Il Fuoco del Perdono apre la 727/a Perdonanza Celestiniana

La Fiaccola del Morrone arderà sul tripode fino al 29 agosto

Redazione ANSA L'AQUILA

L'AQUILA - Con l'arrivo della Fuoco del Morrone sul piazzale di Collemaggio e l'accensione del Tripode della Pace da parte del sindaco dell'Aquila Pierluigi Biondi, è stata ufficialmente aperta la 727/a edizione della Perdonanza.
    Il fuoco del Perdono è stato consegnato al sindaco dai due giovani tedofori: Beatrice Del Vecchio, 17 anni, studentessa del liceo classico 'Cotugno', e Marco Iacobucci (17), studente del liceo scientifico 'Bafile'.
    Il Movimento Celestiniano, organizzatore dell'iniziativa che si svolge da 42 anni, li ha scelti per la loro costante presenza nel Cammino del Perdono e per i brillanti risultati scolastici ottenuti nonostante i disagi dovuti alla didattica a distanza a causa del Covid.
    La fiamma ha viaggiato da Sulmona all'Aquila attraversando 23 Comuni e 35 comunità sulle orme del viaggio di Pietro Angelerio per raggiungere il capoluogo per essere incoronato papa.
    Presenti all'accensione del tripode anche il vicepresidente della Regione Abruzzo, Emanuele Imprudente, il presidente della Provincia dell'Aquila, Angelo Caruso, il Cardinale e Arcivescovo dell'Aquila, Giuseppe Petrocchi. "La forza del Perdono - spiega Petrocchi - è la parte per il tutto della Perdonanza, che Celestino ha riempito di insegnamenti semplici, chiari e attuabili. Messaggi universali, amplificati dal riconoscimento dell'Unesco di patrimonio immateriale culturale dell'umanità.
    L'Aquila ogni giorno riscopre quello che sembrava perso: una ricostruzione, che sa di restauro e di ripristino, ma anche di innovazione, ha risvegliato la nostra comunità. Il gesto 'esterno' di accendere il fuoco, è simbolo di un evento che deve accadere 'dentro' l'anima: le fiamme della Perdonanza debbono ardere in tanti cuori. Il fuoco della Perdonanza deve illuminare le nostre 'notti' spirituali, culturali, sociali".
    Il sindaco Biondi ha sottolineato che "da cristiani, non possiamo estraniarci dalla sorte dei nostri simili come nel caso della tragedia afghana", mentre "da fratelli maggiori non possiamo disinteressarci dei nostri fratelli minori, delle ragazze e dei ragazzi che torneranno a scuola con l'angosciosa eredità di un anno e mezzo vissuto nell'incertezza e nella privazione dei rapporti sociali". (ANSA).
   

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