Tempo Libero

Il mare fuori stagione: museo a cielo aperto da visitare, ecco cosa scoprire

Bio-passeggiate tutto l’anno sui 7.500 km di coste italiane , un incredibile tesoro di biodiversità

Biopasseggiata sulla spiaggia Rena Bianca di Santa Teresa di Gallura © ANSA
  • (di Agnese Ferrara)
  • 22 ottobre 2022
  • 17:09

 Forse siamo viziati dall’incredibile offerta di 7.500 km di coste naturali, rocce, scogli, spiagge di ghiaia o di sabbia e panorami mozzafiato. Per questo diamo il mare per scontato e lo frequentiamo solo in estate, magari sdraiati a prendere il sole, un aperitivo o ballando la sera sulle sue spiagge? L’ambiente marino però è a nostra disposizione tutto l’anno e in inverno sfoggia preziosi tesori che mutano di stagione in stagione, tutti da scoprire. Gli italiani ne sanno davvero poco dei beni pregiati nascosti sulla sabbia, tra gli scogli e sulla battigia, ma il mare è un museo a cielo aperto, per giunta non si paga alcun biglietto per farne visita. Alla pari dei monumenti più frequentati, dal Colosseo al Louvre, riempiamo le spiagge del nostro Mediterraneo tutto l'anno, per scoprire le tracce della vita biologica e, finalmente, amarlo tanto da diventarne gelosi, difendendolo di più di quanto non si faccia oggi, cioè molto poco. In qualsiasi area della penisola ci si trovi si può organizzare una visita al mare d’inverno. Bastano una giacca a vento, scarpe da trekking e un cappello in caso di vento. Il mare-museo è a misura di adulti e bambini e garantisce bio-passeggiate ricche di sorprese e curiosità che affascinano fin dalla prima occhiata.  
“Andare a caccia delle tracce di biodiversità marina presenti lungo le spiagge è una attività da svolgere soprattutto in inverno quando le coste più frequentate in estate restano libere dal passaggio umano. L’ambiente costiero è un ecosistema dinamico in cui processi naturali si sommano e interagiscono modificandone le caratteristiche di continuo manifestando ai nostri occhi evidenti tracce evolutive diverse, di volta in volta", spiega Mariasole Bianco, biologa marina e presidente della Onlus Worldrise di promozione di progetti per la tutela del mare, in occasione dell’iniziativa di sensibilizzazione sull’importanza delle aree marine protette AMPlification, ideata dalla Onlus col supporto di Ariston, brand di Ariston Group, tra i leader mondiali nel settore del comfort termico hi-tech e sostenibile.  Il progetto include iniziative di tutela della aree marine protette,  da Capo Testa-Punta Falcone in Sardegna a Bergeggi in Liguria e Costa del Piceno nelle Marche.  E’ in occasione della giornata dedicata alla scoperta delle specie cha abitano la spiaggia Rena Bianca di Santa Teresa di Gallura che guide speciali, biologi marini, hanno spiegato all’Ansa come svolgere visite libere ai musei marini.
“Le distese di acqua ricoprono il 71 per cento della superficie della terra e negli abissi vivono l’80 per cento delle specie viventi. Il mare regola il clima e produce il 50% dell’ossigeno che respiriamo assorbendo un terzo dell’anidride carbonica che produciamo. Nonostante questo conosciamo pochissimo il suo incredibile habitat, – dichiara  Mariasole Bianco - Le ricerche condotte fino ad oggi hanno portato alla luce appena il cinque per cento dei tesori che nasconde. Abbiamo mappe più dettagliate sulla superficie della Luna e di Marte piuttosto che dei fondali marini del nostro pianeta. Ad oggi sono stati mappati solo il 20% dei fondali. Eravamo convinti che l’oceano, che include il nostro mare Mediterraneo senza interruzione, era infinito ma purtroppo non è così. Ogni anno le acque si fanno più acide, più calde e povere di ossigeno. Stiamo mettendo in pericolo la vita marina e, quindi, la nostra. Iniziamo a prenderci cura del nostro mare, cominciando a conoscerlo per rispettarlo”.
“Le tracce della biodiversità marina sulle nostre spiagge sono numerose. Da quelle lasciate dagli uccelli che vi si posano e nidificano a parti vegetali, praterie e fiori di mare, da scogli e rocce che indicano ere e movimenti marini fino a moltissimi residui inquinanti frutto dell’incuria umana, - sottolinea Mariasole Bianco che, insieme a cittadini e volontari impegnati in una bio-passeggiata di beach cleaning sulla rinomata (e all’apparenza pulita) spiaggia Rena Bianca di Santa Teresa di Gallura, in Sardegna, ha appena catalogato molti sacchi di rifiuti (con circa 500 materiali diversi tra buste, bottiglie, bicchieri, posate, palette del caffè, cannucce, stoviglie, tappi e coperchi di plastica, micro frammenti di reti da pesca, fili e polistirolo, oltre a bottiglie di vetro, lattine e ben 191 mozziconi di sigaretta).
