Lampronti, un antiquario alla Reggia di Caserta

Ha aperto a Londra, "in Italia il commercio d'arte impossibile"

Luciano Fioramonti Roma

  REGGIA DI CASERTA- Che ci fanno le opere di un antiquario collezionista alla Reggia di Caserta? L'idea della mostra "Da Artemisia a Hackert. Storia di un antiquario alla Reggia" in programma dal 13 settembre al 13 gennaio 2020, nasce dalla volontà - hanno detto i promotori presentandola a Roma nella sede dell'Accademia di San Luca - "di avvicinare il mondo del collezionismo privato e delle Gallerie d'arte a quello dei Musei, intesi come luoghi deputati alla fruizione e alla valorizzazione culturale per 'pubblici' sempre più eterogenei".
    L'esposizione è, però, l'occasione per richiamare l'attenzione su una questione molto più delicata, un nodo difficile da sciogliere. "E' la storia della lunga vita di un importante mercante d'arte - spiega Vittorio Sgarbi - che qui indica la solidarietà dello Stato che lo porta alla Reggia di Caserta, ma che dal 2012 ha chiuso bottega ed è andato a Londra perché in Italia non si riesce a fare il commercio d'arte come sarebbe giusto fare dando la possibilità di muovere le opere". Il mercante d'arte è Cesare Lampronti, esponente della terza generazione di una celebre famiglia di antiquari, che ha oltre cinquant'anni di esperienza nel mercato internazionale dell'arte. La Galleria Lampronti fu fondata a Roma nel 1914 dal nonno Cesare, specialista in pitture italiane del XVII e XVIII secolo, con particolare riguardo per le vedute, i paesaggi e le nature morte, dal Caravaggio al Canaletto e ai loro seguaci.
    Cesare Lampronti è diventato il direttore della galleria nel 1961, succedendo al padre Giulio, e da allora ha partecipato alle fiere europee di antiquariato più prestigiose. Nel gennaio del 2013 ha aperto una nuova galleria in Duke Street, St James's, che offre una finestra sull'arte e sulla cultura italiana nel cuore di Londra. "Ho aperto nella capitale britannica perché mi sembrava finito quello che consideravo il mio orgoglio, vale a dire riportare in Italia i dipinti dall'estero - dice -. Mi sembrava impossibile proseguire. Amo il mio lavoro, ma sei-sette anni fa mi sono reso conto che era più il tempo passato per affrontare la burocrazia che quello riservato alla mia passione di comprare e vendere dipinti. A Londra soffro perché mi sento italiano, romano, ma volevo ricominciare a fare l'antiquario anziché passare tutto il giorno a sbrigare scartoffie. Lì si può fare, mi chiedo perché da noi no". Allo Stato Lampronti chiede "un criterio logico". "Ho conosciuto molti ministri che condividevano la mia posizione - osserva - ma esiste un apparato burocratico che è un muro di gomma, anche un ministro è impotente. Sono stato per quindici anni vicepresidente degli antiquari italiani, ho protestato spesso di fronte a certe storture, ma non sono riuscito a cambiare nulla. Questo dà una sensazione di impotenza. Non vedo spiragli, penso che sia una battaglia persa".
    La mostra di Caserta - nella Sala degli Alabardieri, nella Sala delle Guardie del Corpo e nelle Retrostanze settecentesche degli appartamenti storici - vuole illustrare il legame esistente tra le opere già all'interno della collezione reale, esposta nelle sale della Reggia e i dipinti presenti nella Lampronti Gallery, e di esaltare il fascino della pittura del '600 e '700. Lampronti a sua volta lascerà una traccia concreta del suo passaggio nella Reggia con la donazione di due opere importanti della sua collezione. Per l'occasione sarà esposto per la prima volta a Caserta il 'Porto di Salerno' di Jakob Philipp Hackert, che è il "pezzo" mancante della serie dei 'Porti' realizzata da Hackert per il re Ferdinando IV di Borbone. L'esposizione, quindi, diventa così occasione per mostrare ai visitatori l'intera serie dei 'Porti' del Regno, restaurata di recente. Il progetto prevede l'esposizione di altri quadri di vedute di Napoli e della Campania, realizzati da pittori presenti nella collezione della Reggia. Una sala sarà dedicata al progetto 'Immagini in cerca di autore', quadri di autori ignoti la cui attribuzione sarà oggetto di studio e dibattito da parte di studiosi e ricercatori. 
   

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