scienza e impresa, innovazione, politica, media.

Più che presentare soluzioni o dare lezioni, ESOF2020 avrà successo se diventerà uno spazio possibile e credibile della negoziazione e dell'integrazione di competenze e conoscenze differenti. Cercheremo di farlo attraverso uno sguardo unico che accomunerà tutti i nostri sforzi: la libertà. Abbiamo scelto il motto Freedom for science, Science for freedom perché uno dei modi con cui Trieste ha mostrato in passato il suo volto migliore di fronte alle illusioni dell'autosufficienza e del provincialismo è stata la curiosità intellettuale verso l'esterno, la capacità di accettare la sfida della diversità, trasformandola in progetto di cambiamento e non di diseguaglianze, a partire dall'invenzione della diplomazia scientifica, quando il capoluogo giuliano era uno dei presidi della cortina di ferro scesa sull'Europa. Il tema della libertà innesca, come ovvio, quello della responsabilità e della comunità. Siamo convinti che una scienza orgogliosa di se stessa ma al servizio dei cittadini sia fondamentale per ridefinire cos'è bene comune, cos' è il minimo comune denominatore di conoscenza che dev'essere messo a disposizione di tutti per poter essere pienamente cittadini del nostro tempo. Siamo convinti altresì che senza conoscenza non sia possibile "liberarsi assieme", o che quantomeno aumenti il rischio di liberarsi nell'indifferenza dell'altrui libertà o addirittura a sue spese.

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