Scontro Italia-Francia, l'immigrazione torna in agenda Ue

Presentato piano d'azione su Mediterraneo centrale, ma la crisi è lungo la rotta balcanica

Redazione ANSA

Lo scontro tra Roma e Parigi sul caso Ocean Viking ha fatto riemergere le divisioni in Europa sull’annosa questione dell’immigrazione. La Commissione europea è corsa ai ripari presentando un nuovo piano d’azione per contrastare l’immigrazione clandestina nel Mediterraneo centrale. Ma è lungo la rotta balcanica, la più attiva in Europa, che si profila una nuova crisi.

 

Una nave umanitaria con 234 migranti a bordo, di cui 57 minori, ha sostato per quasi tre settimane in acque internazionali. Dopo il rifiuto di Roma di autorizzare l’accesso ai porti italiani, la Ocean Viking, una nave battente bandiera norvegese e gestita dalla ONG francese SOS Méditerranée, è approdata a Tolone in Francia. L'incidente ha causato una crisi diplomatica tra Italia e Francia. “Dobbiamo tener presente che una netta maggioranza delle persone che arrivano oggi attraverso la rotta del Mediterraneo centrale non ha bisogno di protezione internazionale”, ha detto la commissaria europea per gli affari interni, Ylva Johansson, aggiungendo che molti di questi migranti provengono principalmente da Egitto, Tunisia e Bangladesh in cerca di un lavoro.

Per anni Bruxelles ha fatto fatica a trovare un accordo sulla redistribuzione dei migranti in arrivo. In vista del Consiglio Straordinario Giustizia e Affari Interni del 25 novembre 2022, la Commissione europea ha presentato un Piano d’Azione sul Mediterraneo Centrale, proponendo una serie di misure per affrontare le sfide in corso lungo la rotta. L’obiettivo è frenare l'immigrazione clandestina attraverso il Mar Mediterraneo e rafforzare la solidarietà e la responsabilità degli Stati membri. Come? Intensificando la cooperazione con i paesi di origine e di transito, scoraggiando l’immigrazione irregolare, stabilendo un approccio più coordinato alle attività di ricerca e  soccorso. La Commissione ha annunciato che saranno sviluppati piani d’azione simili per le rotte migratorie attraverso il Mediterraneo orientale e i Balcani occidentali.

Secondo Johansson, il piano d'azione punta anche ad accelerare l'attuazione del meccanismo di solidarietà, concordato da 19 Stati membri dell'Ue e 4 Stati associati nel giugno di quest'anno. In base a tale accordo, i Paesi si impegnano ad accogliere 8.000 rifugiati salvati al largo delle coste mediterranee degli Stati membri meridionali dell’Ue entro fine giugno 2023. Ma lo scontro tra Francia e Italia potrebbe minare l’accordo. Il nuovo governo di destra a Roma preferirebbe non permettere affatto alle navi private che soccorrono i migranti di entrare nei porti italiani. Per rappresaglia, Parigi ha dichiarato che non avrebbe più accolto 3.500 migranti dall'Italia e ha esortato altri paesi dell'Ue a sospendere la loro partecipazione al meccanismo di ricollocamento dei migranti dell'UE e ad adottare misure simili. D’altro canto, Roma ha affermato che alcune navi di Ong stavano violando il diritto internazionale. Nel frattempo, la Francia ha negato l'ingresso nel Paese a 123 dei 234 migranti della Ocean Viking. Il 25 novembre, anche i ministri degli interni dell'Ue terranno colloqui per dirimere questa controversia.

 

Il problema della distribuzione dei rifugiati

In una dichiarazione congiunta, Italia, Grecia, Cipro e Malta hanno criticato gli altri Stati membri per non aver fatto abbastanza per condividere l'onere dei richiedenti asilo. Nella nota si afferma che solo una piccola percentuale dei migranti che arrivano nei quattro paesi viene redistribuita tra gli Stati. Secondo la Commissione, finora solo 117 migranti su 8,000 sono stati ricollocati nel quadro del meccanismo volontario di solidarietà. Il ministro dell'Interno italiano, Matteo Piantedosi, ha affermato che per il meccanismo di solidarietà ha prodotto "risultati assolutamente insufficienti". Il ministro ha anche sottolineato come gli altri Stati non fossero disposti ad assumersi la responsabilità quando navi con a bordo quasi 1,000 migranti hanno atteso per giorni l'assegnazione di un porto al largo delle coste italiane. Piantedosi ha accolto con favore il piano dell’Ue, ribadendo l’importanza di rilanciare il piano di solidarietà concordato a giugno.

