Società & Diritti

Non sarai mai brava quanto un uomo!: la battaglia delle donne nelle discipline STEM

Dall'eliminazione nel vocabolario delle espressioni sessiste primo passo verso l'equità in tutti i settori

Una donna ingegnere lavora all'energia verde foto iStock. © Ansa
  • Redazione ANSA
  • 28 novembre 2022
  • 21:33

Sebbene negli ultimi anni si siano ottenute numerose conquiste nell’ambito dei diritti delle donne, gli stereotipi di genere non sono ancora stati debellati, e anzi continuano ad essere molto presenti, specialmente in ambienti tradizionalmente a predominanza maschile. Sono tanti gli ostacoli incontrati dalle donne che vogliono intraprendere una carriera in ambito tecnico-scientifico - tra cui, anche, numerosi stereotipi e preconcetti. I primi ostacoli si incontrano già a scuola, dove la predisposizione alle materie scientifiche delle bambine tende ad essere sottovalutata, a tal punto che spesso non vengono incoraggiate a dare seguito ai propri interessi a livello accademico. Se si guarda, infatti, al numero di persone che scelgono percorsi di studio in ambito STEM, acronimo inglese utilizzato per indicare le discipline scientifico-tecnologiche (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica), si nota che la percentuale di ragazze che si iscrivono a facoltà tecnico-scientifiche è notevolmente inferiore a quella dei ragazzi: secondo un rapporto Istat del 2021, infatti, 16 donne su 100 scelgono una disciplina STEM, contro il 35% dei colleghi uomini. In più, secondo un trend trasversale che investe la maggior parte degli ambiti di studio, anche se le ragazze iscritte a corsi STEM presentano risultati accademici più elevati, i tassi di occupazione e retribuzione femminili rimangono più bassi rispetto a quelli maschili. Molte incontrano il famoso “glass ceiling”, il metaforico ‘soffitto di cristallo’ che impedisce alle categorie sottorappresentate di progredire nella carriera ricoprendo ruoli di spicco in ambito lavorativo.



