Sbarco sulla Luna, influenza delle missioni su industria auto

General Motors fra 1967 e 1969 crea 3 generazioni Astro concept

Redazione ANSA ROMA

C'è una lunga storia di 'vicinanza' tra il mondo automotive degli Stati Uniti e quello della NASA, l'ente incaricato dell'esplorazione spaziale, oggi nuovamente alla ribalta delle cronache per il 50mo anniversario della missione Apollo 11, quella che portò per la prima volta l'uomo sul suolo lunare. In particolare dal 1958, anno di istituzione della NASA, l'opinione pubblica americana (e non solo) mostrò grande interesse all'apertura del mondo industriale e della tecnologia verso il futuro, dando di fatto vita anche ad un cambiamento nel design delle autovetture.

 

Nel 1967, arrivati ormai ad una fase 'matura' dell'esplorazione spaziale con le missioni Suveyor, Mariner e Pioneer, General Motors approfitto del New York Auto Show di quell'anno per svelare il concept Chevrolet Astro I Experimental, con cui (afferma la stessa GM) si intendeva esplorare il potenziale estetico delle caratteristiche aerodinamiche di un'automobile. La pregevole Astro I era realizzata sulla piattaforma della Corvair, con il caratteristico schema del motore raffreddato ad aria, collocato posteriormente e con trazione sul retrotreno. L'anno successivo, da una collaborazione tra GM Design e GM Research venne presentata l'evoluzione Astro II, che - sembra quasi impossibile - anticipava il concetto di una Chevrolet Corvette a motore centrale, modello che verrà presentato solo tra pochi giorni più di mezzo secolo dopo. La Astro II utilizzava un telaio tubolare con un motore V8 Mark IV sistemato al centro e aveva trazione posteriore e cambio Tempest Transaxle con convertitore di coppia a due soli rapporti. Interessante la soluzione della parte posteriore della carrozzeria completamente sollevabile, già vista peraltro nella Ford GT40 del 1964 e nella Lamborghini Miura del 1966.

Nel marzo del 1969, l'anno dello sbarco sulla Luna, General Motors decide di andare oltre - in senso stilistico - e di sposare concettualmente il mondo delle auto con quello dei grandi missili per le imprese spaziali. Astro III abbandona infatti la 'forma' consueta di una vettura sportiva e diventa un veicolo jet su ruote, con quelle anteriori molto vicine, tanto da far sembrare questo modello sperimentale una sorta di triciclo. Presentata come ''auto sportiva del futuro, per circolare sulle autostrade del 2000'' Astro III evidenziava oltre allo stile davvero originale molte particolarità, volute dall'allora capo del brand Chevrolet John Zachary DeLorean, lo stesso che nel 1983 fondò l'omonima Casa di vetture sportive, rese celebri dal film Ritorno al Futuro. Tra queste la propulsione con un motore a turbina da 317 Cv, il sistema di guida con joystick come negli aerei e la visione posteriore con telecamera. Ed era soltanto il 1969. 

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