La portavoce della Commissione europea Anitta Hipper ha affermato che esiste un "obbligo chiaro e inequivocabile" di soccorrere le persone in pericolo in mare e che non si dovrebbe fare alcuna differenza tra le navi delle Ong e le altre.

Per Madrid i paesi europei del Mediterraneo hanno già dimostrato la loro flessibilità per quanto riguarda l'attuazione di procedure efficaci per aiutare a contrastare l’immigrazione irregolare, migliorare i rimpatri e garantire un migliore sostegno al sistema di asilo. Il ministro dell'Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska ha affermato che il meccanismo volontario di solidarietà dovrebbe essere prevedibile, in modo che ogni paese possa definire a monte gli impegni da rispettare. Secondo la Spagna, l'unico modo per gestire efficacemente i flussi migratori a lungo termine è una stretta cooperazione tra i paesi di origine, transito e destinazione.

 

Germania e Belgio registrano numeri elevati di arrivi

Nel pieno della crisi diplomatica tra Roma e Parigi, l’ambasciatore tedesco in Italia, Viktor Elbling, ha commentato in un tweet: “L'Italia fa molto in termini di migrazione ma non è sola: 154.385 richiedenti asilo in Germania nel periodo gennaio-settembre 2022, 110.055 in Francia, 48.935 in Italia. Sono rispettivamente lo 0,186% della popolazione tedesca, lo 0,163% della popolazione francese e lo 0,083% della popolazione italiana». Finora quest'anno, la polizia federale tedesca ha rilevato 75.934  ingressi non autorizzati in Germania. Nel mese di settembre ci sono stati 12.700 ingressi non autorizzati e 13.400 in ottobre. L'ultima volta che la Germania ha registrato dati mensili a cinque cifre è stato durante la crisi dei migranti nel febbraio 2016.

Di recente, il Belgio ha ricevuto più di 4.000 domande di asilo al mese e ha difficoltà a trovare degli alloggi per i richiedenti asilo. Da anni il Belgio sostiene un approccio europeo comune ed è favorevole al meccanismo Ue di ricollocamento dei migranti, ma a condizione che i richiedenti asilo siano effettivamente registrati nel paese di arrivo e che i movimenti secondari siano impediti.

La Segretaria di Stato belga Nicole de Moor si è recata in Congo la scorsa settimana ed ha in programma di visitare l'Egitto. Un’azione “su base bilaterale” che “sta avendo un effetto”, ha spiegato de Moor, aggiungendo tuttavia che si potrebbero “ottenere dei risultati migliori se l'Ue nel suo insieme facesse sentire il suo peso”. La Segretaria di Stato belga ha apprezzato, inoltre, l'enfasi che il nuovo piano d'azione pone sulla cooperazione con i paesi di origine e di transito, nonché lo scoraggiamento delle persone che tentano di raggiungere l’Europa ma difficilmente vengono accettate come richiedenti asilo.

 

La nuova crisi all’orizzonte lungo la rotta balcanica

Negli ultimi mesi c'è stato un aumento significativo degli arrivi di migranti irregolari attraverso la rotta dei Balcani occidentali. “Una gran parte di loro arriva attraverso la Serbia - ha spiegato la commissaria Johansson - perché entra senza visto e poi prosegue verso gli Stati Ue”. In risposta alle pressioni di Bruxelles, la Serbia ha allineato le sue politiche sui visti con quelle dell'Ue per alcuni paesi dell'Asia, dell'Africa e dei Caraibi. Gli accordi di ingresso senza visto con Tunisia e Burundi sono scaduti a novembre.

