Libri: da Mary Robinson manifesto per la giustizia climatica

Mettiamo i diritti umani al centro delle politiche per il clima

Redazione ANSA ROMA

(ANSA) - ROMA, 14 AGO - MARY ROBINSON. "CLIMATE JUSTICE.
    MANIFESTO PER UN FUTURO SOSTENIBILE" (Donzelli Editore, 224 pagine, 15 euro). Contadini ugandesi messi in ginocchio dalla siccità, un presidente che cerca a tutti i costi di impedire lo sprofondamento della sua isola nel Sud del Pacifico, donne honduregne che chiedono a gran voce l'acqua. Le storie dei testimoni del cambiamento climatico sono al centro del libro dell'ex presidente dell'Irlanda, Mary Robinson, già alta commissaria dell'Onu per i diritti umani, insieme alla lezione che ne ha tratto: "people first", mettere l'uomo al centro della soluzione.
    È questo che significa, per Robinson, "giustizia climatica", lo slogan di tante piazze che, nel nome di Greta Thunberg, manifestano per il clima ed è questo il principio a cui ispirarsi per superare le diseguaglianze e per sostenere lo sforzo dei paesi svantaggiati verso un modello di sviluppo diverso, che faccia della salvaguardia del pianeta un'opportunità per mettere al centro delle politiche sul clima i diritti umani e la giustizia sociale.
    "Il vero scopo della lotta al cambiamento climatico - scrive Robinson - è tutelare i diritti umani e garantire giustizia a chi ne subisce gli effetti più gravi, ovvero paesi e comunità vulnerabili, che nella gran parte dei casi sono i meno responsabili del problema. A costoro deve essere garantita la possibilità di condividere sia gli oneri sia i benefici del cambiamento climatico in modo equo".
    Il libro raccoglie testimonianze drammatiche, ma anche storie di riscatto e di speranza e spesso mette a confronto le discussioni politiche, astratte e piene di tecnicismi, con l'esperienza diretta delle persone, chiamando ciascuno ad agire responsabilmente per se stesso e per le generazioni future. In uno degli episodi narrati, una donna zambiana prende la parola a una conferenza sui cambiamenti climatici un po' "disorientata": «È da tre giorni che vi sento dire "bisogna pensare fuori dagli schemi", e la cosa mi sembra piuttosto strana. Nella mia comunità non abbiamo un posto preciso dove pensare», dice.
    (ANSA).
   

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