Ebrei, cattolici, musulmani stop violenza

Al via "Not in my name", la presentazione al Miur

Redazione ANSA ROMA

(ANSA) - ROMA, 24 SET - Ebrei, cattolici e musulmani.
    Insieme, per rafforzare un impegno comune in opposizione a pregiudizio, discriminazione e violenza di genere, in particolare quella rivolta contro giovani e adolescenti, riconoscendo il ruolo che le attende in futuro nella società. È la sfida del progetto "Not in my name. Ebrei, Cattolici e Musulmani in campo contro la violenza sulle Donne", frutto della collaborazione tra l'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, la Comunità Religiosa Islamica Italiana e l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum sotto l'egida del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri che ne ha finanziato la realizzazione. L'iniziativa, caratterizzata da un piano concreto di interventi rivolto alle nuove generazioni, attraverso il coinvolgimento delle scuole, è stata presentata nella sede del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. "Questo ministero - ha detto il ministro del Miur Fioramonti in un messaggio - è impegnato costantemente nella promozione di attività finalizzate al contrasto di ogni forma di violenza. Un proposito mandato avanti in maniera passionale e concreta".
    Parlando della tragedia dei femminicidi, Livia Ottolenghi, assessore alla scuola dell'Unione delle Comunità ebraiche italiane ha definito questa "Una realtà inaccettabile. Purtroppo l'attualità ci dice che l'attenzione su questo fenomeno non deve mai abbassarsi. L'uccisione di questa mattina a Pozzo d'Adda ci mette di fronte a delle vere e proprie violazioni dei diritti umani". "Il ruolo delle donne all'interno della società va rafforzato. Il progetto che presentiamo oggi mette insieme tre religioni - ebraica, cristiana e musulmana - come portatrici di valori. Mette insieme competenze ed esperienze culturali a favore delle giovani generazioni, educandole al rispetto. Perché questa è la parola chiave contro ogni violenza".
    Aisha Lazzerini, coordinatrice del Comitato scientifico del Coreis, ha sostenuto che l'iniziativa odierna "è un atto necessario. L'Islam sembra per natura ostile alla donna: non è assolutamente vero. La religione viene spesso utilizzata per giustificare atti di violenza nei confronti delle donne: è importante che siano autorevoli rappresentanti delle regioni ad attestare che la violenza non ha alcun fondamento con le religioni stesse; la spiritualità deve essere vivente". Per Marta Rodriguez, dell'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, "la religione non si esaurisce nella cultura.
    Questo mondo è disumanizzato e dobbiamo fare di più per sostenerlo". Il progetto si articola in settimane formative a Roma, Milano, Torino, laboratori teatrali, occasioni di dialogo e di confronto per contribuire alla consapevolezza critica e al depotenziamento dei pregiudizi.
    (ANSA).
   

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