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Violenza donne: "Questo non è amore", parlatene subito

Incontro ad Ancona. Psicologo Ps, via stereotipi, chiedete aiuto

Redazione ANSA ANCONA

(ANSA) - ANCONA, 28 NOV - "Ti accompagno sempre io, tieni sempre cellulare acceso devo chiamarti, non uscire con quell'amica non mi piace, dammi le password dei tuoi social non abbiamo nulla da nascondere; non ti vestire con la minigonna ti guardano e io sono geloso". Piccoli segnali ma che possono diventare un grande problema. A indicare i 'sintomi' di condotte che potrebbero degenerare in violenze psicologiche e fisiche è stato Michele Angelini, psicologo della Polizia di Stato, durante un incontro all'Istituto superiore Volterra Elia di Ancona su "Questo non è amore" per sensibilizzare gli studenti contro la violenza sulle donne, sulla necessità stroncare sul nascere violenze di ogni tipo fraintese magari come un amore più "dedicato" e che celano invece, in molti casi, volontà di controllo e sopraffazione. "Parlatene subito prima che sia troppo tardi", il consiglio dell'esperto che ha sottolineato come sia necessario innanzitutto "sradicare gli stereotipi della cultura maschilista".
    L'invito alle donne, soprattutto giovani, è a confidarsi sempre e a chiedere aiuto per evitare di isolarsi, farsi manipolare e subire violenze. La "crescita tensione nella coppia, poi l'esplosione della violenza, gli insulti, le percosse, le umiliazioni, infine la contrizione" e il pentimento che non deve convincere. Lo psicologo ha descritto le fase di un'escalation di violenza "ciclica" che va denunciata e non taciuta in attesa che "passi l'arrabbiatura" o confidando nelle scuse di facciata.
    All'incontro di educazione alla legalità e sensibilizzazione sul tema del contrasto alla violenza di genere, hanno partecipato l'avv. Lucia Annibali, esempio vivente di resilienza e determinazione dopo essere stata sfregiata con l'acido per mandato dell'ex fidanzato Luca Varani, poi condannato a 20 anni di carcere, il prefetto di Ancona, Darco Pellos, la procuratrice di Monica Garulli, che fu pm nel processo contro Varani e gli esecutori dell'agguato, il Questore di Ancona, Cesare Capocasa, Massimo Iavarone dell'Ufficio Scolastico Regionale delle Marche ed i vertici delle Forze dell'Ordine e delle Istituzioni Civili cittadine.
    Presenti circa 200 studenti dell'Istituto e, in collegamento web, molte altre classi e insegnanti di altri Istituti Superiori di Ancona e Provincia. Un momento corale di riflessione, bilancio e ripartenza, all'insegna della necessità di "fare Rete" e costruire insieme una società libera dalla violenza di genere, dai condizionamenti delle discriminazioni, con un'attenzione particolare rivolta alle nuove generazioni, che si affacciano oggi alla vita affettiva, per la costruzione di relazioni corrette, scevre da pregiudizi e volontà di predominio.

   Nel corso dell'incontro, moderato dalla giornalista Marta Vescovi, i ragazzi hanno potuto affrontare insieme agli intervenuti l'importante tema, ponendo le domande ai relatori per comprendere il concetto di violenza, nelle sue diverse esplicazioni, fisica, psicologica e economica, i fattori di rischio nelle relazioni affettive, gli strumenti (penali e amministrativi) per rompere la catena dei soprusi e reagire al tentativo di controllo e sopraffazione nelle relazioni tossiche. Il Questore Capocasa ha parlato della violenza di genere come di una "dolorosa tragedia quotidiana", ha ripercorso gli strumenti preventivi come l'ammonimento, deterrente statisticamente significativo per ridurre gli episodi più gravi: tra i 21 disposti nel 2022 ad Ancona, non vi è stata alcuna recidiva; ma anche il progetto Zeus, che la Questura firmerà, per 'recuperare' i soggetti maltrattanti. Capocasa ha invocato un "deciso cambiamento culturale: una cultura nuova più forte dell'ignoranza, dell'insofferenza, della discriminazione, e della negazione della ragione e del rispetto. La cultura va portata avanti insieme a scuola, insegnanti, genitori, con forze polizia, autorità giudiziaria, centri antiviolenza, media. Un'azione di sistema di fronte a un dramma di sistema". La Procuratrice Garulli ha ricordato i più recenti femminicidi: Ilaria, uccisa di botte dal marito a Osimo, Anastasiia, 23enne, ammazzata a coltellate dal coniuge a Fano. Sono solo la "punta estrema della violenza, della soppressione fisica della donna. Ma ce ne sono altri di esempi"; ha ricordato i fatti drammatici del 2013 che coinvolsero Lucia Annibali, "un'indagine che mi ha segnato a livello personale". Garulli, per la prima volta in un contesto pubblico insieme a Lucia, ha rammentato quando la incontrò al centro ustionati a Parma. "Come investigatore dovevo raccogliere tutti gli indizi ma la domanda che mi arrovellava era: perché le istituzioni non avevano raccolto questo segnale? Perché non c'era stato il coraggio della denuncia?", ha proseguito, elencando tutti gli strumenti che invece sono disponibili : il supporto territoriale della rete antiviolenza; il secondo livello dell'ammonimento all'autore di comportamenti violenti e ossessivi; poi l'attività giudiziaria in senso stretto con la "Legge Codice rosso nel 2019" e il canale di priorità, con tempistica di presa in carico in tre giorni. Ma non basta, occorre fare di più e bisogna denunciare, ha ribadito citando l'esempio delle "ragazze iraniane di "Donne, vita e libertà che hanno il coraggio di rivendicare la propria autonomia, la propria vita che non è strumento di prevaricazione".(ANSA).
   

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