Cosa guardare una volta in spiaggia? Spiega Stefano Pedone, biologo di Worldride: “Prima di tutto guardarsi intorno. Il mare cela tesori, è capriccioso perchè cambia aspetto e le sue condizioni dipendono da eventi meterologici costanti, come le mareggiate. Perciò si comincia osservando non solo cosa c’è ai nostri piedi ma intorno ed in alto. Le rocce o le pinete che fanno da scenografia mostrano molte diversità assumendo le forme tipiche di quella singola costa. Osservandole si scopre la geologia del luogo, la sua origine. Basta guardare il colore delle rocce, quelle rosate e di granito tipiche della Sardegna, ad esempio, ci parlano di vulcani, quelle sabbiose di arenaria, più friabili, sono facilmente modellate dai venti e dal mare e offrono disegni sorprendenti. Poi guardate sulla linea di battigia per raccogliere reperti con occhi da esploratori. Alghe coralline, stelle marine, tracce di sughero, valve di telline, vongole e patelle, lombrichi di mare. Filtri naturali che ripuliscono i nostri mari. E poi vere e proprie praterie marine, con fiori e frutti , piante di mare e foreste di alghe. Le loro tracce sono sotto i nostri occhi sulle spiagge”.
Sottolinea Mariasole Bianco: “Ci sono una ricca quantità di creature marine lasciate sulla spiaggia, come la posidonia  o gli scheletri di riccio, gli ossi di seppia. Inoltre vere e proprie collezioni di spugne, anche spezzettate. Come la sponge officinalis, da cui si ricavano le spugne da bagno, hanno proprietà antisettiche e disinfettanti e oggi sono finalmente tutelate nelle nostre aree marine protette. Sono gli esseri viventi più semplici del pianeta tra gli organismi pluricellulari. Sono porifere, cioè possiedono pori che servono per nutrirsi. Dai fori piccoli entra l’acqua ricca di micronutrienti e da quelli più grandi esce filtrata e i loro residui sono cibo prelibato per pesci e crostacei. Sono la base di tutto il complesso biologico dell’ambiente marino. Non hanno scheletro ma riescono a stare insieme grazie alla spongina, una proteina che dà loro elasticità e sostegno. Vengono frantumate da predatori e mareggiate ma non muoiono e da quelle piccole parti può crescere un nuovo individuo tanto che per riprodursi si spaccano volontariamente ‘colando’ nuovi cloni dai pezzetti precedenti”.  Seguono tracce di false spugne, che in realtà sono uova del murice,  lumaca di mare predatrice.
"Al mare chi non sogna di vedere un delfino? Piuttosto impariamo ad amare anche le patelle, il materiale biologico più resistente finora conosciuto in tutto il pianeta. Affollano i nostri scogli resistendo a mareggiate e cambiamenti climatici improvvisi, inclusi i lunghi periodi assolati estivi. Hanno un guscio resistentissimo, camminano lentamente solo verso sinistra nutrendosi raschiando le alghe dalla roccia con minuscoli dentelli, - spiega Bianco.  
Anche la posedonia affolla molti arenili. E’ la prateria sommersa, tutta da scoprire: “Poco amata dai bagnanti per lo sgradevole odore è una pianta marina, non una alga. Ha infatti radici, fusto e foglie e, nel mare, in autunno fiorisce perfino e fa frutti. Arriva dal mondo terrestre,  poi ha deciso di vivere sotto l’acqua.  In mare non ci sono insetti e quindi la posedonia non può essere impollinata ed è perciò che fa fiori piccoli e discreti con polline dotato di piccole ali che gli permettono di essere trasportato dalla corrente come una vela.  Il suo frutto è l’oliva di mare, buccia oleosa che la trasporta anche sulle nostre spiagge. L’oliva si apre e lascia il seme tra la sabbia. Dalla prima piantina si sviluppa una intera colonia. Esiste solo nel Mediterraneo ed in Australia, con specie diverse. E’ molto sensibile e vive solo se l’acqua del mare è pulita e molto salata. Col caldo eccessivo si ricopre di mucillagini algali che le levano la luce e brucia le foglie. Le sue foglie spiaggiate sono un ricambio naturale, danno cattivo odore, è vero, ma hanno una funzione fondamentale nel proteggere dall’erosione le nostre spiagge”.
Sugli arenili si trovano spesso anche tracce di piccole ostriche e ossi di seppia. Spiega Bianco: “La seppia è cugina di polpi e calamari. Sono Cefalopodi, molluschi molto particolari perché nel tempo hanno perso la conchiglia. Nella seppia è interna e viene detta comunemente ‘osso’. E’ fatta di stratificazione di calcare, reminiscenza di conchiglia. Serve per dare un assetto in acqua alla seppia, è poroso e le permette di salire e scendere nell’acqua, si muova come un elicottero senza dover nuotare. L’osso di seppia è gradito  alle lumache oltre che agli uccelli, ad esempio. Camminando in questo modo si scoprono le proprietà delle numerose forme viventi che vivono sulle spiagge e nell'acqua, che magari fino ad oggi abbiamo calpestato senza pensare. Imparare a conoscerle è il primo passo verso la sensibilità ed il rispetto delle nostre coste".  

  • (di Agnese Ferrara)
  • 22 ottobre 2022
  • 17:09

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