Fca, un anno dopo sulla rotta indicata da Marchionne

Dalla vendita di Marelli al tentativo di fusione con Renault

Amalia Angotti TORINO

E' passato un anno dalla scomparsa di Sergio Marchionne, il manager che ha guidato il gruppo per quattordici anni e ha trasformato l'azienda sull'orlo del fallimento in un gruppo automobilistico mondiale. La rotta da seguire ai suoi successori l'ha indicata proprio Marchionne con il piano industriale 2018-2022, presentato il primo giugno dell'anno scorso a Balocco. Quel giorno l'amministratore delegato di Fca ha annunciato che è riuscito a raggiungere gli obiettivi finanziari che si era posto e ad azzerare i debiti.

Su quella strada il gruppo prosegue il suo cammino cercando di fronteggiare le difficoltà sul mercato automobilistico internazionale. Il nuovo vertice, scelto al volo in quei drammatici giorni - Marchionne è morto mercoledì 25 luglio in una clinica di Zurigo, ma la sua era si è chiusa con le nomine del 21 luglio - ha le redini saldamente in mano. E questo vale per Fca, ma anche per Cnh Industrial, che presenterà il nuovo piano industriale il 3 settembre a New York e per Ferrari che quest'anno lancia 5 nuovi modelli. A Mike Manley è stato affidato il compito di pilotare la nave verso i traguardi indicati, mentre Richard Palmer controlla i conti e Pietro Gorlier segue le attività europee.

John Elkann, che ha raggiunto la fase di maturità e ha la piena leadership del gruppo, garantisce l'impegno della famiglia e valuta le possibili alleanze. Il tentativo di fusione con Renault per creare un player in grado di sopravvivere alla furia della rivoluzione tecnologica va nella direzione auspicata da Marchionne che in più occasioni ha indicato il consolidamento come strada obbligata per l'industria dell'auto. "Le fusioni sono complicate da fare e gestire, per procedere servono le condizioni giuste. Come fu un atto di coraggio la fusione con Chrysler così è stato un atto di coraggio provare con Renault", ha spiegato Elkann che ha parlato di un gruppo "forte come mai prima".

In questo anno è stata venduta Magneti Marelli, gioiello della componentistica, alla giapponese Calsonic Kansei per 6 miliardi di euro. Un'operazione che ha consentito di dare una maxicedola agli azionisti e ha fornito parte delle risorse necessarie per il piano industriale. Sono stati raggiunti accordi sul fronte innovazione, dalla partenership con Samsung-Google alle intese con Aurora e con i cinesi di Ten Cent, ai progetti con Enel X e con Engie.

Sul versante prodotto in Italia l'annuncio più importante è la produzione della 500 elettrica a Mirafiori dal prossimo anno, ma sono già arrivate le versioni ibride della Jeep Renegade e della 500X, modelli prodotti a Melfi dove si aspetta per aprile 2020 la Jeep Compass. Sempre per il prossimo anno è attesa la Maserati Alfieri a Modena. Non ci sono ancora novità per il suv Alfa atteso a Pomigliano e per il suv piccolo Maserati a Cassino. E' aumentata la produzione del Ducato in Val di Sangro ed è previsto un nuovo motore a Pratola Serra alla fine del 2020. La cassa integrazione è tanta, ma l'obiettivo della piena occupazione - indicato da Marchionne - è confermato per il 2022.

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