Dente del giudizio, un rischio per la salute della bocca

Difficile da pulire,covo di germi,spesso collegato a parodontiti

Redazione ANSA ROMA

(ANSA) - ROMA, 12 GEN - In alcuni non spunta, in altri solo a metà, spesso è accompagnato da frequenti infiammazioni delle gengive circostanti, se non veri e propri ascessi: il dente del giudizio è uno dei problemi del cavo orale più frequenti, ma pochi sanno che averlo mal posto o storto è collegato ad aumentato rischio di parodontite, o infiammazione cronica delle gengive, e può portare alla caduta dei denti. Un linfonodo ingrossato sotto la mascella, una gengiva dolorante o, a volte, anche un mal di orecchie possono essere i sintomi di un'infezione in corso, da non sottovalutare.
    "Il dente del giudizio è l'ultimo che spunta - spiega Carlo Clauser, esperto della Società Italiana di Parodontologia e implantologia (Sidp) - e raramente ha sufficiente spazio per erompere al posto giusto, ma è un 'non dente', se si perde, non vi è un danno funzionale. E d'altronde, intorno agli 80 anni, una persona su 5 ha ancora almeno un dente del giudizio ma nessuno ha lo ha sano, e i problemi vanno dalle carie alle gengiviti fino alle cisti pericoronali. Le restanti 4 o lo hanno tolto oppure non lo hanno mai avuto, come dimostra uno studio finalndese condotto su circa 300 anziani, pubblicato sul Journal of Oral & Maxillofacial Surgery.
    Spesso, però, i danni ai tessuti di sostegno li fa anche al molare adiacente, o secondo, fino alla vera e propria perdita di questo dente, che a differenza di quello del giudizio è invece un dente 'funzionale'. Ma il danno può estendersi anche al resto della dentatura. "Se il dente del giudizio spunta solo parzialmente, ospita una quantità enorme di batteri, tra cui molti associati alla parodontite, perché è pressoché impossibile tenerlo libero da placca e pulirlo in modo approfondito con spazzolino e filo. Si associa, per questo, a un maggior numero di lesioni parodontali anche su denti distanti, come evidenziano dati consolidati di letteratura. Questo "serbatoio di germi" può diventare fonte di infezione anche su protesi ortopediche o cardiovascolari, "perché i batteri della bocca, attraverso la circolazione sanguigna, possono creare infezioni e sepsi".
    Estrarlo è spesso, secondo letteratura scientifica, la scelta migliore, ma bisogna fare i conti con l'età. "Se un dente del giudizio è sotto gengiva e non ha prospettiva di eruzione le linee guida più recenti consigliano di toglierlo con un intervento chirurgico prima dei 25 anni, perché in questo caso le lesioni parodontali a cui è associato guariscono spontaneamente nella quasi totalità dei casi. Mentre la guarigione spontanea completa diventa molto meno probabile dopo superata questa età. Inoltre, nei giovani, sono anche molto più rare le complicanze chirurgiche gravi legate dell'estrazione. Se invece il dente è ben fuoriuscito toglierlo non comporta rischi particolari. Chi, invece, lo ha parzialmente erotto ma ha superato i 25 anni di età", prosegue Clauser, "dovrebbe comunque ben monitorarlo per tutta la vita, cercando di contenere il danno parodontale, che probabilmente è già stato fatto".
    Il dente del giudizio è un "sorvegliato speciale" anche per chi ha suscettibilità alle carie: "proprio in quanto difficile da pulire, rischia maggiormente di cariarsi e far cariare il dente adiacente. Il consiglio è dunque, oltre a una corretta igiene orale a domicilio dopo ogni pasto, sottoporsi all'igiene in uno studio dentistico almeno una volta all'anno".
    Un'attenzione in più, conclude l'esperto, dovrebbero averla le donne che cercano una gravidanza. "Poiché durante la 'dolce attesa' sono sconsigliati farmaci, prima di affrontare una gravidanza, tra i tanti esami che si fanno, sarebbe consigliabile far controllare anche i denti del giudizio per evitare ascessi". (ANSA).
   

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