Dal Maxxi una casa per gli artisti ucraini

Il progetto al via da Fontecchio, vicino all'Aquila

di Daniela Giammusso ROMA

"Il 23 febbraio ero nel mio letto a casa. Il 24 mi sono svegliato e per me, per il mio Paese, era cambiato tutto". Gli occhi azzurri, la sigaretta in mano, la voce che a tratti si apre in grandi risate, in altri si fa bassa per la commozione, a raccontare all'ANSA è Andriy Sahaydakovskyy, classe 1957, il più importante artista ucraino vivente che attraverso installazioni multimediali rappresenta la quotidianità dell'assurdo. "Domani torno a casa, poi dovrei rivenire qui - dice - perché ho già delle idee da realizzare. Anche se fare progetti in questo momento è complicato". Da fine settembre Sahaydakovskyy è uno dei quattro artisti ospiti a Fontecchio (AQ), borgo medioevale arroccato su un'altura nel verde del Parco naturale regionale Sirente-Velino, per per il programma di residenze che il Maxxi Museo nazionale delle arti del XXI secolo ha realizzato con il sostegno del ministero della Cultura, la collaborazione del comune del borgo e la fondazione Imago Mundi. Un semestre, fino a marzo 2023, dedicato ai talenti provenienti dal Paese martoriato dalla guerra di Putin e che vede protagonisti anche Lucy Ivanova, una delle pittrici più interessanti della sua generazione, appassionata di naturalismo; Petro Ryaska, che cura uno dei più bei programmi di residenza in Ucraina Sorry, No Rooms Available a Uzhorod (ma che ancora non è riuscito ad arrivare in Italia); e Olena Turyanska, sperimentatrice della carta, che attraverso il disegno e l'intaglio ricerca l'armonia e la simmetria del reale. "La postura del Maxxi è netta: attraverso l'arte vogliamo continuare a sostenere la resistenza, l'identità e la cultura del popolo ucraino", sottolinea la presidente Giovanna Melandri, che già subito dopo l'invasione del Paese aveva voluto la mostra Ukraine. Short Stories. Contemporary artists from Ukraine. "Il prossimo 24 novembre - annuncia - ospiteremo anche il reading Piantare un fiore nella terra bruciata, con protagoniste le poetesse ucraine Natalia Beltchenko, Iya Kiva, Oksana Stomina e Elina Sventsytska". Scelti in una rosa proposta da Solomia Savchuk, Head of Contemporary Art al Mystetskyi Arsenal di Kiev, e Maria Lanko che, insieme a Borys Filonenko e Lizaveta German ha curato il Padiglione dell'Ucraina alla Biennale di Venezia, i quattro artisti, racconta il direttore Maxxi Arte, Bartolomeo Pietromarchi, "vivono già a Fontecchio, borgo che grazie al progetto Riabitare con l'arte è diventato una comunità di artisti da tutto il mondo. L'arte contemporanea ucraina oggi è attraversata da consapevolezza e coscienza di una fortissima identità nazionale- dice- Il programma di residenze è un'opportunità, per noi e loro, senza pressioni. Se poi vorranno discuteremo degli output". "Io vengo da Lviv, al confine con la Polonia, la parte più tranquilla, almeno all'inizio del conflitto - racconta Sahaydakovskyy - I primi mesi sono stati difficilissimi. Non capivo neanche il mio stato d'animo. Poi, è terribile dirlo, l'uomo si abitua a tutto. Ti alzi sapendo che in qualunque momento possono partire le sirene o puoi venire bombardato, eppure scendi in laboratorio a lavorare. Qui, almeno, non cadono le bombe", sospira mentre anche la traduttrice che ci aiuta si commuove. L'incontro con Fontecchio per lui è stato già fruttuoso. "Ho scelto una location interessante: una chiesa oggi legata anche alla ristorazione. Ho in mente un'idea legata proprio a questo spazio", dice. Ma sul conflitto, no. "Non ho ancora metabolizzato - spiega - Quando sarà finito e avrò pensato e ripensato, magari uscirà fuori qualcosa. Ma non adesso. Ora posso solo documentare i crimini che si compiono".

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