Riti e splendori di Antinopoli copta

Pintaudi illustra le scoperte nella città fondata da Adriano

di Rodolfo Calò IL CAIRO

IL CAIRO - E' un italiano, il papirologo e archeologo Rosario Pintaudi, l'indiscusso custode dei resti di Antinoupolis, la città egiziana fondata dall'imperatore Adriano e i cui scavi hanno restituito apotropaici riti di fondazione, pietre col volto della regina Nefertari, papiri con animali fantastici, vestigia di un islam conquistatore e mummie copte ricoperte d'oro. Pintaudi, nato in provincia di Messina ma fiorentino di adozione, è il decano delle missioni archeologiche italiane in Egitto e lavora agli scavi del'antica Antinoe (Antinoupolis), fatta fondare dall'imperatore Adriano nel II secolo dopo Cristo per commemorare il suo giovante amante preferito e creare una capitale regionale nel cuore dell'Egitto. La città sorgeva sulla riva est del Nilo una quarantina di chilometri a sud di Minya, a circa quattro ore e mezza di auto a sud del Cairo, non lontano dal luogo in cui - secondo la leggenda - il ragazzo, poi divinizzato, annegò verso la fine dell'ottobre del 130 d.C. La rilevanza del sito, in cui opera dal 1935 la missione archeologica dell'Istituto Papirologico "G. Vitelli" dell'Università degli Studi di Firenze, è dovuta soprattutto al poco conosciuto periodo copto, ossia cristiano, una fase della storia egiziana incastrata fra le memorie faraoniche e la civilizzazione musulmana, ha ricordato l'archeologo all'ANSA. Nella necropoli copta monumentale, quella riservata alle persone più ricche, si evidenzia il "destino di questa città a riutilizzare materiali impiegati precedentemente", ha notato Pintaudi: sono stati scoperti capitelli che risalgono al periodo dell'imperatore Adriano ma anche "talatat", "pietre di una misura particolare che ci riportano all'epoca di Ramsete II e dunque al secondo millennio avanti Cristo". "Nelle fondamenta abbiamo scoperto una talatat con il volto di Nefertari, colorato e ben disegnato", ha aggiunto selezionando le scoperte fatte negli anni. Su un capitello c'erano simboli cristiani, una croce dipinta in rosso, evidenziata in un cerchio, o il crisma (il simbolo di Cristo): segni che non erano visibili dall'esterno "ma servivano per la 'purificazione' dell'elemento architettonico pagano riutilizzato", per evitare che "i demoni e le divinità pagane entrassero nelle chiesa, respinti grazie proprio alla croce", ha spiegato lo studioso. Per la prima volta ad Antinoupolis la missione che Pintaudi dirige, e alla quale collaborano studiosi di vari paesi ed una equipe delle Università di Roma, ha reinstallato, ricollocandola al suo posto originale, alla porta monumentale est della città, un'enorme colonna di granito del peso di 37 tonnellate e alta 12 metri, integrando mezzi moderni con una alquanto pericolosa ma economica tecnica di carrucole ed argani simile a quella utilizzata in antico. Negli scavi sono stati rinvenuti anche migliaia di papiri greci e copti (la lingua che traslittera in caratteri greci la lingua egiziana), tra cui uno raffigurante un imperatore e la sua sposa, o almeno una figura femminile a seno scoperto "su un carro trainato da animali fantastici", ha riferito Pintaudi - già ordinario di Papirologia dell'Università di Messina - segnalando anche un frammento dell'Odissea di Omero in greco, illustrato da Diletta Minutoli, sua scolara che da anni condivide la direzione di questo scavo. Ma il sito ha offerto nella stanza di un santuario cristiano anche una pittura policroma su intonaco, con una scena di battaglia, tra cavalieri, arcieri, armati di corazze e scudi che "incarna la transizione fra due mondi: da una parte l'impero bizantino che perde l'Egitto e dall'altro un islam che arriva. Probabilmente si tratta di una scena dell'ultimo periodo imperiale cristiano dell'Egitto", ha notato l'archeologo, ricordando che, per i copti, Antinoe è la città dei martiri, il primo grande centro cristiano d'Egitto caduto in mano agli arabi. Questi ritrovamenti erano stati descritti anni fa da uno splendido documentario della rete televisiva franco-tedesca "Artè" sul "mistero delle mummie copte di Antinoe" rinvenute dall'archeologo francese Albert Gayet tra la fine del XIX e l'inizio del secolo scorso e rimaste trascurate per decenni nei magazzini del Louvre, dai quali sono riemerse in ottimo stato di conservazione. Come sottolinea il documentario, mostrando volti mummificati con scaglie dorate, alcune di queste mummie "avevano vestiti lussuosi ed erano coperte di foglie d'oro". 

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