In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, ogni anno il 25 novembre, Babbel si è unita a SheTech e Fosforo allo scopo di invitare a riflettere sulla situazione italiana attuale in merito alla presenza femminile nelle discipline STEM e sui relativi stereotipi nel linguaggio, nonché sulla necessità di sensibilizzare su questo tema sin dall’infanzia.
“Le parole sono lo specchio di categorie concettuali attraverso cui si divide e comprende la realtà. Conseguentemente, è necessario lavorare su un linguaggio più inclusivo e accorto, al fine di combattere le ben radicate diseguaglianze di genere. L’eliminazione dal proprio vocabolario quotidiano delle espressioni sessiste, che veicolano una violenza costante e onnipresente, verbale e psicologica, rappresenta un primo passo da compiere sulla strada verso l’equità in tutti i settori lavorativi” - ha commentato Sara Garizzo, Principal Content Strategist di Babbel.
STEM: tra linguaggio e stereotipi
Un passo necessario per poter combattere la sotto-rappresentanza femminile in ambito STEM, come sottolinea Sara Garizzo, è senz’altro quello di lavorare su una maggiore consapevolezza linguistica, ossia a partire dal riconoscimento dell’esistenza di pregiudizi di genere insiti nel linguaggio, relativi, nella fattispecie, al ruolo delle donne nel mondo del lavoro. Basti pensare ad alcune delle frasi che si sentono ripetere quotidianamente, in particolar modo nei contesti lavorativi, come confermato da una ricerca condotta da SheTech in collaborazione con IDEM, “Tech: (non) è un lavoro per donne”, a partire da un questionario sottoposto ad un campione di lavoratrici operanti in ambito STEM a proposito degli ostacoli e degli stereotipi incontrati nel loro percorso. Da tale ricerca emerge che, secondo più del 63% delle intervistate, uno degli stereotipi più diffusi sarebbe quello secondo cui le donne che lavorano in ambito STEM sarebbero tutte “nerd”. O, ancora, il 71.5% testimonia l’uso indiscriminato dell’appellativo “Signora/Signorina”, qualsiasi siano il titolo di studio o i risultati raggiunti nella propria carriera (al pari o superiore rispetto agli uomini), laddove il titolo di “Dottore/Ingegnere”, più prestigioso, spetta invece di default al collega uomo. Questa visione è confermata da un altro luogo comune incontrato dalle rispondenti nel corso della loro carriera: secondo il 73.9% è ancora frequente lo stereotipo per il quale, dovendosi dedicare alla cura della casa e della famiglia, le donne avrebbero bisogno di una migliore work-life balance rispetto agli uomini, difficilmente conciliabile con i ritmi di ambienti competitivi come quelli STEM, secondo una visione del mondo che dovrebbe essere ormai superata. Dal 63.4% delle partecipanti viene poi citato il pregiudizio, spesso rievocato in ambito lavorativo, relativo a tratti caratteriali presunti quali l’irrazionalità e l’emotività, ritenute da alcuni (stereotipicamente) emozioni prettamente femminili, in netto contrasto con caratteristiche come la razionalità, la lucidità e il pensiero analitico, considerate necessarie per lavorare in ambito STEM e spesso arbitrariamente attribuite agli uomini. Tutto ciò fa sì che le donne spesso non siano considerate sullo stesso piano, in termini di bravura ed efficienza, dei colleghi, tanto che per quasi il 70% del campione intervistato è frequente la credenza secondo cui “una donna nelle discipline STEM non sarà mai brava quanto un uomo”.
Uno sguardo al presente: la percezione della differenza di genere nel mondo STEM
Seppur a parità di condizioni, le lavoratrici percepiscono ampie differenze di genere in fatto di salario, promozioni e distribuzione del potere, come sottolineato dalle percezioni emerse dal report. Tra le intervistate, l’86% dichiara di essere consapevole della disparità nella retribuzione, affermando che le donne vengono, di fatto, pagate meno degli uomini, mentre l’84% ha avuto modo di osservare maggiori ostacoli alla progressione di carriera (di fronte a una promozione, un uomo ha più probabilità di essere promosso). Per di più, il 78% conferma che l’aumento salariale concesso alle donne non è proporzionato a quello offerto ai colleghi. Fattore non secondario per più della metà delle intervistate (il 58%) è, infine, la reticenza degli uomini nell’accettare un ruolo subordinato a quello ricoperto da una donna.
Ciò che emerge è una propensione a concepire i campi scientifico, tecnologico, ingegneristico o matematico come aree di competenza prettamente maschile. Sempre secondo Sara Garizzo di Babbel, il fatto che in molti casi si contribuisca, attraverso il proprio linguaggio, alla reiterazione di tale stereotipo, è sintomo dell’adeguamento, anche se talvolta inconsapevole, ad un sistema ancora fortemente sessista; non aiuta, inoltre, l’apparente innocuità di certe frasi, espressioni e battute che, seppure possano apparire in un primo momento non violente, nascondono ad un’analisi più attenta un sottotono misogino e denigratorio.
“I cosiddetti micromachisimi caratterizzano il mondo STEM e, anche se meno percettibili rispetto ad altre forme di violenza, compromettono le opportunità professionali delle donne. Cambiare questi modelli di comportamento permetterà di delineare un ambiente più equo e meritocratico all’interno delle discipline STEM, favorendo così un avanzamento di questi ambiti. Penso che dovremmo iniziare a concentrare le nostre energie su alcuni punti nevralgici per ridurre le differenze di genere che possono essere riassunti in 2 parole estremamente importanti quali supporto e condivisione” - afferma Chiara Brughera, Managing Director di SheTech.
I passi verso il futuro: largo alle nuove generazioni!
Nonostante le “role models” femminili in ambito STEM non manchino, la scarsa visibilità data a tali figure di riferimento, le cui storie potrebbero costituire una notevole fonte di ispirazione per le più giovani, contribuisce inevitabilmente a perpetuare la presenza di questo gap. Ne deriva, pertanto, l’importanza di confrontarsi con le nuove generazioni, insegnando loro, fin dalla più giovane età, a mettere in discussione e a decostruire gli stereotipi di genere, affinché si possa, per contro, costruire insieme una nuova narrazione, a partire dai primi anni di scuola, raccontando sempre più storie di successo di modelli femminili, in particolar modo nel settore tecnico-scientifico.



“È fondamentale promuovere il protagonismo femminile in ambito STEM e ciò fa parte della missione di Fosforo: instillare la scintilla della meraviglia e il piacere della scoperta scientifica sin dall’infanzia, aiutando così allo stesso modo bambine e bambini a trovare la propria strada. Sebbene l’attuale situazione ci ricordi che abbiamo statistiche insoddisfacenti da questo punto di vista, occorre sempre ricordare a tutti, specialmente alle menti più giovani, gli straordinari risultati che si possono ottenere nella ricerca scientifica da uno sforzo comune, senza distinzione di genere. Non dimentichiamoci che la prima persona a vincere due premi Nobel, rispettivamente nella fisica e nella chimica, è stata una donna: Marie Curie!” - commenta Mattia Crivellini di Fosforo.

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