Pd, doppia preferenza genere, no listino

Presentata proposta per modificare legge elettorale regionale

Introduzione della doppia preferenza di genere e abolizione del listino. Sono i punti focali della proposta di legge elettorale regionale presentata oggi dal gruppo regionale del Partito Democratico. Prevede di mantenere "l' ossatura della legge in vigore - ha spiegato il capogruppo Giovanni Lunardon - con il sistema proporzionale e un premio di maggioranza che garantisca 16 consiglieri più il presidente a chi vince con il minimo scarto di voti. Alla minoranza 14 consiglieri". Assolutamente non negoziabili sono però l'abolizione del listino e la doppia preferenza di genere: "che eviti la vergogna - dice Lunardon - di avere in consiglio oggi solo tre donne su 31 consiglieri". Presentata insieme con i consiglieri Luca Garibaldi, Walter Ferrando e Pippo Rossetti, la proposta del Pd sarà presentata nelle prossime ore: "prima della pausa estiva - spiega il capogruppo - in modo che ci sia tutto il tempo di discuterne alla ripresa dei lavori insieme con le altre proposte in campo, quella presentata dal M5S e quella annunciata dal presidente Toti". Servono 21 voti per cambiare la legge, la maggioranza di centrodestra ne ha 17.
    "Intendiamo sanare due evidenti contraddizioni oggi presenti nella legge regionale - hanno spiegato Lunardon, Ferrando, Garibaldi e Rossetti -: restituire agli elettori la facoltà e il diritto di scegliere i propri rappresentanti e sradicare la vergogna di essere una delle ultime regioni con un sistema elettorale senza norma a tutela del genere. Non accetteremo compromessi al ribasso, non voteremo nessuna proposta che non includa la doppia preferenza". Questo è necessario, dice il Pd, anche perchè "se aboliamo il listino facciamo una modifica sostanziale della legge elettorale e dobbiamo perciò uniformarci agli indirizzi previsti dal legislatore nazionale, che prevede esplicitamente la doppia preferenza di genere. Se non lo si fa la legge è impugnabile e con essa anche il risultato delle elezioni. Vorremmo evitare di finire in un grande pasticcio".
    Per i consiglieri regionali del Pd la discussione è aperta: "Non abbiamo nulla contro il ballottaggio previsto dal Movimento 5 Stelle, ma pensiamo che dovendo trovare una larga maggioranza in Consiglio sia preferibile concentrarsi su modifiche sostanziali piuttosto che su un disegno di legge elettorale completamente diverso da quello attuale su cui difficilmente troveremo il consenso della maggioranza". "Non voteremo invece modifiche che prevedano aumenti di spesa pubblica - dicono i consiglieri -. La norma suggerita da Toti che prevede le automatiche dimissioni degli assessori e il subentro dei primi dei non eletti è destinata a ingenerare circa 800.000 euro di spesa in più all'anno. Non siamo d'accordo. Ora aspettiamo la proposta della maggioranza. Vediamo se dalle parole si passa anche ai fatti".(ANSA).
   

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