Il presidente serbo Aleksandar Vučić ha annunciato che la Serbia introdurrà presto i visti con altri due paesi, senza specificare quali. In una visita a Belgrado, il cancelliere austriaco Karl Nehammer ha ringraziato il capo di Stato serbo per aver “sostenuto la fine di questo turismo dell'asilo causato dalla liberalizzazione dei visti per i cittadini di India, Tunisia e altri paesi”. “Avevamo un gran numero di richiedenti asilo dall’India - ha raccontato Nehammer - Vučić ha reagito e non ha lasciato l’Austria nei guai”. Il 16 novembre Serbia, Ungheria e Austria hanno firmato un memorandum sul rafforzamento della cooperazione in materia di migrazione e protezione delle frontiere.

Bosnia-Erzegovina (BiH), Croazia e Slovenia sono i principali punti di snodo per i migranti diretti in Europa occidentale. In BiH, ci sono attualmente circa 2.600 migranti registrati nei centri di accoglienza, mentre altri 700 migranti risiedono principalmente in prossimità del confine con l’Ue. Tra le nazionalità principali di provenienza, figurano i cittadini del Burundi, il che è una diretta conseguenza del regime di esenzione dal visto che il paese aveva con la Serbia. Le autorità bosniache hanno individuato i paesi ad alto rischio con cui dovrebbero essere firmati degli accordi di riammissione, ma il processo registra dei ritardi. Finora è stato siglato solo un accordo con il Pakistan. Rispetto agli anni precedenti, la risposta di Sarajevo alla pressione migratoria appare più efficace, ma ancora oggi il numero di poliziotti a protezione dei confini dello Stato è considerato insufficiente.

 

Croazia, Slovenia e Bulgaria – gestione delle frontiere esterne nell'area Schengen

La Croazia ha registrato un aumento del 146% negli attraversamenti illegali, secondo Žarko Katic, segretario di Stato presso il ministero dell'Interno croato. E sono cambiati anche i Paesi di provenienza dei migranti che confluiscono in Croazia. Tradizionalmente, i migranti che entravano nel Paese provenivano dal Medio Oriente e dall'Africa settentrionale e sub-sahariana. Quest'anno, i primi cinque paesi di origine sono Iraq, Burundi, Turchia, Afghanistan e Cuba. 

Analogo l’andamento dei flussi migratoria Slovenia che con 21.467 attraversamenti illegali nei primi 10 mesi del 2022 ha registrato un aumento del 160% negli arrivi rispetto all’anno precedente. Anche in questo caso, la maggior parte di questi migranti proveniva da paesi come Burundi, India, Cuba, Afghanistan e Bangladesh. La decisione di Belgrado di allinearsi alla politica dei visti Ue ha già prodotto una diminuzione degli arrivi di cittadini del Burundi e della Tunisia. 

Arrivi in aumento anche in Bulgaria, candidata all’area Schengen, dove cresce la pressione al confine con la Turchia. Nelle ultime settimane, si sono verificati incidenti quotidiani causati da trafficanti e migranti. A settembre è stato dichiarato per la prima volta lo stato di emergenza in tre regioni meridionali della Bulgaria a causa dei flussi migratori. Nel frattempo, Europol ha discusso con Sofia della formazione di squadre congiunte di intervento alle frontiere.

La crescente pressione migratoria lungo la rotta balcanica è stata anche motivo di attrito tra Vienna e Zagabria. Il ministro dell'Interno austriaco Gerhard Karner ha affermato, infatti, che si sarebbe opposto all’adesione di Croazia, Bulgaria e Romania all’area Schengen a causa dell’enorme pressione migratoria cui è sottoposta l’Austria. Il paese ha registrato l’arrivo quest’anno di circa 100mila migranti, di cui 75mila non erano stati registrati in precedenza in nessuno degli altri Stati membri dell'Ue.

Tuttavia, il cancelliere austriaco Nehammer ha poi fatto un’inversione di marcia, affermando che il suo governo avrebbe sostenuto l’adesione di Zagabria a Schengen. In questo senso dei distinguo sono arrivati anche da Lubiana. La ministra degli Esteri, Tanja Fajon, ha ribadito il sostegno all’ingresso della Croazia nell’area di libera circolazione, ma se necessario il paese introdurrà controlli alle frontiere con la Croazia, perché, ha spiegato, la Slovenia non intende diventare una sacca per l'immigrazione clandestina.

 

Questo articolo è stato realizzato con i contributi di AFP, ANSA, Belga, BTA, dpa, EFE, FENA, HINA, STA, Tanjug nell'ambito del progetto della European Newsroom.

 

 

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