Il vino in Puglia va oltre l'agricoltura biodinamica e vince

La storia di Dibenedetto fondatore dell'azienda L'Archetipo

Redazione ANSA ROMA

- Si respira la natura a L'Archetipo, azienda vitivinicola nella Murgia barese a 320 metri di altezza a pochi chilometri da Castellaneta (Ta). A farla da padrone in circa 30 ettari di terra sono il Primitivo, l'Aglianico, il Greco e il Fiano, ma anche antichi vitigni dimenticati come il Susumaniello, il Marchione e il Maresco. In totale quindici referenze, tre spumanti per una produzione di 200 mila bottiglie, caratterizzata da un notevole risparmio di energia.

Un mondo a sé creato da Francesco Valentino Dibenedetto, ambasciatore dei vini 'normali' come li ama definire, vincitore di molti premi, tra cui il 'Bandiera Verde Gold di Cia-Agricoltori italiani. "Coltiviamo queste piante secondo il loro archetipo senza toccare il terreno", racconta Dibenedetto, che insieme alla moglie e ai suoi quattro figli pratica l'agricoltura sinergica, applicando gli insegnamenti di Rudolf Steiner e Masanobu Fukuoka. Si tratta di uno stadio ancora più radicale della biodinamica, per un rapporto più profondo tra terra, uomo e luogo; una filosofia di vita in cui rientra il suo appello per far dichiarare l'humus patrimonio dell'umanità dall'Unesco.

La storia di Dibenedetto viene da lontano perché, se la conversione dell'azienda ad agricoltura biologica inizia dagli anni '80, nel 2000 passa alle pratiche biodinamiche per poi andare oltre. "Il fatto di non praticare l'aratura porta non solo a un grande risparmio energetico - spiega Dibenedetto - ma anche a tutta una serie di benefici sull'ambiente, da una minore produzione di anidride carbonica, ad un calo dei fenomeni di erosioni del suolo. Praticando l'agricoltura sinergica, abbiamo piante in equilibrio con un'incidenza di malattie molto bassa, che si riflette sulla necessità di passare tra i filari lo zolfo e la poltiglia bordolese, unici mezzi di difesa da noi impiegati". La garanzia di escursioni termiche giorno-notte poi sono utili per un'ottimale sintesi dei polifenoli, importanti per il metabolismo di difesa ma anche per una migliore conservazione dei vini. In cantina, costruita integralmente in tufo da Dibenedetto, l'obiettivo è lasciare invariato il gusto, il profumo e il colore del frutto; le fermentazioni avvengono solo per mezzo dei lieviti indigeni e senza filtrazioni.

"L'unica priorità - conclude - è salvare il pianeta, tornando agli archetipi, alla naturale forma delle cose, a cominciare dall'alimentazione con cibi vivi, frutto di terreni vivi".


RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA
Modifica consenso Cookie