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A che età concedere il primo smartphone?

Chiavi di casa, il bagno da soli, a scuola senza genitori, tra attese e realtà l'epoca delle indipendenze

Ragazzini con i device in mano foto iStock. © Ansa
  • Redazione ANSA
  • 28 luglio 2019
  • 20:27

I bambini dovrebbero sapersi allacciare le scarpe e andare in bicicletta a 8 anni, apparecchiare la tavola a 10 e possedere un tablet a 14: questo almeno è quello che pensano i genitori italiani intervistati da My Nametags che ha voluto indagare cosa si aspettano e cosa permetterebbero i genitori italiani a seconda delle età dei propri figli. Mamme e papà italiani hanno le idee chiare su quando i propri figli dovrebbero avere il permesso di fare determinate cose o raggiungere alcuni traguardi. Secondo Lars B. Andersen, Managing Director e Fondatore di My Nametags “L’indagine - svolta a giugno 2019 su un campione di 1000 genitori italiani - mostra semplicemente alcune delle complessità dell’essere genitore. Ovviamente ogni bambino è diverso e potrebbe essere in grado di fare cose o assumersi certe responsabilità prima o dopo rispetto ai risultati della nostra ricerca” continuando “Tuttavia è affascinante avere indicazioni su quando in genere mamme e papà permettono o si aspettano che i loro figli facciano certe cose, anche per un confronto positivo su questi temi”.

La tecnologia Secondo i genitori italiani, i ragazzi dovrebbero poter avere un proprio account Facebook e Instagram a 16 anni (anche se entrambi i social network permettono l’iscrizione dai 13 anni). L’età si abbassa per quanto riguarda l’accesso a WhatsApp, considerato accettabile dai genitori già a 14 anni. Ai giovani italiani è consentito navigare su Internet e avere un computer nella propria camera a 12 anni, mentre mamme e papà sono disposti a concedere il cellulare ai 14 anni di età (il 27% addirittura a partire dai 9 anni). A conferma di quanto imprescindibile sia la tecnologia per i giovanissimi, e della conseguente difficoltà di gestione della stessa da parte dei genitori, il 61% dei rispondenti si è dichiarato d’accordo con la seguente affermazione “penso che la tecnologia abbia reso le cose più difficili per me in termini di concessione di privilegi a mio figlio”.

La cura personale L’indipendenza nella cura personale è sicuramente tra i traguardi più celebrati dai genitori di ogni paese, gli italiani pensano che sia giusto che un bambino si lavi i denti da solo a 7 anni, si prepari da solo alla mattina e faccia il bagno o la doccia da solo a 9 anni e impari a scegliere da solo i propri vestiti a 8.

Guadagnare l’indipendenza Per gli intervistati i ragazzi dovrebbero poter andare a scuola a piedi da soli dai 13 anni e in bicicletta dai 14, età in cui concederebbero anche le chiavi di casa. Uscire da solo, andare in città con gli amici e andare a un appuntamento sono ovviamente privilegi che per i genitori si acquisiscono con l’età, infatti concederebbero queste attività a partire dai 16 anni. Sempre a 16 anni permetterebbero al proprio figlio di invitare la fidanzata o il fidanzato a casa, a 17 di invitarlo/la anche a dormire. Raggiunti gli 11 anni invece i ragazzi italiani avrebbero il permesso di partecipare a pigiama party a casa di amici.

Genitori e concessione di privilegi La concessione di privilegi porta in alcuni casi a litigi e screzi tra genitori e figli: i genitori interpellati dichiarano di aver riscontrato le maggiori difficoltà nell’insegnare ai propri figli a comprendere il valore degli oggetti (20,40%), ad avere cura delle proprie cose (20,20%) e a non perderle (16,90%). "È molto interessante scoprire che la preoccupazione maggiore di un genitore è che i figli perdano qualcosa, soprattutto perché non ci aspettiamo che i bambini siano responsabili dei loro beni fino all'età 8-9 anni, ovvero circa a metà della scuola elementare” commenta Lars B. Andersen. Tra gli 8 e i 9 anni infatti è l’età in cui ci si aspetta che i bambini siano in grado di avere cura dei propri oggetti, di comprenderne il valore e che non li perdano.

Generazioni a confronto In generale, il 25% dei genitori italiani intervistati si considera meno severo rispetto ad altri genitori e per il 46,8% pensa di aver concesso privilegi ai propri figli prima di
quando fossero stati concessi a loro.