Da concessionari auto a agenti, comparto agitato

Vanini: 'Regole da scrivere insieme'. Di Tanno: 'Non garantisce'

Francesco Fabbri VERONA

Il cambiamento del contratto da concessionari d'auto ad agenti ventilato da alcune Case agita il settore, e la tensione serpeggia tra gli stand dell'Automotive Dealer Day in corso a Verona. Il comparto non ha ancora una posizione comune, e d'altra parte sarebbe difficile senza tavoli aperti. Certo è che nessuno vuole rimetterci.
    "E' un argomento che merita che le regole siano scritte di comune accordo" dichiara Plinio Vanini, presidente di AutoTorino, la maggior concessionaria d'auto d'Italia con un fatturato da oltre un miliardo di euro l'anno. "Al momento - chiarisce, a margine di un evento - mancano elementi sufficienti per una seria valutazione. Non abbiamo preclusioni, purché il modello funzioni. Non sappiamo in che modo, di preciso, cambierà il ruolo del concessionario. Da anni - prosegue - non ci occupiamo più esclusivamente di vendita di auto, ma anche dei servizi. Dall'assistenza ai finanziamenti, tutto è in capo ai dealers. Se scompaiono i servizi, dopo che ci è stato chiesto di occuparcene, rischia di scomparire l'autoconcessionario per come lo conosciamo. La vendita di un'auto - chiosa - non è assimilabile alla vendita di un giornale, che il giorno dopo non viene restituito. Le nostre aziende hanno responsabilità nei confronti di migliaia di famiglie. Che ne sarà, ad esempio, degli investimenti sin qui effettuati dai concessionari? In ogni Paese europeo ci sono regole diverse. In Italia, il settore - conclude - è maturo e responsabile, non si è mai sottratto ai cambiamenti e non credo lo farà adesso. Ma è necessario scrivere le regole, tutti assieme, senza azioni unilaterali".
    L'impostazione da agenzia, per il presidente del Gruppo Intergea, Alberto Di Tanno, "può andar bene nell'immediato post-pandemia, ma successivamente non garantirà l'attuale penetrazione dei servizi per i consumatori che compongono buona parte del business dei concessionari. Negli Stati Uniti non mi risulta che abbiano intenzione di modificare la rete".
    Diversa la visione di Matthias Moser, direttore generale del Gruppo Eurocar Italia, braccio commerciale di Porsche Holding: "Ieri, oggi e anche domani i concessionari giocheranno un ruolo centrale nella distribuzione auto perché rimangono l'unico punto fisico di contatto con i clienti. Il modello di agenzia può essere molto interessante sia per i nostri clienti che per i concessionari. Venendo meno il fattore prezzo (che sarà deciso dalle Case, ndr) aumenterà ulteriormente la qualità della consulenza nei confronti dei clienti. Sul fronte dei concessionari, diminuirà il rischio che sarà in gran parte trasferito all'importatore mentre è prevista una certa redditività sostenibile al dealer. I test sul modello di agenzia che abbiamo fatto in Austria hanno registrato grande apprezzamento".
    Di parere opposto Luigi Lucà, AD di Toyota Motor Italia: "Le concessionarie sono la nostra spina dorsale. Possiamo modificare qualcosa, ma non azzerare la rete".
    Ancor più netto, infine, il punto di vista di Adolfo De Stefani Cosentino, presidente di Federauto: "E' un ritorno al passato, il rapporto diretto col cliente si azzera. Ed è quello il nostro patrimonio". 

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