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Borsellino: Vullo, ferisce non sapere verità dopo 30 anni

Superstite via D'Amelio, eravamo stati lasciati soli

(ANSA) - ISERNIA, 21 MAG - "Qui è pagina triste e vergognosa, si doveva fare qualcosa. Eravamo stati lasciati da soli e quando sei solo e più facile colpire. Dopo 30 anni non sapere ancora la verità ci ferisce tantissimo. Abbiamo bisogno di verità, chi sa non ha coraggio di parlare". Così Antonio Vullo, poliziotto della scorta del giudice Borsellino e unico superstite della strage, in collegamento video da via d'Amelio ha parlato soprattutto agli studenti presenti nell'Auditorium di Isernia.
    "Questo è un luogo difficile per me. Oggi, c'è l'albero della vita voluto dalla mamma del giudice Borsellino. Lo abbiamo piantato 30 anni e si diceva che non poteva attecchire, invece è qui forte e visitato da centinaia di giovani". "Quando vengo da solo - ha proseguito - sento la presenza di Paolo Borsellino, di Emanuela Loi, di Agostino Catalano, di Walter Eddie Cosina, di Vincenzo Li Muli, di Claudio Traina. "Non avrei voluto vedere quello che ho visto - ha detto - mi ferisce ancora. Sento un peso da cui non riesco a liberarmi. Sono l'unico sopravvissuto e quando sono con chi ha perso i familiari è difficile, ma loro mi hanno accolto come un fratello. Noi della scorta spesso veniamo dimenticati e non è giusto per noi e non lo è per chi ora lo diventa e per chi lo diventerà". (ANSA).
   

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