Governo diviso sull'auto. Ipotesi incentivi a imprese

Sindacati, subito tavolo. Centrodestra attacca, favore a Cina

Enrica Piovan ROMA

La decisione del Parlamento Ue di bandire le auto a benzina e diesel dal 2035 divide il governo.
    Tra chi difende il passaggio all'elettrico come qualcosa di ineluttabile e anzi un'occasione e chi invece la considera una scelta ideologica che di fatto favorirà i produttori asiatici.
    Certo è che il passaggio all'elettrico rischia di avere ricadute pesanti sulla filiera dell'automotive. E proprio per evitare uno shock, si pensa ad incentivi alle imprese e ammortizzatori sociali. Ma la preoccupazione resta alta, con i sindacati che chiedono la convocazione urgente di un tavolo al Mise.
    Il voto di mercoledì a Strasburgo continua a scaldare gli animi. Nettamente a favore il ministro del lavoro Andrea Orlando, che parla di passaggio "inevitabile", e il titolare delle infrastrutture Enrico Giovannini, che proponendo un approccio "olistico" al tema, assicura che la sostituzione di autobus, moto, camion apre "a nuove grandi opportunità di produzione". Non la pensa allo stesso modo Giancarlo Giorgetti, che da tempo avverte sui rischi della transizione, e che ora non nasconde la delusione per il voto europeo, con cui si rischia l'"eutanasia" di una parte della nostra industria: è "una scelta ideologica, perché il destino dell'auto non è solo elettrico, a meno che - , avverte il titolare dello sviluppo economico - non si voglia fare un regalo alla Cina". Un ritornello su cui insiste tutto il centrodestra, Lega in testa, il cui leader Matteo Salvini punta il dito contro Bruxelles: "E' in corso un attacco all'Italia", dice, ci vogliono ridurre "a un supermarket, modello Grecia".
    La preoccupazione maggiore è quella legata alle ricadute occupazionali. La Cisl torna a chiedere l'immediata convocazione del tavolo di settore" al Mise, ricordando che "in gioco ci sono almeno 75 mila posti di lavoro - dice il segretario Sbarra -, ai quali si aggiungono gli occupati dell'indotto". Ma dal governo arrivano già alcune indicazioni sulle possibili strade da intraprendere. "Credo che andremo nella direzione di lavorare con tutti gli incentivi che servono come stato italiano e come unione europea per consentire alle imprese di non subire uno shock ma di convertirsi", spiega da Napoli il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Mentre sul fronte occupazionale l'idea è "costruire ammortizzatori sociali e strumenti di investimento a livello europeo che mutualizzino i costi della transizione", indica Orlando, spiegando che proprio per questo "abbiamo chiesto che l'ammortizzatore sociale usato durante la pandemia sia trasformato in un grande strumento per gestire le conseguenze della guerra e le transizioni ecologica e digitale".
   

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